Jacopo Castagna è Le Larve, con Musicaeroplano in finale a Sanremo Giovani: «Una grand opportunità in un momento difficile»

Jacopo Castagna è Le Larve, con Musicaeroplano in finale a Sanremo Giovani: «Una grand opportunità in un momento difficile»

Jacopo Castagna, in arte Le Larve («Siamo in un mondo di larve, dove tutti pensano al futuro e non accettano di vivere il proprio stato embrionale», spiega per la scelta dell'insolito nome) ha superato le selezioni di AmaSanremo con il singolo Musicaeroplano e sfiderà gli altri finalisti di Sanremo Giovani il 17 dicembre al Casinò di Sanremo. Romano, classe 1993, Jacopo ha iniziato la sua carriera a soli 9 anni come doppiatore, mestiere che ancora svolge, per approdare alla musica nel 2010. Nel 2015 il suo primo (e al momento unico) album "Non Sono D’accordo" con un'etichetta indipendente, la LDM. Da allora non si è più fermato, fino ad attirare l'attenzione della Polydor/Universal Music. 

 

Da indipendente a Sanremo Giovani, perché proprio ora?

«Ci avevo già provato due volte. Questa è stata la terza, ma sono molto contento sia successo ora. Soprattuto per il tipo di brano presentato. Cantare in tv è stata una bella esperienza, nel bene e nel male».

 

Musicaeroplano ha un ritornello strumentale, non è stata una scelta scontata.

«Nei tentativi precedenti avevo proposto brani "radio friendly", "Piove" e "Semplice". Stavolta mi sono imposto con un pezzo più rock. Questo spiana la strada a uscite dal sound un po’ grezzo».

 

Cosa c’è stato prima di Sanremo?

«Tanta gavetta live, mi piace esibirmi dal vivo. C'era anche un tour in programma prima del lockdown».

 

Cosa ci sarà dopo?

«Spero che la mia musica venga capita e apprezzata. In un periodo così difficile, in cui non ci si può proporre con i live, è una delle pochissime vetrine disponibili per chi deve emergere. Sento una grande responsabilità, ma ho già un disco pronto che non vede l'ora di uscire».

 

E il mondo dei talent?

«Sta cambiando, è al passo coi tempi. XFactor prima non mi convinceva, ora sta valorizzando molto gli artisti con belle performance e un contorno pronto al lancio sul mercato discografco. Insomma non ne penso male, non è da escludere l’idea di partecipare».

 

Come ha reagito allo stop della musica?

«Io ho un doppio lavoro, sono doppiatore. Con la musica si è fermato tutto il discorso live, ma anche col doppiaggio c'è stato un calo dei lavori con le produzioni ferme. Ho preso il lato migliore. Ho scritto, ho lavorato un po’».

 

Nell'ultimo singolo c'è una citazione ai Green Day. Altre ispirazioni?

«Una doppia citazione...Speriamo non ci facciano causa! La musica che si fa prende sempre spunto da ciò che si ascolta, ma è necessario prendere anche le distanze. Tra i miei ascolti contemporanei ci sono i Twenty One Pilots, i Muse. Come riferimento italiano potrei citare i Negramaro, soprattutto per le chitarre come in Mentre tutto scorre». 

 

Le chitarre, parliamone.

«È uno strumento che deve trovare il suo spazio. Io mi affido a Stefano Maura, chitarrista e mio braccio destro da alcuni anni. Mi piace il suo gusto e lascio libero di arrangiare». 

 

Doppiatore e cantautore. Se la voce sparisse cosa farebbe?

«Continuerei a suonare la chitarra o la batteria, e a scrivere».

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 1 Dicembre 2020, 19:55
© RIPRODUZIONE RISERVATA