Giuni Russo, dopo Alghero e Catania finalmente anche la sua Palermo si ricorda di lei

Giuni Russo, dopo Alghero e Catania finalmente anche la sua Palermo si ricorda di lei

di Totò Rizzo

Buon’ultima (per adesso) è arrivata la sua città, Palermo, dove Giuni Russo nacque il 10 settembre 1951. Dopo Alghero e Catania (che le hanno già dedicato rispettivamente un belvedere e uno slargo dei loro lungomari), il capoluogo siciliano intitolerà mercoledì 5 ottobre, a 18 anni dalla morte, l’ottocentesco Palchetto della Musica di piazza Castelnuovo, di fronte al Politeama, uno dei teatri d’epoca palermitani, a una sua “figlia” che è stata una delle interpreti più originali e versatili della musica italiana.

Storia lunga di colpevole dimenticanza e di non meno colpevole burocrazia, questa dell’intitolazione di uno spazio cittadino a Giuni Russo che peraltro ha vissuto infanzia e giovinezza non molto lontano dal quel “tempietto” neoclassico (ideato dallo scultore Salvatore Valenti per la famiglia Florio), nel rione popolare del Borgo Vecchio, penultima figlia, fra dieci, di un pescatore, nata Giuseppina Romeo, nome anagrafico che tramutò nel nome d’arte di Giusy Romeo (per il suo esordio appena diciassettenne a Castrocaro e subito dopo a Sanremo, tra il 1967 e il ’68) e poi ancora in quello di Giuni Russo.

Morta nel 2004 per un tumore (e la sua ultima apparizione al Festival di Sanremo, l’anno precedente, dove fu in gara con “Morirò d’amore”, resta un’icona di vocalità, di interpretazione e di stile che ancora commuove), Giuni Russo ha diviso la sua carriera tra il pop di “Un’estate al mare” (che proprio quest’anno compie 40 anni) e “Alghero” e la ricerca che perseguì, complici la sua compagna di vita e d’arte Maria Antonietta Sisini e tre importanti sodali del suo viaggio tra le note come Franco Battiato, Alberto Radius e Giusto Pio che capirono come quella vocalità che sorvolava le ottave con spericolate acrobazie di registro potesse essere messa al servizio non solo della musica leggera ma anche della sperimentazione e di progetti più impegnativi (dalle romanze dell’Ottocento di “A casa di Ida Rubinstein” ai testi sacri di San Giovanni della Croce e di Santa Teresa d’Avila e ancora alle ancora le canzoni da cabaret e al tango argentino).

L’intitolazione di un luogo di Palermo a Giuni Russo era stata più volte sollecitata, negli anni dopo la sua scomparsa, dall’Associazione culturale GiuniRussoArte che fa capo a Maria Antonietta Sisini ma era rimasta per lungo tempo soltanto un proposito delle varie amministrazioni cittadine. Si concretizzò soltanto lo scorso anno ma il recente cambio sia del governo comunale che di quello regionale (il Palchetto della Musica è sotto tutela della Sovrintendenza regionale ai Beni Culturali e Monumentali) hanno ritardato fino ad oggi l’atto ufficiale.

Domani, dunque, la cerimonia presenti il sindaco Roberto Lagalla e l’ex assessore regionale ai Beni Culturali Alberto Samonà (la nuova giunta regionale non è stata ancora formata). Verrà apposta una targa (pagata dall’amministrazione regionale: pare che quella comunale, in perenne bolletta, non potesse consentirsi nemmeno questa spesa) sulla quale si leggerà: «Qui, a soli 10 anni, sul “Palchetto della Musica” si esibì pubblicamente per la prima volta l’artista Giuni Russo, cantante e musicista (Palermo, 1951- Milano, 2004)». Un modo, fuori tempo, per cercare di far quadrare la labile memoria di una città per una sua artista che, quando cantava, era invece quadratissima.


Ultimo aggiornamento: Martedì 4 Ottobre 2022, 17:41
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