Cacciapaglia torna con "Diapason" : «La mia musica pura, che nasce in sogno»

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di Rita Vecchio
Pianoforte, musica cosmica, elettronica. Ovvero, Roberto Cacciapaglia: pianista milanese, classe ‘53, e 17 album pubblicati in 40 anni di carriera. Ora è arrivato il diciottesimo, Diapason, registrato anche su vinile negli studi londinesi di Abbey Road con la Royal Philharmonic Orchestra. Disco che arriva dopo Tree of Life Suite, colonna sonora di Expo2015; dopo che Stella McCartney sceglie il brano Sparkling World per la campagna pubblicitaria, e dopo che il rapper statunitense T-Pain in Second Chance (don’t back down) ha preso il suo pezzo.

Partiamo dal titolo. La parola “Diapason” è da addetti ai lavori. Cosa significa?
«È la purezza. Il “diapason” serve per accordare strumenti e orchestre: quel famoso “La” da cui parte tutto, la sorgente del suono che fa vibrare insieme i corpi sonori. Frequency of Love stessa è nata in sogno».

È stato tra i primi ad aprirsi all’elettronica. È stato difficile?
«Un po’. Mi ricordo il primo disco: nei negozi non sapevano se metterlo tra il jazz, l’elettronica o la classica (ride, ndr)».

Era d’accordo?
«La mia musica è un distillato, aperta a tutto, non una fusione. È una porta, che raccoglie senza limiti di età e di classe sociale; e le vibrazioni, autostrade energetiche che ci permettono di comunicare».

Suona in tutto il mondo: come vede la musica?
«Con un’eredità immensa, ma con la paura di osare. La usiamo come salvagente, invece che da subacquei che vanno in fondo a raccogliere le cose preziose. Non a caso il mio primo disco fu prodotto in Germania e il produttore era l’inventore della musica cosmica».

E per lei, lo strumento privilegiato è il pianoforte. Come lo ha capito?
«Ci ha pensato mia madre quando avevo 4 anni: una tragedia (ride, ndr). Guardavo gli amici fuori dalla finestra giocare a pallore, mentre ero costretto in casa a suonare. A 11 anni sono passato alla chitarra. E oggi, stare davanti al pianoforte, per me è come essere davanti a uno specchio, a occhi chiusi».

Ha già lavorato con T-Pain. Ma se un rapper italiano le chiedesse un pezzo?
«Risponderei “vediamo”. Non sono gerarchico, faccio musica popolare e di evoluzione, sono aperto a tutto».

Qui ci sono anche pezzi cantati.
«Sì. In Innocence su testo di Blake, A Gift, da Gandhi, e The Morning is Born Tonight, per Martin Luther King, con la voce di Jacopo Facchini, controtenore dal registro vocale maschile e femminile».

Il tour cosa promette?
«Ensemble di archi ed elettronica. I video per la regia di Eleonora Capitani e le luci con il light designer berlinese Fabian Arat che seguono i suoni armonici, quelli che chiamo biologici perché naturali, nello spazio. Ci sarà un microfono per il pubblico che cercherà con me il “La”. Dopo l’Italia, mi aspetta la Russia e la Cina».

Una cosa da fare?
«Ho una passione per la musica sacra: suonare per il Papa sarebbe davvero emozionante».


Roberto Cacciapaglia suonerà il 19 marzo al Teatro Nazionale di Milano e il 27 a Roma all’Auditorium Parco della Musica – Sala Petrassi. Oggi, giovedì 14 marzo, invece il compositore sarà nella Capitale per un instore alla Feltrinelli di Roma (via Appia Nuova, 427). 
Ultimo aggiornamento: Giovedì 14 Marzo 2019, 18:25
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