De Gregori alla prova d'orchestra: «Un tour per dare nuova vita alle mie canzoni»
di Claudio Fabretti

De Gregori alla prova d'orchestra: «Un tour per dare nuova vita alle mie canzoni»

«L’orchestra cambia tutto, esalta le linee melodiche, le dinamiche. Ma non abbandono la forma rudimentale dei miei brani». Francesco De Gregori mette subito in chiaro il senso del suo nuovo tour, a pochi minuti dal primo concerto, a Roma, nella cornice storica delle Terme di Caracalla: «Le canzoni sono qualcosa di vivo, non si può pensare che rimangano inalterate nel tempo», ribadisce ancora una volta, nel solco della lezione dylaniana. Salvo poi tranquillizzare chi teme eccessi di grandeur orchestrale: «La struttura-base non cambierà».
 
 


Dopo la dimensione intima della residency alla Garbatella, dunque, la maestosità di un’orchestra di 40 elementi, a colorare i suoi successi, nel “De Gregory & Orchestra - Greatest Hits Live”, il tour estivo che lo porterà a esibirsi fino in autunno (con tre date agli Arcimboldi di Milano aggiunte in extremis, a partire dal 23 settembre). Ad aprire lo show, però, una canzone che non è propriamente una hit: «O Venezia l’ho ripresa da Il fischio del vapore, il mio disco con Giovanna Marini - racconta - È musica popolare italiana, festosa, con afflati verdiani. Mi sembrava perfetta come incipit». Non ci sarà, invece, Viva l’Italia, già ripescata nei live alla Garbatella: «È molto assertiva, pugnace, con il dito puntato: non me la sento di farla ora», si giustifica. E a chi gli fa notare che anche Pablo - presente in scaletta - è una canzone politica, lui ribatte: «Ma non è un pezzo ideologico. È ispirato ai Malavoglia, agli ultimi del mondo. Ma non è che sono diventato un rivoluzionario per questo».

Nessun dubbio, invece, sulla scelta orchestrale: «Oltre alla Gaga Symphony Orchestra di Treviso, ci sono sul palco gli Gnu Quartet per gli archi e la mia band storica. È uno show che mescola generi vari», sottolinea, convinto che «un artista che ha 50 anni di carriera alle spalle deve farsi tentare dal suono orchestrale». Un suono che - garantisce - sa riservare sempre sorprese: «Tutti i pezzi trovano nuova vita, da La donna cannone a Generale. E qua e là mi commuovo». Non abbastanza, però, da ricavarne un disco live: «Mi piacerebbe farlo, ma non lo pubblicherò mai, perché sono stufo di fare dischi che non vendono», sbotta.
Siparietto finale sulla politica. «Concedere una mia canzone a un partito? Tanto nessuno me l’ha chiesta - taglia corto - E poi lo sapete, non voglio parlare di politica: si rischia di essere banali».
Mercoledì 12 Giugno 2019, 07:25
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