Marco Mengoni, via al tour: «Ora so gestire l'emozione»

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di Luca Uccello

TORINO - Le gambe a Marco Mengoni non tremano più. E' la prima volta che non gli succede da quando sale sul palco. L'ultima volta tre anni fa. Segno di maturità, segno che il ragazzo sta crescendo e “che a 30 anni si riesce a gestire l'emozione”. A Torino si è aperto il suo Atlantic Tour che mostra un altro Marco Mengoni. “In questo concerto sul palco ci sono tutte le mie passioni e tutti gli ascolti che ho fatto. Per istinto sono sempre legato alla musica tradizionale sudamericana e per il soul niente da fare, vengo dall’Africa”. Uno show che cresce, si trasforma canzone dopo canzone, si colora e si spiega come un viaggio. “Quello del mio personale percorso di liberazione dai patemi d'animo e che penso di aver raggiunto molto dopo aver iniziato a cantare” ma “a questo giro mi sento più maturo e posso concedermi di farmi trasportare dalle emozioni su pezzi per me importanti”. Tra questi ci sono canzoni come "Proteggimi da me" o "La ragione del Mondo".
 

 


Un primo concerto lungo più di due ore, con oltre venticinque titoli da rivivere in un gioco di luci, laser ed effetti che lasciano il suo pubblico a bocca aperta. A un certo punto Marco chiede di abbassare le luci, di spegnere tutti i cellulari perché “in due ore di spettacolo concedersi due minuti di buio, silenzio, ascolto e concentrazione non è chiedere molto. Poi era l'unico escamotage trovato per stare fare fermi tutti”. Ed è stato emozionante. Emozionante e sorprendente come il suo ingresso sul palco, un po' alla Michael Jackson ma non solo. Abito bianco compreso.

Non c'è pausa, perché tra un cambio d'abiti e l'altro ci sono dei monologhi: il primo è il più leggero anche se non lo è. Parla delle esperienze che si fanno nella vita. "Con l’età ti ritrovi sempre di più a lottare contro tutto quello che ti succede e a doverti rialzare". Per Marco siamo 60 per cento acqua, 30 per cento le persone che incontri e il 10 che manca? “E' il tempo che manca per godere di tantissime cose che ci passano vicine perché la vita va avanti e non guarda in faccia nessuno. Mi manca quello che ho perso e non avrò mai ma è giusto così perché non si può avere tutto dalla vita...”.

Nel secondo monologo la parola chiave è indifferenza. E su questo tema Marco è diretto: “Io ho cercato in questi 10 anni di fare tutto il possibile di restare me stesso, cerco di vivere con il mondo che mi circonda, cerco di mantenere i rapporti coi miei amici, con le persone che incontri tutti i giorni. Non mi tiro indietro ad andare al bar, a mangiare un pizza, se una signora viene messa sotto da una macchina non mi tiro indietro anche se sono famoso perché non la devo aiutare? Sono anche andato dai carabinieri a fare denuncia. E la signora non ti ha riconosciuto? No...”. E ride. E fa bene perchè con il suo tour, anticipato dalle cinque anteprime europee di Berlino, Zurigo, Monaco, Parigi e Madrid, ha già venduto quasi 200 mila biglietti. La prossima volta lo vedremo riempire finalmente uno stadio?


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 22 Maggio 2019, 10:55
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