Motta verso Sanremo: «Canto l'Italia che si è persa»
di Rita Vecchio

Sanremo 2019, Motta: «Canto l'Italia che si è persa»

È il cantautorato che esce dalla nicchia più recondita quello che sale sul palco dell'Ariston con Francesco Motta. Trentadue anni, livornese di origine ma romano di adozione. La canzone scritta e composta da lui è Dov'è l'Italia, piaciuta alla critica già al primo ascolto, è una delle più attese in gara. In valigia si porta le due Targhe Tenco - l'ultima con Vivere o Morire come Disco in assoluto e quella del 2016 con La fine dei vent'anni come miglior Opera Prima. Si aggira per gli uffici della Sugar. Si accende una sigaretta. Risponde a qualche messaggio. E poi ride: «Ma chi me l'ha fatto fare?».
Già, ma chi glielo ha fatto fare?
«Il problema vero è che l'ho voluto io (ride ancora, ndr). Una canzone nata in viaggio, rimaneggiata un sacco di volte fino a che non mi ha creato emozione».
Come se lo aspetta il Festival?
«Hanno provato a darmi consigli ma non li voglio perché sarà molto più di quello che immagino».
Sa che dormirà poco? 
«So tutto Ma ci sarà anche qualche lato positivo? Sono convinto della canzone. Voglio essere me stesso. Voglio entrare nelle case di chi non mi conosce. E penso di farlo - come dice mia madre - con la canzone giusta nel momento giusto».
Un brano che spia l'attualità?
«Sì. È disorientamento. È speranza mista al disincanto per questo paese. Il tema è riconducibile ai migranti, ma non è solo quello».
Beh, però l'allusione è forte: L'abbiamo vista arrivare con l'aria stravolta di chi non ricorda cos'era l'amore e non sa dove andare.
«Il tema è il viaggio insieme al fascino del diverso che ti fa cambiare idea. Ecco, il riuscire a cambiare idea è una delle cose importanti della vita».
Paura di essere frainteso? Insomma, i tempi non aiutano. Salvini, il fronte Libia
«Il mio non è un discorso politico ma sociale. Io, ad esempio, scrivo canzoni quando non so rispondere. Temo più la maleducazione e l'inciviltà della strumentalizzazione politica».
E che risposta si aspetta?
«Vorrei per mio figlio una società migliore della mia».
Canta di Chi vince e chi perde. Chi sono?
«Vince chi non si schiera. Chi non si espone. Ma spero che alla fine diventino perdenti».
La copertina è forte: nella mappa ci sono tutti i paesi tranne l'Italia.
«Perché dovremmo tutti ricercarla. Io sono innamorato di questo paese».
Dopo il testo, parliamo di musica.
«Il pezzo è pieno di archi, percussioni e strumenti tra i più disparati: l'ultimo che ho preso è un mandolino messicano con cassa in pelle di armadillo. In Dov'è l'Italia c'è l'influenza della musica africana che ho fatto con Les Filles des Illighadad (gruppo femminile di un villaggio del Niger)».
La sua fidanzata verrà?
«Certo. Carolina (Crescentini, ndr) ci sarà».
A chi dice che l'amore distrae
«Rispondo che sono più tranquillo quando lei è con me».
Il primo Sanremo che si ricorda?
«Quello di Perdere l'amore di Massimo Ranieri. Mi pare fosse il 1988. Avevo solo due anni. L'avrò ascoltata dopo».
E Baglioni?
«Non l'ho ancora conosciuto. Anche lui è nel posto giusto nel momento giusto».
Riti scaramantici?
«Un oggetto messicano che non posso dire».
Vuole vincere?
«Mi farebbe piacere, certo».

riproduzione riservata ®
Ultimo aggiornamento: 09:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA