Stefano D'Orazio, la moglie Tiziana: «Io, lui e i Pooh come una grande famiglia». A Roma l'evento per ricordarlo

Stefano D'Orazio, la moglie Tiziana: «Io, lui e i Pooh come una grande famiglia». A Roma l'evento per ricordarlo

di Totò Rizzo

Immediata antipatia reciproca o clamorosa gaffe di uno dei due: degli incipit da manuale di una storia d’amore, quello che ha dato una mano a Cupido tra Tiziana Giardoni e Stefano D’Orazio – bravo, bello, simpatico e rimpianto batterista dei Pooh, andato via il 6 novembre di due anni fa – è il secondo. «Ci siamo incontrati a una festa nel 2007, affollatissima, piena di un sacco di gente nota, io organizzatrice d’eventi, lui Stefano D’Orazio dei Pooh, solo che io non sapevo chi fosse, non ero mai stata una fan del gruppo. Scambiamo due chiacchiere: lui, affascinante affabulatore, mi invita a cena per la sera dopo. Al ristorante mi accorgo che tutti si girano a guardarlo, qualcuno si avvicina timidamente e gli chiede un autografo, qualcun altro lo chiama per nome. Volevo sprofondare. Gli ho solo detto: “Ecco, mi sembrava che la tua faccia l’avessi già vista da qualche parte”».

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Di sicuro non si innamorò di lui perché era il musicista famoso…

«Dico sempre che forse sono arrivata tardi nella sua vita ma in tempo per essere la sua famiglia, per rappresentare un punto fermo nella sua sfera affettiva, lui che non ne aveva di punti fermi, tranne i suoi genitori e sua sorella. Sì, aveva avuto storie importanti, durature ma il lavoro lo assorbiva completamente, la vita dei Pooh era una continua tournée, passavano da un palasport a una riunione di lavoro, da una sala d’incisione a una conferenza stampa. Si ritirava a casa ed era solo».

Domenica prossima, all’Auditorium Parco della Musica, a Roma, sarà ricordato con “Stefano!” che non sarà solo una serata commemorativa.

«Ci sarà la famiglia dei Pooh – Roby, Red, Dodi, Riccardo –, ci saranno gli amici, da Fiorello a Danilo Rea, Pino Quartullo, Piero Salvatori, presentati da Eleonora Daniele. Ma sarà soprattutto l’occasione per assegnare i premi dell’associazione a lui intitolata a due fra sei giovani finalisti cantanti e cantautori e anche a un manager ai suoi primi passi in questo lavoro. Perché non bisogna dimenticare che Stefano non era soltanto un musicista ma anche un talent scout e un organizzatore. Avranno borse di studio per affinare il loro talento, per educarlo perché il talento è una fiamma che ha bisogno di conoscenza, di approfondimento, di metodo perché resti accesa».

Stefano è stato sempre molto vicino ai giovani.

«Non può immaginare quanti pagamenti ho trovato dopo la sua morte, scartabellando tra i suoi documenti: rette scolastiche, corsi di formazione o di specializzazione. Lui non ne parlava con nessuno, faceva del bene ma in silenzio, capiva dove c’era del buono e che magari quel buono sarebbe andato perso se qualcuno non avesse offerto un aiuto. Il talento va sostenuto. Alle fasi finali del premio, a Milano, abbiamo ascoltato una ragazzina di 13 anni che ha proposto un brano con un testo scritto da lei: da brividi».

Possibile che rimpiangesse di non essere stato padre?

«No, in tutta onestà non credo, la paternità non gli mancava. Lui ha cresciuto come un padre Silvia, la figlia di una sua ex, la cantante Lena Biolcati, scoprendo in lei quel talento che cercava nei ragazzi che si avvicinavano alla musica. Tanto da aiutarla a diventare un’artista e poi anche un’insegnante di canto. Lei gli ha dedicato il suo nome d’arte: Silvia Di Stefano».

Nel 2009, Stefano decise di appendere al chiodo le bacchette e lasciare i Pooh dopo quasi 40 anni.

«Fu un atto di onestà soprattutto nei confronti di se stesso. Anche fisicamente arriva un momento in cui non ce la si fa più a suonare la batteria per tre ore ogni sera, quasi tutte le sere. E posso dire con certezza che non ha avuto rimpianti».

Beh, non se ne è stato certo con le mani in mano…

«Macché: i musical, i libri, le canzoni scritte per i Pooh e altri artisti, la produzione di spettacoli, i giovani talenti da promuovere. E poi la lettura: in casa ci sono migliaia di volumi, leggeva tutto, dal testo più profondo a quello più brillante. Era un vulcano di idee. Me le sottoponeva sempre. “Non puoi leggermi il tuo libro quando l’hai finito?”, gli dicevo. “Non puoi farmi ascoltare questa canzone quando hai scritto anche l’inciso?”. Mi rispondeva: “No, perché se me li bocci, devo rimetterci mano da capo”. Benedico quel giorno in cui ha deciso di scendere dall’ “astronave Pooh”, come la chiamavo io. Abbiamo potuto vivere anni intensi, in simbiosi».

Ha trovato anche il tempo per sposarla.

«Eravamo una coppia consolidata da dieci anni però lo ha voluto fortemente, quel matrimonio, lui che, dei Pooh, era sempre stato l'inguaribile scapolo».

Mai stata gelosa delle sue fan?

«Hai voglia! Ma si finiva sempre per riderne quando era lui a raccontarmi le stramberie di quelle più accanite che s’intrufolavano nei camerini o lo aspettavano davanti agli alberghi».

Gelosa dei Pooh invece?

«I Pooh sono stati e sono ancora la mia grande famiglia. Loro sono sempre nella mia vita con pensiero, affetto, cura».

In Stefano era forte il senso dell’amicizia.

«Casa nostra era piena di amici che venivano non solo per cenare ma per ascoltare Stefano e i suoi racconti. E non soltanto musicisti, attori, registi, manager, giornalisti. Fiorello è stato da giovane un fan dei Pooh, poi un amico tra i più cari di Stefano. Quante risate, quanti scherzi, quanti aneddoti…».

Ce ne racconti uno.

«Quasi ogni domenica tutti si riunivano da noi all’Infernetto e poi si andava a pranzo fuori ad Ostia. Si era sempre in parecchi. Stefano prenotava da Peppino a Mare e poi, chissà perché, sbagliava e si finiva ogni volta in un altro ristorante, sullo stesso lungomare, Il Pescatore, dove lui credeva d’aver bloccato il tavolo. Ma quelli, conoscendo Stefano, nonostante si trovassero al completo, facevano comunque di tutto per apparecchiare anche all’ultim’ora. Una domenica invece capitammo davvero da Peppino a Mare. Il padrone, prima di farci entrare, chiese a Stefano: “Mi scusi, signor D’Orazio, ma perché si diverte a prenotare qui da noi ogni domenica e poi non viene mai?”».


Ultimo aggiornamento: Sabato 24 Settembre 2022, 18:58
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