Roby Facchinetti e i Måneskin: «Sono i nuovi Pooh, la forza è nella band. E io sogno ogni notte di tornare sul palco»
di Totò Rizzo

Roby Facchinetti e i Måneskin: «Sono i nuovi Pooh, la forza è nella band»

Quelli «fuori di testa», come cantano nella loro canzone, gli sono piaciuti parecchio. Roby Facchinetti, l’artista più longevo in carriera della più longeva band del pop italiano, i Pooh, promuove a pieni voti la giovanissima rock band, i Måneskin, vincitori dell’ultimo Festival di Sanremo.

 

 

Compositore, tastierista, voce dei Pooh dal 1966 al 2016, più di 80 milioni di dischi venduti, Facchinetti li ha ascoltati bene, quei quattro ragazzi che fino a sei anni fa suonavano su un marciapiedi di via del Corso a Roma

 

Con i dovuti distinguo di epoche, genere musicale e anagrafe, i Måneskin potrebbero essere i Pooh 2.0?
«Hanno tutti i numeri per farcela. Mi è sembrato che la qualità musicale, che nei particolari non si può certo giudicare da un ascolto televisivo ma dal vivo, sia più che buona. Hanno grinta da vendere e questo lo hanno dimostrato pure su un palcoscenico che, diciamolo francamente, a quel genere lì non è certo abituato. Anche la teatralità del frontman, Damiano, gioca il suo ruolo ma una band è anzitutto gruppo, insieme, collettivo». 

 

Insomma, è il viatico per una lunga carriera. 
«Sì, ma per avere una lunga carriera non basta essere bravi e fare belle canzoni».

 

Diamo qualche consiglio ai quattro ragazzi, allora.
«Uso una metafora: è come se, dopo la vittoria di Sanremo, i Måneskin, avessero passato un casello autostradale. Bene, adesso l’autostrada è tutta loro. Non devono farsi prendere dal brivido della velocità, mantenere la giusta andatura, ogni tanto fermarsi per fare benzina, prendere un caffè all’autogrill e rimettersi in marcia più caricati. Si chiama sapersi gestire». 

 

Anche nei momenti di tensione, di crisi che hanno attraversato tutte le band della storia?
«In quelli bisogna tenere botta, escludere i personalismi e considerare che una band è “uno per tutti e tutti per uno”. In una parola, condivisione. Anche dei momenti felici o tristi del proprio privato». 

 

Qual è l’altra band in Italia che meriterebbe una longevità come quella dei Pooh?
«I Negramano, bravissimi. Una musica così personale, unica, riconoscibile. E Sangiorgi, con la sua sensibilità, ne è l’anima, il motore».

 


Ha nostalgia di tornare insieme ai suoi ex compagni?
«Dopo 50 anni vissuti come li abbiamo vissuti noi Pooh… Sa cosa sogno quasi tutte le notti? Sogno il sound-check in un palazzetto, il concerto, la gente che applaude, le autostrade e i chilometri verso la tappa successiva…».
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Ultimo aggiornamento: Martedì 16 Marzo 2021, 18:01
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