Wrongonyou: «"Sono io" finalmente in tour. Ma il mio sogno resta Sanremo»
di Rita Vecchio

Wrongonyou: «"Sono io" finalmente in tour. Ma il mio sogno resta Sanremo»

«Con un piede nell’hype e uno in zona, per citare Jake La Furia. Faccio cose alla moda, ma anche freestyle vecchia maniera». Wrongonyou, che di nome vero fa Marco Zitelli, dopo la sua prima volta all’ultimo Sanremo nelle “Nuove Proposte”, è pronto a salire sul palco del tour. In scaletta, i brani contenuti nell’ultimo disco, “Sono io”, uscito per Carosello anche in vinile rosso, da “Lezioni di volo” (presentato al Festival), “Solow” (registrato in acustico al Circolo Magnolia durante la chiusura al pubblico), “Nonno Bruno”. «Ho voglia di recuperare il contatto con il pubblico. L’adrenalina. I riti prima del concerto: un bel bicchierino di rum e via».

 

 

Che effetto fa riguardarsi all’Ariston? 

«Tanta emozione. Mi sono tatuato una "piuma” in onore proprio di “Lezioni di volo”. Il premio della critica, il Festival in tempo di pandemia, i palloncini al posto del pubblico. Mi sono messo alla prova con un mondo particolare in un momento anomalo. Vorrei tornarci in tempi normali». 

 

Quindi sì al bis. 

«Assolutamente sì. Ci penso dall’istante dopo che è finito. Ne è passato di tempo da quando mi sono licenziato come guida al museo, decidendo da un giorno all’altro di partire con un gruppo appena conosciuto. Così da Grottaferrata me ne sono andato in America. Lì era tutto diverso. Si suonava dove capitava. Si viveva alla giornata. Oggi mi guardo allo specchio e so in che direzione musicale spingere. Anche se viviamo in un periodo in cui sono più importanti i numeri. La paura più grande di qualsiasi artista è di essere dimenticati». 

 

Anche di Wrongonyou?

«A volte ci casco pure io. Ma non si può piacere a tutti. È cambiato il mondo della musica. Una volta un disco durava anni, tipo Bruce Springsteen con Born in the U.S.A. Oggi il riciclo va a una velocità assurda, ogni venerdì c'è la corsa per la posizione in classifica. Oggi c'è fretta. E la fretta ha viziato l’ascoltatore che si aspetta sempre musica nuova. Non a caso è pieno di featuring, duetti furbi, per prendere pubblico da più parti. Se Orietta Berti, che è stata la voce migliore del Festival, non avesse cavalcato l’onda lunga di “Naziskin” al posto di “Måneskin”, forse non ci sarebbe stato il feat. con Fedez e Achille Lauro. Bisogna adeguarsi ai tempi senza diventare un marchio di fabbrica. Importante è non perdere cuore a scapito dell'industria discografica. La musica deve restare di qualità. L'autore ha preso potere come il produttore. Un esempio? Dardust. É bravissimo, è un artista dalle varie anime». 

 

E lei con chi duetterebbe?

«Con Venditti. In “Nonno Bruno” sarebbe stato bello avere la sua voce: cito Roma e ho un ricordo personale che mi lega al calcio. Ma non glielo ho mai chiesto. Era tra i pochi cantautori italiani che ascoltavo da piccolo perché mio padre era un fan sfegatato. Sarà un caso che il mio animale simbolo, che porto tatuato sul braccio, è l’orso, come il primo disco di Venditti (L’orso bruno, pubblicato nel 1973, ndr)? So che un giorno, mentre stavo andando a un suo concerto, una macchina ha frenato vicino a me. Da ‘“A’ mortacci….” e improperi vari, è diventato “A’ Antonelloooo” non appena ho visto che alla guida c’era lui (ride, ndr)».

 

Ha detto prima che Venditti era uno dei pochi cantautori italiani che ascoltava. 

«Ho sempre ascoltato musica straniera. Mi sono avvicinato al cantautorato italiano da due anni. E trovo che nomi come Dalla o Battisti, tra cori, falsetti, chitarre, batteria, fossero dei nomi avanguardisti». 

 

Ha pensato a collaborazioni internazionali? 

«Mi piacerebbe. Sono fan del mischiare le lingue nelle canzoni. Sono fan dei Jarabe de Palo che collaboravano con gli artisti italiani, o di Sere Nere di Tiziano Ferro cantata in spagnolo. Mischiare i suoni oltreoceano allarga la mente. Ho sempre avuto una visione internazionale. Infatti Post Malone mi ha fregato due titoli (ride, ndr). Nel senso che abbiamo avuto la stessa visione non sapendolo». 

 

Come sarà il tour? 

«Me lo immagino come un modo per ritrovare il contatto con le persone. L’adrenalina e i miei riti, ovvero un bel bicchierino di rum prima e durante il concerto. Sono fortunato, ho il lusso di potere vivere di musica. E lo faccio come non avrei mai pensato di fare: con un piede nell’hype e uno in zona, per citare Jake La Furia. Un po’ alla moda, un po’ alla vecchia maniera». 

 

 

Il tour estivo - prodotto e distribuito da Vivo Concerti (biglietti acquistabili su www.vivoconcerti.com ) - parte il 17 luglio dal Castello di Santa Severa a Santa Marinella, per poi proseguire al Pecci Summer Live di Prato il 19 luglio. Il 24 agosto Wrongonyou si esibirà a Piazza Roma di Monsampolo del Tronto (AP) , il 27 agosto a MAG Festival a Sona (VR) e il 28 settembre a Lo Quarter ad Alghero (SS). Le date autunnali partiranno da Bari il 5 novembre. 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 5 Luglio 2021, 13:08
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