Pink Floyd Legend: «Noi, in simbiosi con la loro musica. Che emozione l'incontro con Waters ad Anzio»
di Claudio Fabretti

Pink Floyd Legend: «Noi, in simbiosi con la loro musica. Che emozione l'incontro con Waters ad Anzio»

Nati nel 2005, i Pink Floyd Legend sono la più nota cover band italiana dei Pink Floyd. Ma il termine "cover band" nel loro caso è quasi limitativo, visto il loro grado di immedesimazione nell'universo floydiano, resa anche grazie alla realizzazione di show perfetti, frutto dello studio approfondito delle partiture e dei concerti live che la band inglese ha proposto nel corso degli anni. La messa in scena dei loro concerti si avvale di effetti scenografici che permettono al pubblico di vivere realmente una “Floyd Experience”. Un'operazione che ha ottenuto grandi consensi di pubblico, da "Atom Heart Mother", la celebre suite per orchestra e coro, che dal 2012 a oggi, a ogni rappresentazione, ha realizzato il sold-out, al tour italiano di "The Dark Side Of The Moon", insieme a Durga Mc Broom, già vocalist al servizio dei Pink Floyd, fino all’esecuzione integrale, in prima mondiale, dell’album "The Final Cut", in occasione delle celebrazioni per il 70esimo anniversario dello sbarco di Anzio, alla presenza dello stesso Roger Waters. Li abbiamo incontrati per farci raccontare la loro esperienza di immersione floydiana.

 

Come vi siete conosciuti e come è nata l'idea di unirvi nel nome della musica dei Pink Floyd?

E’ un progetto che parte da molto lontano, addirittura 20 anni fa. Il motore è sempre stata la passione per questa musica straordinaria, e negli anni, siamo passati dal puro divertimento a un vero e proprio lavoro, costruendo una band solida, dove ogni musicista ricopre il ruolo del suo corrispettivo.

 

Prima che cosa facevate nella vita? Ora vivete solo di musica o fate anche altro?

La maggior parte di noi fa il musicista di professione, ma anche chi si occupa di altro, nel tempo ha assunto all’interno del gruppo un impegno e una responsabilità esattamente come un professionista.

 

Com'è nata in voi la passione per i Pink Floyd?

Penso che non si possa dire esattamente né il come né il quando…direi che fa parte di noi tutti da sempre. E’ quello che abbiamo sempre ascoltato e in qualche modo alcune tematiche fanno parte della nostra vita. Per me (Fabio Castaldi) in particolare è stato "The Wall" e forse ancor più "The Final Cut" l‘album che più di altri mi ha segnato.

 

Avete conosciuto membri e collaboratori dei Pink Floyd? Che tipo di apporto vi hanno dato?

Chiaramente trovarsi sul palco con Durga McBroom, Claudia Fontaine e Gary Wallis è stato elettrizzante, così come condividere momenti più conviviali ascoltando aneddoti sui tour del 1988 e del ‘94. Poi l’incontro a Londra con Ron Geesin, che doveva essere preludio a una sua presenza a Roma per la nostra celebrazione del 50mo anniversario della sua "Atom Heart Mother", evento purtroppo saltato a causa della pandemia ma che riproporremo appena possibile. Non posso poi non citare l‘incontro con Roger Waters ad Anzio, probabilmente quello più emozionante. 

 

Oltre a eseguire i brani dei Pink Floyd, cercate anche di ricostruire le atmosfere dei loro show, una vera “Floyd Experience”. Quanto è importante per voi la messa in scena dei vostri spettacoli?

E’ fondamentale. Ma ti dirò che oltre alla cura per l’aspetto scenico, dallo schermo circolare ai laser ai pupazzi volanti, è importantissimo, per noi, contestualizzare ogni show nel luogo dove si svolgerà l’evento. Un’opera monumentale come "Atom Heart Mother" merita sicuramente un tempio della musica come può essere lo Sferisterio di Macerata o il Parco della Musica di Roma; laddove invece abbiamo una data in un teatro romano, come quello di Ostia Antica o Verona questi saranno la cornice ideale per il più minimale Live at Pompeii.

 

Nel vostro percorso live vi siete soffermati in particolare su tre capisaldi floydiani, “Atom Heart Mother”, “The Dark Side Of The Moon” e “Animals”. Ci potete raccontare come vi siete documentati e preparati a restituire in forma live il fascino eterno di quei dischi?

"Dark Side" e "Animals" sono album rock che ognuno di noi porta con sé dall’infanzia, così che tutto ciò che c’è da sapere e da mettere in pratica nell’uso della strumentazione, gli effetti, il clima emotivo etc. emerge quasi automaticamente. Poi ovviamente c’è un grosso lavoro di rifinitura che avviene in sala. Per "Atom" il discorso è più complesso perché esiste una partitura originale da seguire e oltre alla band c’è l’orchestra. E’ fondamentale perciò la figura del nostro Direttore d’orchestra Giovanni Cernicchiaro per “incollare” due mondi. C’è necessariamente da parte nostra un modo diverso di stare sul palco, soprattutto per integrarci con gli oltre 100 artisti, tra cantanti e musicisti classici, che ci accompagnano. Ma lo stesso accade anche per loro… In pratica noi diventiamo un po’ più classici e loro un po’ più rock.

 

Nel 2015, avete aggiunto un'altra chicca alla vostra storia: l’esecuzione integrale dell'album “The Final Cut”, in occasione delle celebrazioni per il 70esimo anniversario dello sbarco di Anzio, con la presenza dello stesso Roger Waters. Com'è stato vivere quell'esperienza?

Dire emozionante, entusiasmante, gratificante, non rende l’idea, perché è stato molto di più…

Mettere in scena tutto l’album è stato il nostro omaggio, il nostro ringraziamento a un musicista straordinario che, più che mai in quel momento, mostrava il suo lato più umano, alla ricerca di un padre mai conosciuto.

 

Perché secondo voi la musica dei Pink Floyd è ancora così attuale e resiste alla prova del tempo, conquistando ancora tanti giovani?

Forse perché già all’epoca non seguiva nessun filone particolare (difficile infatti definirla del tutto rock o del tutto progressive o del tutto psichedelica) e quindi non risulterà mai datata. Inoltre perché parla dei temi fondamentali della vita dell’uomo: il tempo, il potere, i soldi, i rapporti umani…

 

State lavorando su nuovi progetti live da realizzare, una volta finita l'emergenza Covid?

Come sempre. Abbiamo molte date annullate da recuperare in giro per l’Italia, da Torino a Bari, da Napoli a Verona, Genova, Grosseto, Firenze. E anche una data in Romania… Non vediamo l’ora di ripartire!


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 5 Maggio 2021, 15:41
© RIPRODUZIONE RISERVATA