Lo Stato Sociale: la hit dell'estate fa il giro d'Italia in 24 ore. In metropolitana. Scopri dove incontrarli, città per città
di Rita Vecchio

Lo Stato Sociale: la hit dell'estate fa il giro d'Italia in 24 ore. In metropolitana.

Maschera tolta. Mistero svelato. Il singolo è uscito stanotte. Il titolo è DjDM****, ovviamente censurato e anticipato da una campagna “muta” di promozione social in cui compariva il solo logo e niente più. Una provocazione? Forse. D’altronde, quando si parla dello Stato Sociale, ci siamo abituati. La notizia divertente, questa volta, è che i cinque “regaz”, Lodo, Bebo, Albi, Carota e Checco - soprannomi che piacciono e soprattutto che servono ad associarli subito - per presentarlo non hanno fatto il solito giro nelle librerie. Ma sono saliti a sorpresa per 4’ - il tempo di cantare il singolo a ritmo di reggae e di elettronica - sulla metropolitana e in meno di 24 ore hanno attraversato l’Italia. Prima tappa ieri sera Genova e stamattina, all’alba, Torino. Oggi proseguono per Brescia, poi Milano, Roma, Napoli e chiudono a Catania, con tanto di festeggiamenti a mezzanotte da Jonathan, eletto oramai il paninaro siciliano dello Stato Sociale.
 
 


Incorreggibili provocatori.
«Ci piace stupire e stupirci. Ovviamente, come tutte le nostre cose, l’idea di salire sulle metropolitane è nata da un cazzeggio generale. Del tipo che, durante uno dei nostri interessanti briefing, c’è stato chi l’ha sparata più grossa. E quindi per 24 ore, balliamo, cantiamo e facciamo i cretini per circa due fermate di metro. Impossibile beccarci, perché saliamo a sorpresa».
A Roma state attenti alle scale mobili...
«Già. Belle le metro a Roma, almeno c’è meno traffico in giro. Ci auguriamo che le riparino al più presto anche per evitare che qualcun altro si faccia male. Quello che è successo è davvero assurdo».
Torniamo al singolo. Il titolo?
«DJDM****, che per esteso diventa “dj di merda”. Provocatorio per una hit estiva, no? Questa volta la bella parolaccia la mettiamo subito in evidenza, per vedere l’effetto che fa. Rompiamo un po’ le scatole a chi fa tormentoni estivi e alle hit che dicono tutto e non dicono niente».



Con chi ce l’avete?
«Ma no, è solo un pretesto. E se qualcuno dovesse offendersi, chissene! Prendiamo in giro soprattutto noi stessi. Noi per primi nasciamo DJ (rispondono Bebo ed Albi, ndr). Qui parliamo di una storia d’amore in modalità estiva, di quelle fugaci che tra il sedotto e l’abbandonato giocano con il paradosso, e con immagini che sembrano giganti ma dove tutto è effimero. Un incontro destinato a durare fino a quando il DJ metterà i dischi. È il racconto di quello che non sarà».
Di amori che non sono come quelli che “quando ti rivestirai sarà una crisi globale, un lutto nazionale”, insomma. Per citare una strofa del pezzo.
«Esatto. Ma la vera novità è che non siamo soli: nel pezzo due ospiti, la voce meravigliosa di Arisa e la sensualità provocante di M¥SS KETA. Abbiamo osato un po’, andando oltre le nostre corde per la voglia di fare una cosa nuova. La produzione artistica è sempre di Fabio Gargiulo (lo stesso del doppio platino Una vita in vacanza, ndr.) con il dj Congorock (Rihanna, ndr.)».
E Arisa?
«Quando ha iniziato a cantare il ritornello, per noi è stata felicità e carica pazzesca. Non eravamo abituati: siamo dei cantautori e lei una grande interprete».
A chi dice che esagerate con il linguaggio?
«Rispondiamo che c’è anche la versione censurata (ridono, ndr)».
Il singolo anticipa il disco?
«No. Ci stiamo lavorando, ma è ancora embrionale».
E a chi vi critica sul fatto che siete usciti dall’indie?
«Rispondiamo con “più canzoni, e meno rompicoglioni”, come cantavamo In due è amore, in tre è una festa. Le critiche non ci preoccupano, finché teniamo alta la barra del divertimento».
Come è stare nel collettivo? Tutti per uno e uno per tutti?
«Non è facile. Si ride e si scherza, ma si discute anche. Poi ti ricordi che ti vuoi bene e vai avanti. Il segreto sta nella sfida comunicativa e di intenzioni da portare avanti insieme. Non siamo fan dell’individualismo sfrenato».
Anche se Lodo ha sperimentato cose fuori dal collettivo.
«Sì, ma questo non cancella che per noi suonare insieme è più bello da più punti di vista».
Sanremo?
«Se ce l’avesse chiesto l’anno scorso, avremmo risposto “No”. Quest’anno è “Nì”. Forse per l’anno prossimo sarà “Sì”. Perché Sanremo è come i mondiali, non li fai ogni anno. E, soprattutto, ci vuole culo per trovare la canzone giusta».
Giovedì 6 Giugno 2019, 07:40
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