Roby Facchinetti: «Io, nonno felice, ma non so stare senza musica. I Pooh? Un grande ricordo»
di Luca Uccello

Roby Facchinetti: «Io, nonno felice, ma non so stare senza musica. I Pooh? Un grande ricordo»

Roby Facchinetti non ce la fa proprio a staccare dalla musica. Nemmeno ora senza Pooh e con sei nipoti da crescere. Il palco, il piano, il contatto con la gente lo aiutano a vivere meglio, «loro fanno parte di me». Un Gentleman della musica, il riconoscimento che ha ricevuto da poco. «Me lo diceva sempre, mio nonno Abramo: “Fai le cose bene e verrai premiato”»
La musica è ancora la sua forza?
«La musica è vita e io ho dedicato la mia vita alla musica. La mia tournée che è partita da poco e si concluderà a settembre si intitola proprio “Inseguendo la mia musica” perché questo è quello che ho sempre fatto nella mia vita e fino a quando rimarrà la passione continuerò a farlo. Il palcoscenico è casa mia...».
Lo è anche a 75 anni?
«È da un po’ di anni che festeggio il giorno della mia nascita, che è quello più importante della nostra vita. Certamente esiste un’età anagrafica dalla quale non si può fuggire e quella psico-fisica che è più importante. Bisognerebbe avere due età perché io ho ancora un cuore giovane, tanta voglia di fare, nipoti permettendo (ride)...».
Come si vive da nonno?
«Bene perché sono un nonno giocherellone. Con me i bambini ridono e saltano. Mi sdraio per terra con loro. Cerco di portare gioia. Osservandoli s’impara sempre molto. I bambini parlano con gli occhi. Sono una meraviglia».
Qual è l’insegnamento che vorrebbe trasmettergli?
«Sia da padre che da nonno cerco di trasmettere a figli e nipoti la mia esperienza e i valori più importanti, non tanto con le chiacchiere, quanto con gli esempi. Spero di essere stato, intanto, un buon esempio per i miei cinque figli».
Rimpianti per non aver trascorso molto tempo con la sua famiglia per il lavoro?
«Con il tempo ho capito cosa vuol dire equilibrio. Un uomo deve saperlo raggiungere, perché ci insegna a dare il giusto valore alla tua vita».
È cambiato Francesco, da padre?
«Moltissimo, la paternità lo ha maturato. È un papà responsabile, perché con tutta la sua vita incasinata trova sempre il tempo da dedicare ai suoi figli».
Lo farebbe mai un reality come il suo amico Riccardo Fogli?
«No, non è la mia situazione ideale. Non ho pazienza. Reggerei per due giorni, o al massimo una settimana. Poi sentirei la mancanza degli spaghetti al pomodoro e basilico»
È davvero terminata la lunga storia dei Pooh?
«Hanno finito la loro carriera straordinaria in modo unico e irripetibile. Resta un grande ricordo. Guai a rovinarlo».
 
Lunedì 3 Giugno 2019, 07:25
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