Giuni Russo, ira della compagna: «La Rettore mente, rispetto per il suo male»

Giuni Russo, ira della compagna: «La Rettore mente, rispetto per il suo male»

La cantante trevigiana Donatella Rettore e Giuni Russo non ebbero nessun contatto negli ultimi anni di vita di quest'ultima. A rivelarlo è Maria Antonietta Sisini, produttrice, principale collaboratrice e compagna di vita di Giuni Russo per 36 anni, che smentisce le dichiarazioni fatte dalla 66enne Donatella Rettore venerdì nella trasmissione di Rai1 "Vieni da me": «Rettore non ha visto né sentito Giuni negli ultimi anni».

Leggi anche > Maddalena Corvaglia contro il governo: «Non fai lo scontrino? Vai in carcere. E i clandestini in albergo»
Mila Suarez: «Alex Belli mi costrinse a rifarmi seno e naso, oggi voglio tornare come ero prima»

 
«Purtroppo sono costretta a rompere il mio riserbo sulla malattia di Giuni Russo, artista con la quale ho lavorato e vissuto per 36 anni e di cui porto avanti l'eredità artistica. Mi riferisco alle dichiarazioni di Donatella Rettore nella trasmissione Tv "Vieni da me" di Rai1».



«Rettore - ribadisce Sisinni - non ha visto ne sentito Giuni negli ultimi anni. Giuni nel 2004 non ha fatto chemioterapia, ha smesso nel 2003. Dopo le sedute di chemio non aveva nessuna voglia di parlare al telefono con chicchessia... Giuni è stata assistita dalla sottoscritta e dalla Vidas, che non smetterò mai di ringraziare perchè grazie alle loro cure Giuni non ha sofferto. Non vado oltre, perchè ho sempre tenuto il riserbo che Giuni merita», conclude la produttrice, musicista e scrittrice, che dopo la morte di Giuni Russo, si è dedicata a preservarne l'eredità artistica con l'Associazione Giuni Russo.

Le dichiarazioni della Rettore
Ieri, Donatella Rettore, ospite del programma di Caterina Balivo, aveva detto:
«Ho accompagnato Giuni Russo attraverso l'estate del 2004, non mi è piaciuto che abbia sofferto così tanto. Secondo me bisogna lasciare una libera scelta a chi vuol soffrire fino all'ultimo e a chi se ne vuole andare con dolcezza». «Ricordo che mi chiamava dopo le sedute di chemioterapia. Mi diceva "sto talmente male, se parliamo mi sento meglio"», aveva aggiunto Rettore, cogliendo lo spunto per una riflessione sul fine vita. «Non mi è piaciuto che abbia sofferto così tanto. Secondo me bisogna lasciare una libera scelta a chi vuol soffrire fino all'ultimo e a chi se ne vuole andare con dolcezza».
Sabato 19 Ottobre 2019, 15:58
© RIPRODUZIONE RISERVATA