Sinigallia: «Pop troppo vanitoso, così si ammazzano i cantautori»
di Rita Vecchio

Sinigallia: «Pop troppo vanitoso, così si ammazzano i cantautori»

In un panorama musicale trasudante di rap e trap c’è ancora il cantautorato. Quello fatto di elettronica e suoni tradizionali, e di parole che non smetti di canticchiare. Ciao Cuore, l’ultimo disco di Riccardo Sinigallia è tutto questo.
Sigaretta in mano, tra la voglia di uscire a fumarsela e quella rimanere seduto sul divano di una piccola libreria milanese per raccontarlo. Nove canzoni in uscita il 14 settembre, targate Sugar e prodotte da Sinigallia e Laura Arzilli, sua compagna anche nella vita. Un disco anticipato dal singolo e dal video con Valerio Mastandrea, riassume l’immaginario dei personaggi delle stesse canzoni, come la figlia Lori. Tra le tracce Che male c’è, scritta da una lettera dello stesso Mastandrea per la morte dello studente Federico Aldrovandi.
Perché Ciao Cuore?
«È un intercalare per dire tutto e niente. Il titolo è colpa di mio suocero, una specie di santone metropolitano dell’antica Roma (ride, ndr)».
Il video?
«Io non li amo solitamente, come non amo il playback. Ma qui ci sono le canzoni attraverso i personaggi»
Come Mastandrea.
«Valerio è presente, oltre per la canzone per Aldrovandi, anche in A cuor leggero, dalla colonna sonora Non essere cattivo di Claudio Caligari».
Una canzone è Le donne di destra. E le donne di sinistra?
«Faccio riferimento a un cliché estetico ironico (ride, ndr)».
Difficile essere cantautore?
«No, ma il lavoro l’ho visto oltraggiato».
In che senso?
«Ormai privilegiano l’entertainment».
Nostalgia del passato?
«Pensiamo di essere fighi facendo canzoni imitando gli americani. Abbiamo ammazzato tutto».
Cioè?
«La musica ha perso. Ma ne ho viste di ondate musicali che poi si sono levate dalle palle».
Si riferisce al rap?
«La trap lo ha già sorpassato. Non credo che un cantautore abbia qualcosa da dire. Fare canzoni è vanità, soddisfazione personale, una coda di pavone. Le migliori sono quelle che hai dentro e che vomiti in tre minuti».
“Ciao cuore” è nata così?
«In realtà sono due canzoni in una, perché nessuna delle due da sola mi convinceva».
Tornerà a Sanremo?
«Dopo l’ultima vicenda (squalificato nel 2014 perché il brano non era inedito, ndr), farei attenzione».
Amarezza?
«Dopo avere pianto, e detto scherzando “Cazzo, nemmeno ‘sta volta”, ho capito che mi ha salvato la vita: stavo smettendo di scrivere».
Dei Tiromancino cosa è rimasto?
«Siamo in buoni rapporti. Abbiamo deciso che quando avremo 70 anni, se sopravviveremo, faremo La Réunion e andremo a Sanremo».
Giovedì 13 Settembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 08:39
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