Federico Zampaglione dei Tiromancino: «Canto solo l'amore? Sì, perché muove tutto»

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di Davide Desario
Impaurito ma calmo. Consapevole dei suoi limiti ma anche della sua forza. Ed è tutto lì marchiato sulla pelle in quindici tatuaggi, tra cuori e filo spinato, tra nomi sbiaditi e date indimenticabili. È un Federico Zampaglione che non ti aspetti quello che ha presentato a Roma (al fianco della sua compagna Giglia Marra e sotto gli occhi del padre ottantenne) l’ultimo disco dei Tiromancino Fino a qui”. Uno strano album: un po’ raccolta dei suoi successi cantati insieme a Jovanotti, Tiziano Ferro e Luca Carboni; ma anche quattro inediti tra cui “Casomai” che sta impazzando sulle radio.
 
 


Il doppio vinile è bello ma la confezione del cd non è un po’ povera per un disco celebrativo?
«Dici? Sì il vinile ha più fascino e infatti ho diviso i pezzi in quattro capitoli, uno per lato pensando proprio al 33 giri».
Ovvero?
«Sun side, Soul side, Wild side e Intimate side».
Vabbè ma alla fine sempre e solo storie d’amore.
«L’amore è tutto. Nel bene e nel male, muove ogni cosa. La gente quasi se ne dimentica. Soprattutto a Roma. Una città così difficile e così maltrattata dove le persone hanno sviluppato un cinismo che li fa chiudere. E invece a cinquant’anni ho capito che bisogna aprirsi al bello, all’amore. Ovvero tutto quello per cui andiamo avanti».
Quindi un disco che fa il bilancio di cinquant’anni?
«No. Non è solo passato. Ci sono brani nuovi e i vecchi sono riarrangiati e cantati insieme a tanti amici».
Come nasce l’idea?
«Su Whatsapp. Ho iniziato a scrivergli e a chiedere se avevano voglia di cantare una mia canzone».
E cosa hanno risposto?
«Sono rimasto sorpreso perché ho capito che certe mie canzoni sono entrate un po’ nel cuore di tanti. E non me lo aspettavo».
 
 


Qualcuno si è rifiutato?
«No, è stata un’iniezione di entusiasmo. È come se mi fossi fatto un regalo».
Chi l’ha sorpresa di più?
«Forse Mannarino. Non pensavo apprezzasse la mia musica. E invece mi ha detto che Amore Impossibile è una delle sue canzoni preferite».
Manca all’appello il suo ex amico Sinigallia.
«Ci stiamo rifrequentando. Quest’estate siamo stati insieme in Grecia. Il suo disco è molto bello. Spero di rifare presto qualcosa insieme».
In questo disco canta anche sua figlia.
«Linda ha solo 9 anni e il disco è uscito il giorno del suo compleanno. Le ho chiesto di cantare l’introduzione del brano che le ho dedicato quando nacque (Immagini che lasciano il segno, ndr). E quando l’ho vista in studio con le cuffie, mi sono commosso. E poi, oh, buona la prima».
Ma che musica ascolta Linda?
«Ascolta tutto. Ma è figlia del suo tempo quindi tanto rap, trap, ma anche rock per fortuna».
La accompagna spesso a scuola?
«Sono un papà divorziato, abito lontano da casa di Claudia (Gerini, ndr). È più facile che la vada a prendere. Ed è bellissimo».
Lei compra i dischi?
«Insomma, uso molto Spotify. L’ultimo l’ho preso in autogrill sull’autostrada, una super raccolta di Lucio Dalla».
Ha tenuto da parte un brano per Sanremo?
«No, il mio manager non vuole. Dice che poi tiro fuori il peggio di me»
In che senso?
«Io non ce la faccio ad accostare la musica a una gara. Mi viene l’ansia. Ho paura. Faccio casino. Se Baglioni mi chiama vado come ospite e canto qualcosa con lui».
Ora subito il tour nei teatri?
«Sì, suoneremo con una grande orchestra per questo ho scelto i teatri dove si può sentire bene. Poi voglio scrivere una canzone per Roma. È una città che mi fa incazzare ma che amo».
 
Ultimo aggiornamento: Martedì 2 Ottobre 2018, 14:29
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