Mondo Marcio: «Nel mondo dei like, la mia cura è il rap»
di Rita Vecchio

Mondo Marcio: «Nel mondo dei like, la mia cura è il rap»

Sesso, droga, cambiali: non manca niente dentro il rap di Mondo Marcio. Per Gian Marco Marcello - nome vero del rapper milanese classe ‘86 - Uomo!, disco appena uscito, è musica autobiografica. Tre anni di lavoro e prodotto tra NYC e Miami. Ad anticiparlo, Angeli e demoni - il singolo con Mina - e DDR (Dio del Rap), apripista provocatorio contro la musica attuale. E tanti nomi, da Sfera Ebbasta alla Ferragni, sotto il suo motto: «Tutti fottono tutti. Siamo nel mondo dei like. Il mondo è marcio, è un porno. Fuck up!».
Difficile rappare la propria vita?
«Devi avere innanzitutto vita da raccontare. Il rap per me è sfogo e terapia: mi fa stare bene mentre scrivo. È quando riascolto che mi fa un po’ male».
Tipo: “le mie foto di famiglia sono cornici vuote”…
«E “chi ha tempo di aspettare un figlio”…: La canzone che non ti ho mai scritto è un po’ tutto il mio mondo. C’è la separazione dei miei, un padre che non ho visto per 15 anni, la voglia di un figlio e le scuse alla mia ex. Qui c’è presa di coscienza».
Un disco coraggioso?
«Consapevole: apprezzo il mio lavoro, ho super poteri che sto cercando di usare. Solo 10 canzoni. E più positività: in Leggenda urbana parlo di riscatto. Di chi dal nulla riempie i palazzetti».
Ecco perché “Uomo!”?
«Esserlo è un’attitudine. Non cerco consensi spudorati. Quando scrivo un brano, mi chiedo se vorrei riascoltarlo a 80 anni. Sono controcorrente».
E la collaborazione da anni con Mina?
«È intesa artistica. Prima nel mio disco del 2014, poi io nel suo con Celentano. La sua voce porta lontano».
Ha più angeli o demoni?
«Oggi, più angeli e il numero uno è mia madre. A volte sono più i demoni».
Lei parla tanto di droga…
«Se parlo di canne o droghe pesanti, il problema è nella vita. L’arte imita la realtà, non è mai il contrario. Nella vita sei leone o sei daino, e io per troppo tempo mi sono aspettato il bene dal prossimo. Mi dico spesso: prega per il meglio ma preparati al peggio. Un ragazzino che dal nulla realizza i suoi sogni è un bel messaggio. Ma i rapper non sono un modello. L’educazione viene dai genitori, dagli amici, da un film, da una canzone».
Da aprile, in tour.
«Parto dall’Europa. Poi Milano (18 al Fabrique) e Roma (10 a Largo Venue) con uno spettacolo da non perdere: una scenografia teatrale e la mia band».
Ultimo aggiornamento: Lunedì 11 Marzo 2019, 09:24
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