De Gregori e Venditti emozionano a Rtl 102.5: il racconto della loro amicizia lunga 50 anni

Venditti e De Gregori saranno in concerto a Roma il 18 giugno: «Vi promettiamo gioia per tutti, targata 2022» «Aspettatevi qualcosa di unico»

De Gregori e Venditti emozionano a Rtl 102.5: il racconto della loro amicizia lunga 50 anni

Aneddoti e musica: dai ricordi di viaggio all'omaggio a Lucio Dalla. E poi ancora il tour e il concerto del 18 giugno allo stadio Olimpico di Roma, nel cuore della loro città. Antonello Venditti e Francesco De Gregori regalano agli ascoltatori due ore indimenticabili durante l'intervista in radiovisione su Rtl 102.5. I due cantanti si sono conosciuti cinquant’anni fa. «Suonavamo nello stesso locale, eravamo giovani e entusiasti e ci siamo conosciuti là», racconta subito De Gregori. «Io ero vecchio e già arrabbiato, sono migliorato nel tempo» puntualizza Venditti. «Antonello è sempre stato un bravo ragazzo, è una bravissima persona» dice il collega. «De Gregori stava sempre altrove, sembrava che fosse altrove. Lui ha un vizio: quando cammina tu pensi che stai parlando con lui, ma fisicamente è due metri avanti a te» racconta Venditti.

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Il 45 giri di Venditti e De Gregori

Il loro quarantacinque giri li accompagnerà nel loro tour. Il vinile contiene due brani iconici della carriera di entrambi. Come li hanno scelti? «È stata una sorpresa di De Gregori», risponde Venditti. «Avevamo fatto una tornata di prove, siamo andati a sentire ciò che avevamo fatto in studio e lui ha proposto di cantare Generale e Ricordati di me». Nella copertina di questo quarantacinque giri, Francesco De Gregori indossa uno dei suoi cappelli, mentre i simboli di Antonello Venditti sembrano non esserci. «Ho rinunciato a tutti i simboli, ormai. Avevo il pianoforte bianco e tutti lo hanno fatto bianco, avevo il panama e tutti lo hanno indossato» ha raccontato Venditti. «Gli occhiali sono rimasti ma per poco secondo me, questi sono occhiali da vista. Da una parte mi è migliorata la vista dall’altra mi è peggiorata, a quel punto userò gli occhiali non graduati. O magari, voglio sorprendervi senza occhiali».

Il viaggio indietro nel tempo

Le famiglie di De Gregori e Venditti avevano un clima culturale particolarmente vivace con due mamme insegnanti e un papà funzionario dello Stato, l’altro un grandissimo bibliotecario. «Siamo nati in famiglie che ci hanno dato una buona educazione e ci hanno dato da leggere e da nutrirci culturalmente» dice De Gregori. «Io non posso dire altrettanto, nel senso che il mio conflitto con mia madre è noto a tutti. De Gregori è testimone del mio rapporto con mio padre, loro due sono nati nello stesso giorno, e passavamo quasi sempre quel giorno a casa dei miei» racconta Venditti. «Lui assisteva sempre a grandi litigate tra me e mio padre, che finivano anche male dal punto di vista fisico. Io e papà avevamo un rapporto molto fisico. Mia madre è tremenda. Un rapporto molto conflittuale quello con i miei genitori». «Io sono contento di aver vissuto in una famiglia educata, colta e rispettosa delle mie scelte. Quando iniziai ad andare in giro con la chitarra per fare il cantante loro rimasero sorpresi e interdetti. La mia destinazione naturale sarebbe stata seguire le loro strade, ma nessuno ha provato a ostacolarmi» risponde De Gregori.

Il viaggio in Ungheria

Cinquant’anni insieme, primo album insieme storico nel 1972, “Theorius Campus”, nel quale c’era anche “Roma Capoccia”, brano ascoltato in onda. «Non ci credeva nessuno in quel momento, fu un atto di coraggio del nostro discografico di quel tempo. Eravamo invendibili. Poi Antonello piazzò dentro questo straordinario brano e da lì si aprì uno scenario diverso» racconta De Gregori. «Possiamo dire che dobbiamo il nostro futuro di allora a "Roma Capoccia", ma anche a Lilli Greco, che è stato il nostro produttore e che riuscì a capire che nelle pieghe della nostra scrittura c’era del buono» dice Venditti.

«Nominiamo anche Vincenzo Micocci, l’uomo che credette in noi all’inizio e che ci finanziò questo primo disco» svela ancora De Gregori. Oltre ai lavori insieme, c’è stato anche un viaggio in Ungheria. «Andammo in Ungheria perché ci offrirono un viaggio per pagarci di alcune riprese che avevamo fatto a Roma con una troupe ungherese» racconta De Gregori. «Non potevano pagarci cash e quindi ci invitarono per dieci giorni a visitare l’Ungheria e in cambio noi suonavamo in giro, erano circa sei eventi al giorno. Una cosa divertentissima. Eravamo giovani, ingenui, entusiasti. Lì cominciammo a pensare di poter fare qualcosa insieme e quando tornammo a Roma ci capitò di fare questo disco».

Venditti: «Il pianoforte sulla spalla? L’ho vissuto come Cristo che aveva la sua croce»

«Tutti mi chiedono perché il pianoforte sulla spalla?» racconta Venditti a W l’Italia su Rtl 102.5. «Perché l’ho vissuto come Cristo che aveva la sua croce, io avevo il pianoforte. Il pianoforte non era previsto nell’immaginario del cantautorato di allora, io che lo suonavo ho inventato un modo per poter suonare con gli altri. Mi è andata bene perché cercavo di suonare il pianoforte come una chitarra acustica, poi quando mi capitava suonavo il bongo. Il pianoforte, quindi, non c’era mai e quasi sempre erano verticali quelli che trovavo, quindi dovevo suonare contro il muro, non c’erano i microfoni: o cantavi di più del pianoforte o non si sentiva nulla» continua Venditti.

L'omaggio a Lucio Dalla 

Durante l’intervista, c’è stato un momento in cui è stato omaggiato Lucio Dalla con “Canzone”, brano di Dalla reinterpretato da Venditti e De Gregori. «È stata una bellissima idea di Antonello» dice De Gregori. «Erano i primi tempi che suonavamo insieme. Al Forum d’Assago, nel camerino, gli ho proposto che invece di fare una nostra canzone avremmo potuto cantarne una di qualcuno» racconta Venditti. «Una canzone molto adatta, fatta con un suono più contemporaneo». «Io e Francesco abbiamo frequentato tanto Lucio. C’è stato un periodo in cui lui mi ha trovato casa e mi ha salvato da un periodo difficile, Dalla mi ha salvato la vita, lo dico sempre» dichiara Venditti. «Chiunque vi parlerà di Lucio lo farà in modo diverso, per qualcuno è stato una cosa, per altri rappresenta altro, ha contato molto e conta ancora oggi».

Il tour e il concerto allo stadio Olimpico di Roma: «Dovete aspettarvi qualcosa di unico»

Il 18 giugno De Gregori e Venditti faranno un concerto allo Stadio Olimpico di Roma. «Il concerto sarà grandioso, noi lo sappiamo meglio di voi perché siamo reduci da moltissime prove, sappiamo cosa stiamo preparando e come sta venendo» racconta De Gregori. «Vi promettiamo gioia per tutti, targata 2022 non 1975 o 1990». «Dovete aspettarvi qualcosa di unico» aggiunge Venditti. «Negli anni artisticamente non abbiamo esagerato nel fare cose insieme. È capitato in un paio di occasioni e questo ci rende molto più freschi e desiderosi di mischiare le carte» spiega Francesco De Gregori.

Come hanno scelto i musicisti per questo tour e come hanno mischiato le canzoni? «Antonello ha fornito la band per il basso, batteria, sassofono e tastiera. Io ho fornito chitarra, un’altra tastiera e qualcos’altro» dice De Gregori. «Le canzoni le stiamo ancora mischiando, ne abbiamo troppe. La scaletta sarà una bella opera, nessuno rimarrà deluso» ha detto Venditti. «Ognuno toglie dalle scalette le canzoni che hanno un problema, una scelta tecnica più che d’affetto. Però qui siamo andati abbastanza vicini al rischio. Ci sono molte sorprese».

Le canzoni

“Notte Prima degli Esami” di Antonello Venditti, una canzone iconica che tutti i maturandi d’Italia cantano ogni anno prima di affrontare gli Esami di Stato. Una canzone di De Gregori, invece? «Una mia canzone che sento un ‘inno’ che unisce più generazioni? Nessuna delle mie canzoni si presta ad essere cantata in coro» risponde De Gregori. C’è una frase della quale sono orgogliosi di essere autori? «Ne ho lette talmente tante - racconta Venditti -. Trovo inutile scriversi delle frasi sulla pelle, è difficile toglierle. Devi essere sicuro che quella è la frase della tua vita». «È la frase di una mia canzone del 2018, ‘Guarda che non sono io’, il titolo di questo mio brano» dice De Gregori.

C’è una canzone dell’altro che avrebbero voluto scrivere? «Noi scriviamo delle canzoni complementari. Quando sento una canzone di Francesco è come se l’avessi scritta io» racconta Venditti. «Io ho una canzone in particolare, che è ‘Grazie Roma’, l’ho sempre detto che non sarei mai stato capace di fare una canzone così. Non ho questa spinta melodica a scrivere un inno, Antonello è stato bravo per questo» dice De Gregori. «Grazie Roma non è un inno, ma la più bella canzone che io abbia mai scritto su Roma, credo sia più bella di Roma Capoccia» racconta Venditti.

“Io e Mio Fratello” è una canzone contenuta nell’album “Che fantastica storia è la vita”, un brano che ha visto collaborare i due artisti. «Non sentiamo questa canzone da tanto tempo. Sono stupito» dice Venditti in radiovisione. «È una canzone piena di gioia» aggiunge De Gregori. «Lo voglio ribadire: "Piano Bar" non è dedicata ad Antonello, non è dedicata a nessuno» precisa De Gregori. «Fu ispirata da un pianista di piano bar che vidi suonare in un hotel di Roma e misurai la tristezza di quest’uomo che suonava male una musica non scritta da lui in una situazione di disarmo morale, mi venne voglia di far un omaggio a questa tristezza musicale. Dopodiché qualcuno ha cavalcato questa cosa».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Marzo 2022, 19:30
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