Quarant'anni da Thriller: il brivido caldo degli anni 80 nel disco da record di Jackson

Quarant'anni da Thriller: il brivido caldo degli anni 80 nel disco da record di Jackson

Il brivido caldo del decennio 80. Il Thriller a lieto fine che consacrò Michael Jackson Re del pop. Quarant’anni fa - il 30 novembre 1982 - usciva nei negozi un disco che non sarebbe mai stato come tutti gli altri. Anche solo per la montagna di copie vendute: dai 110 milioni sbandierati della Sony ai 66 milioni stimati dall’ingegner Guillame Vieira, analista del settore citato in un celebre articolo del 2013 da Bill Wyman. Anche attenendosi a quelle cifre più contenute, si può stabilire che oggi il bestseller dell’ex-bambino prodigio dei Jackson Five abbia sfondato il muro dei 70 milioni di copie vendute. Quasi trenta più di “The Dark Side Of The Moon”, il kolossal schiacciasassi dei Pink Floyd. Cifre che ne fanno l’album di gran lunga più venduto di sempre.
Il Michael Jackson del 1982, del resto, era già in rampa di lancio. Il suo precedente Lp, “Off The Wall” (1979), lo aveva consacrato interprete di classe superiore con dieci brani confezionati con arrangiamenti deluxe, spesso punteggiati da splendidi fiati, in pieno stile black-disco, sull’onda dell’epopea dello Studio 54 newyorkese e della febbre da dancefloor esplosa con film e colonna sonora di “Saturday Night Fever”. “Thriller” aveva solo il compito di perfezionare la formula, mettendo a punto il congegno pop definitivo. Un mirabolante collage di tutti i generi black che avevano già ottenuto successo presso un’audience bianca: dal funky al soul, dal r’n’b alla disco fino a numerose anticipazioni di quell’hip hop che dalle hit di Jackson avrebbe prelevato più di un campione. “Thriller” era anche il primo disco con Jackson nelle vesti di co-produttore, assieme a Quincy Jones. Un sodalizio di ferro, quello tra i due, nato sul set di “The Wiz”, l’eccentrico remake firmato Sidney Lumet de “Il mago di Oz”.

In sole 8 settimane di session, nacquero le 9 memorabili canzoni del disco. Con due hit superiori: “Billie Jean”, scalpitante numero dance dal groove mozzafiato, propulso dal basso di Louis Johnson (con un testo che raccontava la tormentata relazione di Jackson con una fan-stalker che lo accusa di averla messa incinta) e “Beat It” la «nuova My Sharona» sognata da Jones, un’incendiaria miscela di funk e rock che anticipava di diversi anni il crossover, con un battito forsennato e il funambolico assolo chitarristico di Eddie Van Halen a supportare un’altra interpretazione al calor bianco di Jackson. Accanto a questi due instant-classic, spuntavano altri brani indimenticabili, come la title track - supportata dal celebre videoclip con gli zombie che ballano e dal ghigno mefistofelico di Vincent Price - “The Girl Is Mine”, in duetto-duello con sir Paul McCartney, l’afro-funk di “Wanna Be Startin’ Somethin’”, il Motown-sound di “Baby Be Mine”, le atmosfere soffuse e languide di “Human Nature”. Brani entrati nella storia, alla cui magia contribuì un team stellare in studio: dall’arrangiatore Rod Temperton ai Toto al completo, fino a Greg Phillinganes, co-autore di “P.Y.T. (Pretty Young Thing)”. La carriera di Jackson sarebbe proseguita con altri fasti - ma anche cadute - fino al precoce e triste epilogo del 2009. Ma ci piacerà sempre ricordarlo nella sua immagine in completo bianco e camicia nera, con i suoi bei lineamenti, ancora freschi e distanti dagli stravolgimenti futuri, mentre pregusta in copertina il successo planetario del disco che gli avrebbe donato l’eterna fama di Re del pop.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 9 Dicembre 2022, 15:23
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