Jesto: «Il mio rap-canzone nel nome del padre»

di Claudio Fabretti
ROMA - «Volevo fare un concept-album per suonare la sveglia alle nostre coscienze sopite, per questo l’ho chiamato Buongiorno Italia». Ha le idee chiare, Jesto, figlio d’arte - il padre era Stefano Rosso, indimenticato cantautore, scomparso nel 2008 - e rapper sulla cresta dell’onda. E non nasconde tutte le sue ambizioni.

Un concept nell’era dei singoli e delle playlist: non è un azzardo?
«Sì, ma io ho sempre voluto muovermi controcorrente. La trap, per dire, la facevo dieci anni fa, oggi sta dilagando ma non mi sento di riproporla».

C’è anche un po’ di nostalgia per l’epoca d’oro dei cantautori?
«Sì, ho voluto fare un tributo ai cantautori degli anni 70. Un’opera da sentire tutta da fila, che alterna momenti ironici ad altri molto malinconici».

Un po’ come accadeva nei brani di tuo padre, penso a “Stanza 26”...
«Già, in un certo senso è come se avessi scritto queste canzoni a quattro mani con mio padre. Sento di avere addosso l’ispirazione di papà, la consapevolezza di aver vissuto ascoltando le sue canzoni e la bella musica - cantautorato, jazz - che si ascoltava a casa».

I rapper sono i nuovi cantautori: concordi con questa tesi, molto in voga oggi?
«Dipende. Se per cantautore intendiamo l’autore delle proprie canzoni, questo lo fa anche il rapper. Ma non sempre nei rapper si trova quella profondità di contenuti tipica di una certa scuola di cantautori. Sicuramente in comune ci sono un focus sulla realtà e una piena adesione agli eventi contemporanei».

Sei romano, ma trapiantato a Milano. Come vivi questo distacco?
«A Milano c’è il mio lavoro, con il mio studio, il mio team. Roma mi manca, ma cerco di essere sempre in movimento e trovarmi nei posti giusti per esprimere la mia creatività. Tornare a casa, però, è sempre bellissimo».

Ultima curiosità: perché i tuoi fan si definiscono “supershalli”?
«Perché ho fatto una di serie di canzoni su “supershallo”. È un po’ la mia filosofia: affrontare i problemi superandoli, senza troppe negatività. E questo ha attecchito sui ragazzi, lo vedono come un invito a essere se stessi».

Ci saranno dei concerti per presentare il disco?
«Sì farò dei live, portando sul palco musicisti veri oltre agli asset rap del dj. C’è anche un chitarrista, che è un ex-allievo di mio padre. È come se avessi chiuso il cerchio: un karma creativo».
 
Martedì 15 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 14:39
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