Sanremo 2019, Baglioni esalta Mahmood: «La sua vittoria è una favola». La conferenza stampa finale

Il picco di ascolto in termini di spettatori durante la serata finale del Festival di Sanremo è stato registrato alle 22.10, con 13 milioni 311 mila spettatori mentre Eros Ramazzotti concludeva la sua esibizione; il picco in share all'1.26, con il 73.7%, alla proclamazione del vincitore, Mahmood. «Su RaiPlay il Festival cresce del 50 per cento, mentre sui social Sanremo 2019 è l'edizione più commentata di sempre: solo l'ultima serata ha generato oltre 4 milioni di interazioni sui social - 15 milioni nelle 5 serate - confermando una crescita del 10% rispetto alla passata edizione», ha detto Claudio Fasulo, vicedirettore di Raiuno, nella conferenza stampa finale del Festival di Sanremo.

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«I risultati per noi sono strapositivi», ha detto la direttrice di Raiuno Teresa De Santis, che ha aperto la conferenza stampa successiva al trionfo di Mahmood. «È stata la finale più vista degli ultimi anni tra i giovani tra i 15 e i 24 anni. Abbiamo un record sui bambini tra i 4 e i 7 anni e il trend è in crescita anche tra gli 8 e i 14 anni». «Il Festival è stato l'evento non sportivo più commentato di sempre sui social con 15 milioni di interazioni, +9% rispetto al 2018», ha detto De Santis. «Per quanto riguarda gli ascolti, siamo soddisfatti: il record di Baglioni dell'anno scorso non era facile da eguagliare, ma anche quest'anno Claudio ha fatto un record: la raccolta pubblicitaria è stata da record, 31 milioni di euro».
 
 

Claudio Baglioni, direttore artistico. «Sono veramente contento di aver mantenuto alcune promesse, insieme con la Rai e la squadra che ha lavorato a questo Festival. La previsione più incredibile si è verificata, ovvero che uno dei due vincitori del primo Festival di Sanremo Giovani ha poi vinto il Festival: quando Piccolo Grande Amore è entrato in classifica, iniziai a girare per le strade e pensavo che dietro le finestre c'era qualcuno che mi conosceva. È una sensazione strana, sapere di essere conosciuti da gente che non si conosce: avrei tanto voluto essere nel cuore di Mahmood, perché sono sensazioni uniche. La sua, da Sanremo Giovani alla vittoria, è una bella favola».

«Le canzoni, lo dico per l'ultima volta, sono arte tascabile: ma rimangono nella memoria di tutti noi, anche di quelli che non le frequentano abitualmente. Hanno lavorato tutti molto bene». «Si è parlato di musica e contenuti, ed è quello che premia molto il nostro lavoro: spesso si può giocare sulle polemiche e sugli extrasignificati, ma questo Festival è stato testardamente mantenuto nella linea dei suoi contenuti. Non a caso tra i primi tre classificati ci sono tre modi diversi di intendere la musica».
 

«Sono ammirato dalla grande professionalità di Claudio Bisio e di Virginia Raffaele nel condurre il Festival, che per artisti del loro calibro può sembrare una diminuzione, con queste procedure da officianti, leggere la canzone e il cantante. Invece lo hanno fatto con grande umiltà. Li ringrazio perché sono esperienze anche di vita e che lasciano traccia: grazie a voi per continuare a mantenere il Festival vicino alla musica e alla proposta giovane, perché in questo c'è un segnale di cambiamento».

Virginia Raffaele: «Non voglio risultare banale, ma vorrei fare anche io i miei ringraziamenti a tutti: ai miei Claudii che mi hanno sostenuta, a Baglioni che mi ha voluta e chiamata e con cui ho avuto l'onore di duettare. A Bisio perché non ci conoscevamo ma ho trovato una persona meravigliosa dal punto di vista umano, che nonostante l'età ha ancora una purezza e un'emozione fanciullesca: è una cosa che non potete captare da fuori, ma dietro le quinte c'è sempre una dolcissima attenzione».

Claudio Bisio: «Claudio mi ha coinvolto in questa impresa a cui non pensavo, non è mai stata una mia ambizione. Quando mi ha chiamato tempo fa gli ho chiesto: ma siete sicuri che io sia la persona giusta? C'era anche il rischio che potessi strafare. Sono contento di non aver strafatto, ho fatto il giusto, ci son stato dentro e mi son divertito. La prima era ero trattenuto, poi ho capito che ci si poteva stare tranquilli».

«Con Virginia ho incontrato una compagna eccezionale. La prima sera a casa tua a Roma, io e lei da soli in pigiamone, è stato bellissimo: lì mi ha conquistato. Lei era senza voce, ho parlato solo io, è stata la serata più bella della mia vita. L'unico rammarico che ho è quello di non essere riuscito a fare più cose insieme: mi permetto di dire che siamo entrambi dei talenti, degli ingredienti di prima qualità. Non sempre si riesce a trovare la dose giusta, la chimica giusta».

«Ieri nel marasma generale, quando è stato annunciato il quarto posto di Loredana Bertè, ci sono stati tanti fischi: mi sono inventato che le avremmo dato un premio per il pubblico. Ora posso dire che abbiamo trovato un premio del pubblico dell'Ariston che verrà consegnato a Loredana».

Baglioni: «Renga e Nek fuori dai primi posti? Non è detto che sia una sconfitta per gli autori sanremesi, Il Volo è arrivato sul podio. Senza dubbio potrebbe essere un segno dei tempi, ma fin dal primo giorno ho avuto notizia dei pezzi che passavano spesso in radio, e questo accade abbastanza raramente». Sulle polemiche interne ed esterne: «Mi sono volontariamente separato dalle cose extra-Festival, perché la tensione poteva essere eccessiva e sarebbe stato un danno. Quando ci si assume questa responsabilità, ci si deve spersonalizzare: ho detto sempre che non avrei raccolto polemiche o provocazioni, anche perché penso di non averne innescate, ma ho creato una zona di silenzio perché altrimenti non si sarebbe potuto lavorare».

Sul televoto: «Sono d'accordo su due linee: o il Festival viene deciso da giurie ristrette di addetti ai lavori, o questa mescolanza di tre o quattro giurie diventa discutibile. Qualsiasi direttore artistico si è trovato davanti a questo problema. C’è un atteggiamento timoroso verso la sala stampa: si pensa che togliere a critici ed addetti ai lavori questa possibilità possa suscitare ostilità. Io non so se accadrebbe davvero, ho sempre grande rispetto per la stampa, ma io penso che se il Festival vuole essere davvero una manifestazione popolare, potrebbe essere gestita solo dal televoto. A mio avviso o si sceglie una linea o si sceglie l'altra».

Sul confronto tra questi tempi e i suoi: «Lo spaesamento positivo è certamente lo stesso. Il vero sognatore è quello che lascia sempre una parte ancora da sognare, come una riserva: il sogno che si realizza completamente è una soddisfazione che rende poi sazi e non si realizza più niente». «In alcuni momenti mi sono pentito di aver fatto Sanremo perché i pensieri sono veramente tutti sul Festival, ma adesso devo dire che ne è valsa la pena».

Su Foa che ha detto di non essersi ritrovato nel monologo di Bisio, la risposta dello stesso Bisio: «Non commento dichiarazioni che non ho letto. In quel monologo mi ci rivedo perfettamente, per me è uno spaccato emozionante anche se come tutti sanno non l'ho scritto io».

Per Baglioni sul futuro e se potrebbe rifare il Festival anche l'anno prossimo. «L'ho detto tante volte, non ne ho la più pallida idea. Ci sono tanti discorsi da fare, anche oggi abbiamo tracciato alcune modifiche che potrebbero essere adatte, dalla lunghezza della trasmissione al numero degli artisti. Ma l'estendersi dei programmi televisivi è un malvezzo generale, per via delle battaglie dello share: siamo ossessionati, perseguitati dagli ascolti. Magari si potrebbe iniziare prima e potrebbero finire prima, e la gente potrebbe andare a letto prima. Ci sarebbe lavoro da fare e mi piacerebbe farlo, ma la verità è che non ho la minima idea: a volte il troppo stroppia, anche se è bello ed è faticoso».
Domenica 10 Febbraio 2019, 12:29
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