Mika: «Il mio pop? Restare leggeri è la cosa più seria che so fare»

di Claudio Fabretti
«Il pop? Per me è una filosofia di vita, un linguaggio universale. E non è solo sinonimo di musica popolare o commerciale». Parola di Mika, che rinnova la formula nel suo nuovo album My name is Michael Holbrook. Riappropriandosi del suo nome e cognome.
Mika, perché doveva fare pace con se stesso?
«Perché il marchio Mika era ormai associato solo alla mia carriera, si era creato uno scollegamento tra artista e persona. Sentivo la necessità di recuperare una mia identità e una mia credibilità».
Ma l’arte non è anche finzione?
«L’arte sì, può volare libera. Ma l’artista deve essere autentico».
Il manifesto del disco è “diventare adulti senza perdere i propri colori”. Come si fa a mantenerli sempre vivi?
«Il colore, anzitutto, non è solo felicità: ogni stato d’animo è un colore. Per preservarli tutti non bisogna essere troppo rigidi con sé, con la vita, con l’amore».
In un brano, “Paloma”, affronta lo choc dell’incidente stradale di sua sorella...
«È stata una delle mie sfide. Ho cercato di fare i conti con le mie cicatrici personali: le persone morte, la malattia di mia madre e anche quell’episodio di mia sorella».
Eppure nelle canzoni si respira sempre un senso di leggerezza.
«È questa la magia del pop: saper rendere leggere e universali anche storie dure, dolorose. E credo che renderti leggero sia la cosa più seria che puoi fare».
 
 


Quanto c’è del glam di David Bowie in lei?
«Amo Bowie, ma considero la sua musica un “pop poetico”. Del glam, invece, non mi piacciono gli aspetti eccessivamente teatrali e commerciali. Io cerco di creare un mix tra virilità e lato più sensibile e sensuale».
Il suo Revelation Tour partirà da Londra il 10 novembre. Che spettacolo sarà?
«Saranno concerti molto ambiziosi. Mi porterò dietro 6 camion di effetti speciali per il mio circo. Tutto al servizio di un “one man show”. Ma ci saranno anche momenti di grande intimità. Oggi tutti si assomigliano, io volevo uno show diverso, intenso, come quelli di George Michael o Jacques Brel. Cercherò un contatto diretto con il pubblico. Anche senza coriandoli».
Dopo il successo di “Stasera casa Mika”, tornerà in tv?
«Mi piacerebbe tornare, ma in un contesto diverso. Ho fatto due cose estreme, come un talent, X Factor, e un varietà come Casa Mika. Ora cerco qualcos’altro».
Le piacerebbe dirigere e condurre Sanremo?
«Sanremo è una grande festa nazionale, come il calcio. Dirigerlo è una responsabilità importante e non credo di avere la preparazione per farlo, anche se sono ormai da tempo in Italia. Servono molti anni di lavoro per arrivarci».
Nel 2015 fu vittima di un triste caso di omofobia, che denunciò sui social. A che punto siamo con questo problema in Italia?
«L’omofobia non è solo un problema italiano. È una cosa inutile, stupida. Nasce dalla paura, dall’ignoranza. E io sono ottimista sul fatto che il mondo sta cambiando e il progresso non si può arrestare. Ma la tolleranza non è gratis: dobbiamo coltivarla tutti».

Il tour europeo di Mika parte il 10 novembre da Londra. In Italia previste 12 tappe da Nord a Sud: un record per una star internazionale nel nostro Paese.
Per saperne di più > Mika, il Revolution Tour europeo e 12 tappe in Italia: da Torino a Reggio Calabria


 
Martedì 15 Ottobre 2019, 07:50
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