Sanremo 2019, D'Angelo e Livio Cori: «Io e Nino, gemelli diversi»
di Marco Castoro, Rita Vecchio

Sanremo 2019, D'Angelo e Livio Cori: «Io e Nino, gemelli diversi»

Nino D’Angelo torna a Sanremo. È come un gol del Napoli sotto la Curva B. «È la sesta volta che ci vado. Comunque, è sempre un’emozione nuova. Sto più rilassato, ho un’età, riesco a gestire meglio la tensione. Sono contento per Livio Cori, è la prima volta che sale sul palco di Sanremo e quindi sarà molto emozionato. È un bravo ragazzo, molto rispettoso della mia storia. Un mio fan, ci siamo conosciuti meglio, abbiamo fatto una canzone come un padre e un figlio».
Due generazioni a confronto che si parlano…
«Io ho 61 anni eppure lui mi tratta come se avessi la sua età. Mi viene da ridere ma è molto bello. Un’altra Luce è una canzone napoletana attuale. La nostra è una generazione di sessantenni che ha fallito. Abbiamo fatto troppi casini lasciando i giovani senza un futuro».
Forse la responsabilità è più dei politici che ci hanno governato…
«Ma la politica siamo noi. Li abbiamo scelti noi, quindi è nostra la responsabilità se i giovani scappano».
Al televoto tutta Napoli scenderà in campo…
«Sanremo è una bella vetrina, in una settimana si fa la promozione di tre-quattro mesi. Mi aspetto tanti consensi dai napoletani. Da questa canzone esce un nuovo D’Angelo. Il futuro? Vorrei tornare a fare il regista cinematografico a tempo pieno. Vi saluto con una frase della canzone: “Mai nisciuno te po arrubà nu suonno, Si tu nun ‘o raccunte”».

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La sua Napoli e il suo mito, Nino D’Angelo. Livio Cori fa tutti i riti scaramantici del caso e parte per il suo primo Festival. Al rapper ventottenne originario dei Quartieri Spagnoli napoletani - che ha firmato la musica di Surdat in Gomorra3, serie dove ha pure vestito i panni di O’Selfie, uno dei giovani camorristi - non gli pare vero di essere su quel palco. «Quando ho scritto Un’altra luce non la pensavo per Sanremo», dice dietro degli occhiali arancioni.
E di chi è stata l’idea?
«Di Nino. Con lui realizzo un sogno. Sono suo super-fan da sempre e cantare con lui per me è già la vittoria. È parte della maschera napoletana: c’è la pizza, il Vesuvio, Pino Daniele e Nino d’Angelo. No?».
Un dialogo tra due generazioni.
«Che sono solo apparentemente distanti. Siamo figli della stessa cultura».
Lascerebbe Napoli?
«L’ho fatto durante la registrazione del disco che uscirà l’8 febbraio Montecalvario - Core senza paura: un disco personale che affronta anche il distacco dalla propria terra. Noi abitiamo in un posto dove la gente ancora oggi è costretta a spostarsi per cercare lavoro. È triste, ma è così. E purtroppo c’è ancora - per ignoranza - il pregiudizio tra nord e sud».
Si dice che lei sia Liberato, il rapper che si nasconde dietro il cappuccio?
«Hanno messo in giro questa voce. Che si pensi che sia io, mi fa ridere. È solo gossip. Un giorno, se mai scoprirete chi è, vedrete che non sto mentendo».
Venerdì 1 Febbraio 2019, 06:30
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