Roberto Vecchioni: «Piaccio ai giovani perché li rispetto»
di Massimiliano Leva

Roberto Vecchioni: «Piaccio ai giovani perché li rispetto»

Roberto Vecchioni è tornato. Prima un disco, dopo 5 anni di silenzio: L’Infinito, pubblicato lo scorso novembre. Ora un tour che lo porta nei teatri: stasera agli Arcimboldi di Milano, lunedì all’Auditorium Parco della Musica di Roma, entrambi sold out.
Vecchioni, tanti anni di carriera, tanto successo, mai avuto almeno un giorno in cui ha detto mollo tutto?
«No, mollare tutto mai, cantare è una questione di vita per me. Ma a metà degli anni 80 e nel 2001 pensai: non scrivo più. Poi tutto è passato: ricordo che cominciai a suonare jazz, avevo bisogno di rigenerarmi. Funzionò per andare avanti a scrivere. Era una questione creativa. In fondo, un cantautore ha gli stessi momenti di crisi di chiunque altro».
A proposito di cantautori, nel suo ultimo disco ha cantato con Francesco Guccini in un brano. Ha pensato di invitarlo anche per un duetto sul palco?
«C’è chi ha scritto che Francesco non voleva cantare con me nel singolo Ti insegnerò a volare. In realtà lui ha accettato subito. Ero io in soggezione: chiedere a Guccini di cantare un mio testo, si immagina? E invece… Però dal vivo no, lui sta bene sui suoi Appennini, non è venuto a vedermi neanche a Bologna. Gli piace vivere così e gli voglio bene pure per questo».
Dal vivo, ci sono tanti giovani che la seguono. Perché secondo lei?
«Ma forse perché io canto ma parlo anche. Sono un chiacchierone anche sul palco. E questo forse piace ai giovani. Non importa cosa ascoltano, quale genere, quale cantante. È necessario rispettarli sempre. Io credo che il mio dovere nei loro confronti sia passare valori, cultura, che appartengono a tutti e quindi anche ai giovani di oggi».
La madre di Giulio Regeni l’ha recentemente accusata di aver speculato sull’immagine del figlio cantando una canzone dedicata a lui (“Giulio”, ndr).
«Voglio bene a Paola Regeni, ma ha frainteso, quella canzone non è dedicata solo a lei ma a tutte le madri del mondo. Un artista scrive partendo anche da un’idea per sviluppare spesso un discorso più ampio».
Cosa ne pensa della proposta a Milano di abbattere San Siro per un nuovo stadio?
«Non c’entra solo il fatto che gli ho dedicato una canzone, San Siro è come certe vecchie osterie di Milano, ora scomparse per fare nuovi ristoranti. San Siro ha un suo profumo, un suo fascino, storia. Che lo costruiscano altrove un nuovo stadio».
Ama la sua città?
«Amo Milano da sempre. Non solo quella di un tempo, anche quella di oggi. Chiunque può capire Milano o innamorarsene. Ma le sfumature che ho colto io di questa città sono parte della mia vita».
Dunque tanta emozione per questa data milanese di stasera?
«Milano è casa, amici, parenti. Non creda che il mio pubblico vada sul leggero: vogliono il meglio. Per loro ho preparato canzoni che non facevo da tempo, immagini, monologhi, parole. Qualcosa di speciale».
Mercoledì 15 Maggio 2019, 07:05
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