Mario Venuti, da oggi "Tropitalia": «Ecco il mio nuovo album, un omaggio alle hit italiane rilette con spirito e ritmo brasiliani»
di Totò Rizzo

Mario Venuti, da oggi "Tropitalia": «Ecco il mio nuovo album, un omaggio alle hit italiane rilette con spirito e ritmo brasiliani»

Italia chiama Tropici: la canzone popolare nostrana dagli anni ’30 fino quasi al nuovo secolo si veste di samba, cumbia, habanera, bossa nova, axé, si catapulta da Sanremo al Nordeste, dalla Riviera di Ponente a Salvador de Bahia. E nasce «Tropitalia», nuovo album di Mario Venuti (che s’affaccia oggi sul mercato) che era stato anticipato a tarda primavera da «Ma che freddo fa» e «Xdono», due lati di un 45 giri vintage, smaltato di bianco, mentre adesso un altro esce in contemporanea al long playing (offerto ovviamente anche in versione cd e digitale) con «Figli delle stelle» e «Il cuore è uno zingaro». Un tropicalismo marchio Venuti, per intenderci, lontano dall’eco chiassosa da Carnevale di Rio e vicino alla saudade che si respira col salmastro dell’Atlantico. Un Brasile giocato per sottrazione, senza orpelli ma non per questo emotivamente meno accattivante, nella gioia e nella nostalgia. Musica leggera made in Italy e non brani “d’autore”, motivi supercantati ai quali l’etichetta mainstream aveva spesso negato la piena dignità dell’autorialità. E che adesso, dice Venuti, «speriamo di avere, con questo nuovo vestito, definitivamente accordato loro».

 

Certo è un po’ strano sentirle intonare «Maledetta primavera».

«È sembrato strano anche al pubblico dei miei live davanti al quale questa estate abbiamo spoilerato gran parte degli undici brani del disco. Ma grazie anche alla voce di Patrizia Laquidara che nel disco mi accompagna, la canzone assume un altro aspetto, diventa un valzer sussurrato, un po’ alla francese, l’emissione è quasi uno spostamento d’aria».

 

Anche «Non ho l’età» della Cinquetti sembra una scelta azzardata.

«Si trasforma in una ballad alla Caetano Veloso e mi consente di divertirmi con la vocalità – lavorando a questo album ho scoperto possibilità inedite anche a me – quasi sempre in falsetto».

 

«Nel blu dipinto di blu» pare invece essersi scrollata di dosso il marchio di “inno” dell’italianità.

«È diventata bahiana con tutto quel tappeto di percussioni che le abbiamo messo sotto, quasi africana».

 

Anche «Xdono»: dall’originale two step adesso sembra quasi evocare sciamani.

«È ancora una volta l’anima del Nordeste che viene fuori, di quel ritmo che è una sorta di liscio brasiliano: sa di fazenda, di contadini, di animali da cortile».

 

La riscoperta di «Quella carezza della sera» invece?

«È una canzone struggente. Nella versione dei New Trolls, bellissima, ma un po’ alla Bee Gees, non avevo fatto caso alla delicatezza del testo, alla nostalgia della figura del padre. Con questo arrangiamento abbiamo portato in primo piano quel tema».

 

Quale delle canzoni scelte per «Tropitalia» avrebbe voluto scrivere Mario Venuti?

«“Vita” di Lavezzi e Mogol, successo di Dalla e Morandi, immagino per la struttura che si avvicina al mio modo di comporre».

 

Ma com’è è nata l’idea di un disco di cover – il primo in quasi trent’anni da solista – così originale e talvolta bizzarro?

«Da un gioco che si è trasformato in scommessa. Con Tony Canto, che è stato mio complice nell’impresa, durante il primo lockdown, ci rimpallavamo video musicali d’annata da YouTube. Ma nel momento in cui tutto stava prendendo una china goliardica che rasentava quasi il kitsch, ho proposto: “Perché invece che brutte canzoni famose non proviamo a reinterpretare in maniera diversa quelle belle e altrettanto popolari?».

 

Come l’inarrivabile «Una carezza in un pugno» di Celentano, ad esempio.

«Un piccolo capolavoro che qui riproponiamo in versione acustica».

 

E come dentro una macchina del tempo impazzita, spunta anche «Vivere», hit degli anni ’30.

«Qui c’è davvero lo spirito del gioco. L’avevamo riascoltata nella versione irriverente di Jannacci. E ci siamo detti: riproponiamola per quella che è, un canto alla leggerezza. E le abbiamo cambiato ritmo, da marcetta a samba lento».

 

Il tour estivo continuerà al chiuso dei teatri?

«Restrizioni permettendo, spero proprio di sì. E mi piacerebbe anche sorvolare l’oceano per portare lo spettacolo in Brasile dove questi motivi sono tutti molto popolari».

 

Dopo le cover, lavora a degli inediti?

«Per altri artisti, sì. Con Kaballà stiamo seguendo il percorso di Francesca Miola, un talento in cui crediamo molto».

 

E al di là della musica?

«Due giovani registi italiani mi hanno chiesto due nuove canzoni come leit-motiv dei loro prossimi film. Ma di più non posso dire».


Ultimo aggiornamento: Venerdì 17 Settembre 2021, 09:49
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