Francesco Motta: «Un disco nato a Trastevere»

di Rita Vecchio
Motta-sono-io, tutto attaccato. È il nickname di Francesco Motta su Instagram. L'auto-consapevolezza di un artista? Forse sì, visto che il disco Vivere o Morire è piaciuto e che il vinile arancione è entrato nella classifiche dei più venduti in Italia - quasi impensabile per uno che non è uscito né da talent né da YouTube. E ora, il tour.
Il 26 maggio partirà da Roma. Casualità?
«Scelta voluta. È la città dove da otto anni sto costruendo la mia indipendenza. Le canzoni sono nate girando di notte a Trastevere. La considero casa mia. Aprirà il concerto Filippo Gatti».
Pronto?
«Sì. E sarà più bello del precedente. Passerò da un genere all'altro grazie alla bravura dei miei musicisti. I brani del primo disco (La fine dei vent'anni, ndr) entrano nel secondo con una facilità che mi spaventa. Scorre tutto, come la mia vita, che trovo cambiata».
Si spieghi.
«Prima non mi conoscevo abbastanza. Mi sono preso del tempo per stare solo, uscendo dall'urgenza sociologica dell'essere sempre circondato da persone. Mi sono dato alla sintesi per seguire l'urgenza di volere stare bene. E come in Vivere o Morire, ho lasciato fuori lamentele, recriminazioni, gli è troppo presto e gli è troppo tardi della vita. La mia musica è tutta qui».
Voglia di solitudine?
«Voglia di ritrovarmi».
È felice?
«Sono tranquillo».
Lontani i tempi dei Criminal Jokers, la sua prima band?
«Una musica più consapevole sempre in movimento. Anche se non ho ancora capito cosa significa saper suonare».
Cioè?
«Nel senso che mi stupisco ancora, che voglio imparare quello che non so».
Beh, lei è riuscito a entrare nella squadra Sugar.
«Caterina Caselli mi ha dato fiducia. Per me significa tanto».
A Sanremo ci ha pensato?
«Sì, e non lo escludo».
Lei è appassionato di cinema, tant'è che ha frequentato un corso di composizione per film.
«Diciamo che il cinema mi semplifica la vita, visto che la parte testuale mi dà tormento: è difficile scrivere le parole. Nel cinema, invece, è come se altri avessero già fatto al posto mio. È più rilassante. E poi il cinema mi permette di esplorare suoni oltre la canzone».
E, quindi, alla domanda progetti futuri?
«Magari. Mi piacerebbe scrivere per Garrone. Perché no».
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Venerdì 25 Maggio 2018 - Ultimo aggiornamento: 09:53
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