Maneskin, da via del Corso a X Factor, da Sanremo al boom mondiale: ecco come 4 ragazzi romani hanno realizzato il loro sogno

«Scusami, ma ci credo tanto» è stato il loro mantra fin dall’inizio. Hanno pubblicato solo due album, ma è bastato per conquistare tutti

Maneskin, da via del Corso a X Factor, da Sanremo al boom mondiale: ecco come 4 ragazzi romani hanno realizzato il loro sogno

di Rita Vecchio

Dei fuori di testa, sì. Come chi sa bene che l’opposto del coraggio si chiama perbenismo e lo evita. Fin da quando, senza tanta timidezza o comunque ben celata, con strumenti in spalla e smania di farcela, Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio, prima ancora di essere i Måneskin, suonavano in una gremita via del Corso, a Roma, tra sguardi distratti e orecchie disattente. Eppure già allora, tra il 2015 e il 2016, i quattro avevano chiaro l’obiettivo: farsi applaudire dai palchi di tutto il mondo. E come mantra, lo cantano: «Scusami, ma ci credo tanto». 

Così via del Corso diventa una palestra, la gavetta diventa una strada in salita che preannuncia un salto pindarico oltre che planetario. Prima esibizione al Mei di Faenza, poi il secondo posto a X Factor nel 2017, in squadra con Manuel Agnelli, fino alla vittoria della 71ª edizione del Festival di Sanremo e della 65ª edizione dell’Eurovision Song Contest Festival. Era il 2021 e a dirigerli c’era il maestro Enrico Melozzi. «Che viaggio incredibile», postano nelle stories di Instagram tirando le somme della loro  svavillante, seppur breve, carriera. Dal brano “Chosen” - nome anche del primo Ep pubblicato con Sony - a “Zitti e buoni”. Ed eccoli, signore e signori, aprire niente meno che il concerto dei Rolling Stones e suonare per quaranta minuti all’Allegiant Stadium di Las Vegas strapiena di fan in trepidante attesa di Mick Jagger & company. Eccoli, applauditi da Iggy Pop e Mark Ronson. Eccoli infiammare il Coachella Festival e urlare «Fuck Putin». Eccoli ospiti per la prima volta in una tv americana, al famoso Tonight show - lo storico talk show in onda su NBC - con Jimmy Fallon sarcasticamente travestito da Victoria che accompagna i Måneskin in “Supermodel”, ultimo singolo presentato per la prima volta all’Eurovision di Torino e uscito lo scorso maggio con un videoclip «omaggio ai nostri film preferiti anni 90», come “Run Lola Run”, “Le Iene”, e ancora Hitchcock e un po’ di Hollywood degli anni 50» girato a Londra e diretto dal duo Bedroom Projects (The 1975) e Ben Chappell (Arctic Monkeys, Nine Inch Nails). 

Sono giovani - Damiano 23 anni, Victoria 22 e gli altri due, 21 anni  - belli, eccentrici. Ammiccano e ancheggiano. Look estroso ed elegantemente sfrontato in Gucci style, tra paillettes, giacche di pelle, calze a rete, petto nudo, perizomi e adesivi a forma di stella a coprire i capezzoli. Il modo di suonare e di porsi sul palco è sfacciato, disinibito. «Rock’n’roll never dies», il commento di Damiano subito dopo la vittoria all’Eurovision Song Contest con “Zitti e Buoni” sul palco dell’Ahoy Arena di Rotterdam. 

Ma al di là del rock’n’roll «che non muore mai», non è quello che fanno a marcare il gap della differenza, ma è il come lo hanno fatto e come lo stanno facendo. Spregiudicati e con la fame di lasciare il segno, bramosi di essere illuminati dal faro del successo, degli applausi e della notorietà con la musica che hanno sempre sognato. Partendo dal nome, Måneskin, parola danese che sta per “chiaro di luna” scelta dalla lingua d’origine della madre di Victoria. Quello che i Måneskin fanno non è nulla di mai visto. Nessun sentiero inesplorato, nessuna verginità nel modo di esprimersi. Il linguaggio stilistico che usano è noto, ma loro lo manipolano con indipendenza tale da renderlo oggi unico. Contemporaneo, attualizzando ciò che nel passato ha segnato un’epoca. D’altronde la musica attuale è costellata da rap e trap. Sì, certo, poi ci sono anche le ballad, ma questa è un’altra storia. Vincono il Festival con un pezzo impensabile per un Sanremo pre-Amadeus. «I Måneskin e la rivoluzione», si urlava durante la settimana della kermesse. Riportano l’Eurovision dopo 31 anni in Italia, assicurandosi come secondi nella storia di vincere con lo stesso brano e nello stesso anno sia il Festival di Sanremo che l’Eurovision Song Contest (la prima e unica era stata Gigliola Cinquetti nel 1964 con “Non ho l’età (per amarti)”. «Gli italiani con le scarpe da ginnastica e l’eyeliner hanno infuocato il palco», li aveva definiti il Guardian all’indomani della vittoria. I numeri fanno giri immensi consacrandoli come gli italiani più ascoltati al mondo su Spotify nel 2021: 11 dischi di diamante e 245 certificazioni mondiali, 194 platino e 40 d’oro, contando oltre 5 miliardi di stream su tutte le piattaforme di streaming e il secondo disco di platino in una piazza difficile come quella del Regno Unito con la hit “Beggin’”.

E come non citare “Mammamia” - brano registrato in presa diretta e prodotto insieme a Fabrizio Ferraguzzo (che da dopo Sanremo e la rottura con Marta Donà è anche il loro manager) - entrato nella classifica di 34 paesi raggiungendo il più alto debutto in classifica nell’esordio, al primo posto per 10 settimane consecutive e #1 posizione nella classifica US Rock Airplay, fatto che non accadeva per rapidità di ascesa da 24 anni. Insieme ai premi. Tra questi, il “Best New Alternative Artist” all’iHeart Music Awards 2022, il “Best Rock” agli Mtv Emas, la prima vittoria di artisti italiani in una categoria internazionale, la doppia nomination ai Brit Awards come “International Group” e “International Song”, l’inclusione di “I Wanna Be Your Slave” (triplo disco di platino) nella “Top 10 Tracks of 2021” secondo Bbc, candidatura agli American Music Awards 2021 come “Favorite Trending Song”. Fino alla voce “prestata” nella versione italiana del film Disney “Crudelia” con Emma Stone, nella cover “I wanna be your dog” degli Stooges. Come quella recente di “If I Can Dream” di Elvis Presley, dalla colonna sonora originale del film “Elvis” con Austin Butler e Tom Hanks. Un successo inaspettato per un giro di boa temporale mai accaduto prima ad artisti italiani. Il tutto con soli due dischi “Il ballo della vita” (dentro il singolo “Torna a casa”) e “Teatro d’ira - Vol. I”, contenente il brano “Zitti e buoni”. «Usciti da X Factor, la principale critica che ci facevano era che facevamo solo le cover. Grazie a Dio», aveva replicato Damiano alle critiche. E anche qui, rispondono i fatti. E la risposta, scontata, resta sempre la stessa: «Zitti e buoni, la gente purtroppo parla e non sa di che cosa parla».  

 

Ultimo aggiornamento: Domenica 10 Luglio 2022, 10:02
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