Oliver Onions: «Un disco come una festa tra amici. Che spasso Sandokan e Orzowei con Baglioni e Paradiso»

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di Claudio Fabretti

ROMA - «È stata una riunione tra amici con le nostre musiche». Come un party tra nostalgici di quelle colonne sonore del cinema di genere che hanno fatto la storia della musica italiana a cavallo tra anni 70 e 80. Gli animatori rispondono al nome di Guido e Maurizio De Angelis, per gli amici Oliver Onions. Un pezzo di quella storia, e neanche piccolo. Sono tornati con Future Memorabilia (in uscita domani) che raccoglie alcuni dei loro temi più celebri, con tanto di featuring di imprevedibili ospiti.


Come avete fatto a convincere Baglioni e Paradiso a cantare con voi?

«Sono entrambi nostri amici. Claudio lo conosciamo fin dai tempi del suo primo singolo Favola Blu di cui curammo gli arrangiamenti. Aveva già cantato Sandokan sul suo disco di cover Anime in gioco e ha accettato subito. Anche Tommaso ci è sempre stato vicino, ci considera un esempio da seguire: ci siamo divertiti a tornare insieme nella giungla di Orzowei».

Ma non finisce qui...

«No, siamo riusciti anche a far riunire Elio e Le Storie Tese, che cantano nel coro dei pompieri di Altrimenti ci arrabbiamo, mentre sul lato più sentimentale Elhaida Dani, la Esmeralda di Notre-Dame de Paris, interpreta We Believe In Love».

Ne approfitterete per tornare a suonare dal vivo?

«Sì, faremo dei concerti nel 2022, già sicure due date ad aprile: il 7 a Milano (Arcimboldi) e l’11 a Roma (Brancaccio). Suoneremo i brani del disco più altri pezzi celebri del nostro repertorio».

Un repertorio sterminato. In tanti forse non conoscono la vostra memorabile produzione per i film poliziotteschi...

«Già, siamo affezionati a quei brani. Sembravano dover morire con la fine di quella stagione, invece grazie a YouTube sono risorti. Ad esempio, Goodbye My Friend (da Il cittadino si ribella) è stata ripresa nella colonna sonora di Faster di George Tillman Jr. Vorremo fare concerti solo con quei brani, ma non basterebbero 5 ore!».

Tornando alle hit, come nacque Sandokan?

«C’era l’esigenza di cogliere questo richiamo della foresta, con un brano enfatico, in grado di dare la carica: usammo gli archi, i sitar, per calarci nell’ambientazione esotica della Malesia. Ma in quella colonna sonora c’era pure il lato più romantico, ad esempio nell’ode a Marianna di Sweet Lady Blue».

“Sandokan” è stato uno dei più celebri sceneggiati diretti da Sergio Sollima. Vi piacerebbe lavorare anche con il figlio, Stefano?

«Lo conosciamo e lo stimiamo molto. Ma lui ora lavora a grandi produzioni internazionali, è spesso fuori dall’Italia. Noi ora preferiamo restare qui e concentrarci sulla nostra musica, fare i concerti».

All’epoca era una corsa a comporre le musiche per film di genere (poliziotteschi, horror, commedia all’italiana), ma anche sceneggiati tv. Scesero in campo tutti i più grandi compositori italiani. Cosa c’era di diverso rispetto ad oggi?

«All’epoca si produceva molto di più, uscivano tantissimi film, giravano più soldi e c’erano più possibilità per tutti. Poi, certamente fu anche una stagione speciale per la musica italiana, piena di compositori straordinari. C’era spazio per tutti».

C’era anche più libertà creativa?

«Sì, indubbiamente. Certi film considerati “off”, tipo poliziotteschi, horror, ci permettevano anche di usare sonorità meno convenzionali rispetto ai classici prodotti televisivi e cinematografici. Ecco allora tutte quelle chitarre distorte, gli effetti psichedelici, i ritmi funky. C’era la possibilità di sperimentare anche suoni diversi, disturbanti, inquietanti».

Oggi invece?

«Oggi forse il settore più fertile è quello delle serie tv e delle piattaforme streaming. È il campo dove ci sono più possibilità per registi, produzioni e anche compositori di colonne sonore».

C’è qualche compositore attuale che apprezzate in particolare?

«Ci piace molto Hans Zimmer e tutto il team di compositori e musicisti che lavora con lui». 

A proposito invece della lunga collaborazione con Bud Spencer e Terence Hill, come si sviluppo quell’intesa tra voi?

«Lavoravamo insieme, scherzavamo ogni giorno sul set, come in un gruppo di amici. Facevamo sentire loro le musiche e ci davano i loro pareri. Ora che purtroppo il grande Bud ci ha lasciato, siamo sempre in contatto con Terence, quando possiamo ci vediamo ancora».


Ultimo aggiornamento: Venerdì 29 Ottobre 2021, 09:15
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