Davide Locatelli, ribellione e poesia: «Il mio piano suona il rock»
di Rita Vecchio

Davide Locatelli, ribellione e poesia: «Il mio piano suona il rock»

MILANO - Ribellione mischiata a poesia, lo avevano descritto. Un po' come se in Davide Locatelli convivessero tempesta e impeto. Piercing, capelli sparati e tatuaggi (più di 50, da Lady Gaga a Amy Winehouse). La formazione classica - diplomato in pianoforte, ha studiato composizione, frequenta piano jazz - e la voglia di scavalcare i confini dell'accademismo. Bergamasco - 27 anni ad agosto, studia da quando ne ha 4 con il padre Tati, ex-batterista dei Dalton, il suo manager è Francesco Facchinetti - usa i tecnicismi per spaziare da Chopin alla trap, da Beethoven alla hupster elettronica, da Bach al rock. E pubblica il suo primo inedito, Sugar Land. Il video, con lui al pianoforte su tasti oro e argento, con il vento che fa da cornice (dopo avere usato fuoco e acqua nei precedenti), ha già collezionato migliaia di visualizzazioni.



Eppure, Questa non è musica, le hanno detto.
«Tanti elogi, ma anche critiche. Normale nel mio mondo, dove i maestri del conservatorio sono i primi a non capire. C'è una chiusura imbarazzante. Ho suonato Chopin per sfatare il mito che non sapessi fare musica seria. Si è scatenato il putiferio: le pagine di classica mi hanno elogiato, e gli accademisti giovani criticato».



Lei come ha riposto?
«Con il sorriso. Quelli che criticano sono gli stessi che mi chiedono consigli. Studio tante ora al giorno. Il livello di pianismo in Italia, è fermo: dopo Allevi ed Einaudi, non c'è nessuno che ha portato sulla cresta dell'onda questo strumento».

E lei ama essere un pianista rock.
«Unisco classico e contemporaneo. Voglio arrivare alla gente comune e rendere semplice un genere di nicchia. Non è vero che il pianoforte è solo per chi è di un certo rango. Da La vie en rock a Numb e Pirates of the Caribbean (1 milioni e 400mila views su YouTube, ndr)».

Lei è figlio dei social.
«Se sto lavorando è grazie ai social. In tre anni ho fatto più di 300 date. Cosa che i classici si sognano».

E l'ultimo singolo?
«È un pezzo cui credo, scritto 5 anni fa e tenuto nel cassetto in attesa del momento giusto. Anticipa l'album in uscita a febbraio 2020 con Sony e sarà un misto, tra inediti e cover».

L'altra sera il pianista Volodos ha fermato il concerto alla Scala perché un cellulare non smetteva di squillare.
«Un poeta della tastiera, per sensibilità e per tecnica. Per un pianista classico, è indisponente. Lui è stato meravigliosamente ironico quando si è rivolto al pubblico chiedendo di rispondere. Chapeau».
Mercoledì 29 Maggio 2019, 05:01
© RIPRODUZIONE RISERVATA