Marco Conidi: «Orchestraccia al Parioli per uno spettacolo universale. "Mai sola mai" all'Olimpico? Non mi abituerò mai all'emozione»
di Enrico Chillè

Marco Conidi: «Orchestraccia al Parioli per uno spettacolo universale. "Mai sola mai" all'Olimpico? Non mi abituerò mai all'emozione»

Il cantautore romano parla dello spettacolo al Teatro Parioli, della sua amata Roma e dell'emozione di sentire l'Olimpico cantare 'Mai sola mai'

L'Orchestraccia torna sul palco, e lo farà domani sera al teatro Parioli di Roma, per un 'rock recital al tempo del bruscolinaro'. Ne abbiamo parlato con il suo frontman e fondatore, il cantautore Marco Conidi, che tornerà ad abbracciare il proprio pubblico insieme agli altri membri del gruppo (Giorgio Caputo, Luca Angeletti, Guglielmo Poggi, Salvatore Romano, Angelo Capozzi, Gianfranco Mauto, Alessandro Vece, Alessio Guzzon, Claudio Mosconi e Fabrizio Fratepietro).

 

Leggi anche > Marco Conidi su Leggo: Tu sei la Roma e io quel ragazzino che sognava di essere Agostino e di cantare davanti a 50mila persone...

 


Finalmente si ritorna sul palco, dopo due anni così difficili. Sarà come una nuova prima volta?

«Assolutamente sì, la musica e i concerti sono un settore tra i più abbandonati con la pandemia. Dopo un periodo iniziale di emergenza sanitaria, che non discuto, c'è stato un totale abbandono da parte dei vari Governi, come se fosse una categoria inutile e senza dignità. Ci sono però oltre 350mila persone tra musicisti, tecnici e altri addetti, che per due anni non hanno avuto alcun aiuto concreto, solo elemosine con cui era difficile mettere insieme il pranzo con la cena. Molti sono stati costretti a cambiare lavoro, smettendo di inseguire i propri sogni, nonostante stiamo parlando di professionisti che hanno una preparazione completa e costante, che non ha nulla da invidiare ad altri mestieri. Siamo emozionati e commossi, tornare in teatro sarà bellissimo e abbiamo deciso di portare uno spettacolo totalmente nuovo, molto diverso dai soliti concerti dell'Orchestraccia».

 

Quali sono le principali caratteristiche dello spettacolo?

«Innanzitutto, ci sono tantissime novità: è uno spettacolo completamente nuovo, ci sono dei monologhi scritti appositamente e canzoni inedite. Lo spettacolo è diviso in due atti ed è qualcosa di completamente diverso, che potrà essere apprezzato sia dai nostri fan storici, sia da chi non ci conosce. Abbiamo superato tutti i nostri i standard, è un rock recital con monologhi, sketch e gag. Si pensa molto, si ride, si balla, si canta: riprendiamo la forma del teatro-canzone, ma è ancora più universale. Ci saranno tantissime sorprese e sarà anche un omaggio a quel grandissimo signore che è stato Pino Wilson, avrebbe dovuto partecipare anche lui essendo un nostro grande appassionato».

 

La pandemia però non è ancora finita, e ora c'è anche una guerra in Europa. Andrete sul palco con la voglia di dare un po' di spensieratezza al pubblico o avvertite anche voi la pesantezza del periodo?

«Sicuramente avvertiamo la pesantezza di questo periodo, siamo coinvolti tutti i giorni come persone e come cittadini. Paradossalmente, sentiamo anche il dovere, da intrattenitori, di risvegliare i sentimenti, portare un po' di sollievo e di svago oltre che un sorriso, per noi ha un grande valore sociale. C'è bisogno di bellezza, di contenuti, di emozionarsi, di piangere, di ridere e di cantare. Mi ricorda quelle donne che, in tempi di guerra, tra le prime cose si facevano portare un rossetto quando erano prigioniere e si erano viste togliere tutto. Siamo tutti esseri senzienti, con emozioni e sentimenti: è una responsabilità e un privilegio portare un po' di sollievo in questo periodo sicuramente difficile».

 

 

 

Avete un nuovo album in cantiere?

«La distribuzione musicale e discografica è molto cambiata rispetto a tempo fa. Oggi, con il digitale, escono dei singoli, anche se io resto un romantico, innamorato delle copertine e dei vinili, del 'feticcio' dei dischi che mi ha spinto a diventare un cantautore. Dopo 'Viva la follia', il nostro ultimo singolo, a maggio ne uscirà uno nuovo e stiamo ultimando i dettagli per decidere l'uscita del nuovo album. Oggi tutto finisce in un secondo, la fruizione delle notizie e delle canzoni non viene mai fissata per un lasso di tempo importante. Vorrei fare un elogio della lentezza: se viviamo le cose più lentamente, ci restano più addosso. Viviamo tutti in un vortice e non so quanto sia positivo tutto questo».

 

Mai sola mai, da questa stagione, viene eseguita prima di ogni partita della Roma all'Olimpico. Lei ha provato più emozioni alla prima giornata di campionato o all'ultima partita giocata (il derby vinto per 3-0 contro la Lazio, ndr)?

«Io mi emoziono ogni volta, non riesco e non voglio abituarmi a questa meravigliosa emozione e all'accoglienza che il pubblico mi riserva ogni volta. Da ragazzino, sognavo di scrivere una canzone che potessero cantare tutti quanti in uno stadio e sentire 50mila persone che cantano è un'emozione incredibile. Chi dice che è solo calcio, sbaglia di grosso: è una questione d'amore e il calcio è un'occasione sociologica senza pari, è l'unico momento in cui puoi abbracciare un estraneo, forse insieme ai concerti. Allo stadio poi non esistono distinzioni sociali o politiche, c'è solo tanta passione, tanta poesia e un senso d'appartenenza enorme».

 

Tra l'altro, con 'Mai sola mai' all'Olimpico Lei è entrato di diritto nell'olimpo dei cantautori romanisti, insieme a mostri sacri come Lando Fiorini e Antonello Venditti...

«Sapere di essere entrato nel cuore di tante persone è una grande soddisfazione. 'Mai sola mai' piace anche ai tifosi delle altre squadre, perché i sentimenti d'amore per la propria squadra sono comuni a tutti. È normale, poi, che un derby vinto in quel modo sia stato un coronamento meraviglioso, ma ogni domenica per me è una festa incredibile e mi sento di aver fatto qualcosa che sopravvive a me e che ormai appartiene a tutti, anche in modo trasversale rispetto alle varie generazioni perché piace anche a tanti ragazzi. Non è neanche facile, perché la Roma ha sempre avuto inni meravigliosi: mi sento molto fortunato e felice. Allo stadio le persone mi salutano come un fratello o un amico: è bellissimo, il bene che sa restituirti la gente è bellissimo. Prima del derby hanno inquadrato me, Antonello Venditti e il figlio di Lando Fiorini: l'unico momento in cui i laziali non hanno fischiato. Devo dire che tanti complimenti mi sono arrivati anche da loro, anche questa è una soddisfazione immensa».

 

Come valuta la stagione della Roma finora?

«Io sono innamorato pazzo di José Mourinho da sempre e ho avuto anche la fortuna di conoscerlo: è una persona fantastica, umanamente e calcisticamente. Lui è uno molto schietto, che non è venuto qui per ruffianeria. Apprezzo anche la dirigenza: a Roma è facile venire e fare proclami, invece queste persone sono arrivate e stanno lavorando in silenzio, con umiltà e con competenza, affrontando anche una situazione economica e finanziaria molto difficile. Il loro lavoro è come andare ad asciugare una cantina allagata con un fazzoletto. Questa stagione è sicuramente di transizione, mi piace molto questa società, seria e presente, lo dico perché l'ho visto anche di persona. Finalmente, per la prima volta dopo tanti anni, si sta costruendo una struttura societaria e ho avuto anche il piacere di collaborare con i progetti sociali e benefici di Roma Cares per tutta la città».

 

Il progetto della società, con l'ingaggio di Mourinho, è sul lungo periodo. Troppo presto per dare i primi giudizi all'operato di tecnico e società?

«Sono convinto che nel giro di un anno, un anno e mezzo, inizieremo a vedere i primi risultati: il progetto è triennale e in continua crescita. Per questo invito i tifosi a fare i tifosi e non gli autolesionisti, sembra che alcuni non vedano l'ora che le cose vanno male per poter distruggere tutto. Negli anni, siamo stati capaci di lamentarci anche di Totti e De Rossi e a tal proposito dico che mi sarebbe piaciuto vederli allenare da Mourinho. Questa squadra va cambiata, con gli innesti giusti, giocatori funzionali alla mentalità dell'allenatore: il lavoro di Tiago Pinto sarà fondamentale, serviranno due-tre giocatori esperti e di personalità per una vera svolta. Con Mourinho ho visto tanti giocatori che sono molto cresciuti sotto il profilo della personalità, i primi risultati già si vedono e tutti i suoi calciatori lo amano alla follia. Un altro motivo per essere felice è che la consacrazione di 'Mai sola mai' è arrivata proprio nel primo anno di Mourinho».

 

L'APPUNTAMENTO

Orchestraccia, 'Rock recital al tempo del bruscolinaro', teatro Parioli (via Giosuè Borsi 20, Roma), martedì 29 marzo 2022, ore 20.30. Prezzo: 23 euro + d.p., info allo 065434851 e prenotazioni al sito del teatro o sulla piattaforma


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 Marzo 2022, 09:19
© RIPRODUZIONE RISERVATA