Mike Lennon, figlio di vietnamiti: «Canto i cliché a ritmo rap, quanti stereotipi sugli asiatici»

di Paola Pastorini
Talocco, Aligatò, spaghetti di liso. Quando gli italiani si rivolgono agli asiatici è un florilegio di luoghi comuni. Mike Lennon li ha presi, conditi con ironia e messi in musica, diventando il primo asian rapper italiano. Nato a Parma da genitori vietnamiti, ora a Milano, 24 anni a ottobre, una laurea in design di interni, Mike Lennon, al secolo Duc Loc Michael Vuong, è un rapper che combatte i cliché con le note. Il tutto racchiuso nel primo Ep Asian (Carosello Records): sette brani contro gli stereotipi.

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La passione per la musica quando nasce?
«Da sempre. Per un periodo ascoltavo maniacalmente i Beatles e infatti mi sono scelto Lennon come cognome d'arte. Sono autodidatta, da ragazzino mi sono chiuso nel garage di casa e per sette anni ho trascorso lì ogni pomeriggio e le vacanze. Dopo l'università ho fatto di tutto per mantenermi, portando avanti la mia musica. Con il mio produttore Renzo Stone ci è venuta l'idea di puntare appunto sullo stereotipo asiatico. Ho caricato il mio primo video sul web e il giorno dopo mi ha chiamato la Carosello Records».

L'idea dello stereotipo è vita vissuta?
«Sì, alle elementari a Parma mi prendevano in giro. Adesso è diverso, anche perché ci sono più stranieri e i social hanno aperto il mondo. Io ho trasformato qualcosa di molto doloroso nel mio punto di forza».

Quali i cliché più comuni?
«La pronuncia, il lavorare tanto, il fatto che gli asiatici facciano cose di bassa qualità e tarocche. Il generico dare del cinese a chiunque sia asiatico, come se un italiano fosse scambiato per albanese o islandese. Non perché ci sia qualcosa di particolare ma dà fastidio che non ci si fermi a riflettere. A me scambiano spesso per un filippino o un cinese».

E la comunità asiatica come l'ha presa?
«Bene! A Milano a Chinatown mi hanno riconosciuto e offerto il pranzo».

I prossimi impegni?
«Il MiAmi Festival a Milano questo fine settimana, poi il Nameless il 7 giugno a Barzio (Lecco): a Milano suono lo stesso giorno di Mahmood. E a giorni inizio a girare il mio nuovo video, Gengis Khan, in cui mescolo arti marziali e ironia».

Cosa vuol fare da grande?
«Realizzarmi nella musica, ritornare a fare design, approfondire i video e il cinema. Forse potrei contattare un ex Bealtes vivente, Paul McCartney, lui ha già lavorato con un rapper, con Kanye West. Giusto volare alto, ad ancorarsi alla realtà c'è sempre tempo».
Martedì 21 Maggio 2019, 05:01
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