Cirilli e Mazzocchetti: lo showman e il tenore, l'inedito duo per il tormentone dell'estate “Il ritmo degli esseri umani”

Cirilli e Mazzocchetti: lo showman e il tenore, l'inedito duo per il tormentone dell'estate “Il ritmo degli esseri umani”

di Giancarlo Leone

Un inno all’estate, alla bellezza e alla sperata, attesa ripartenza ce lo rivelano con “Il ritmo degli esseri umani” e quella briosa positività che li contraddistingue gli artisti abruzzesi, lo showman Gabriele Cirilli e il tenore crossover Piero Mazzocchetti, coppia inedita artistica per questa estate che, con il loro allegro brano e innato talento, hanno dato un pieno di energia e di augurio alla ripartenza verso quella ricercata normalità di cui tutti abbiamo bisogno. E’ dunque una canzone dal tormentone “estivo rivoluzionario” a lasciar avanzare la fine definitiva di una conclusione pandemica.

Gabriele, come nasce questa coppia artistica?

“E’ nata casualmente da un incontro improvviso durante uno streaming dedicato all’Abruzzo che stavo facendo io. E’ capitato nell’incontro anche Piero e allora abbiamo deciso di riunire le forze abruzzesi e creare una squadra. Io ho una voce da tenore, mi piace scherzare su questa dote, lui è già tenore. E allora perché non fare un disco insieme? Così Marco De Antoniis, produttore discografico anche di Massimo Ranieri, ha subìto ideato, scritto e composto ‘Il ritmo degli esseri umani’. Tutti noi abbiamo tanta energia repressa, dobbiamo ripartire assolutamente. Gli esseri umani non possono stare a casa per sempre. L’uomo ha bisogno di abbracciare, assembrarsi, avere rapporti sociali. Con questo brano vogliamo spazzare via tutte le paure del Covid”.

Con questo brano avete fatto un video che sta spopolando. Tormentone estivo o inno alla ripartenza?

“L’ho sempre considerato un inno alla ripartenza di buona speranza per far sì che i giovani al ritmo di questo brano tornino a socializzare. Di questa situazione ne hanno sofferto maggiormente loro che sono rimasti troppo chiusi in casa. Devono tornare ad abbracciarsi, parlare. Io ho un figlio di 20 anni e l’ho visto intristito, introverso, meno felice di un tempo”.

In questi mesi di lockdown per lo spettacolo, secondo lei sono cambiate ironia e comicità?

“No, non credo. Dopo questo lockdown è come se fossimo usciti da una guerra mondiale. Niente si è fermato, anche se così è sembrato. Anzi è proprio nei momenti di crisi che si sviluppa nell’uomo l’effetto creativo, voglia di tirar fuori quello che ha dentro. Le maggiori scoperte sono nate in momenti di crisi. Ne è prova anche questo vaccino anti-Covid con il quale ci siamo dati subito da fare per combatterlo. E ci stiamo riuscendo, dopo un iniziale momento di smarrimento l’anno scorso”.

Gigi Proietti, di cui lei è stato allievo, diceva che si può essere leggeri ma con sostanza. Concorda?

“Sì. E’ chiaro che la leggerezza non deve essere insulsa, ma di un certo spessore. Si deve ricercare la qualità. Leggerezza non vuol dire approssimazione”.

Cosa ha “rubato”, artisticamente parlando, a Proietti, suo secondo padre?

“Tutto quello che ho potuto rubare. Ma non basterebbe una vita per rubare da un istrione, da un attore completo quale era lui. Non gli piaceva la parola copiare, l’artista deve rubare con gli occhi, con le mani. Come si dice, impara l’arte e mettila da parte”.

Progetti per questa estate?

“Recupero delle date teatrali con il mio spettacolo Mi piaci di più, interrotto nel marzo 2020. Questa estate avrò date in Puglia, Calabria, Toscana, Marche, Emilia Romagna. Ma questa ripartenza un po’ mi spaventa: è come uno che dopo anni riprende la bicicletta: ci saprò riandare, sarò in grado di guidarla? E io mi chiedo: la gente verrà, non verrà, avrà piacere di tornare a teatro? Oddio che ansia!!”.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 Giugno 2021, 08:15
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