Fabrizio Moro: «Io Figlio di Roma, qui mi sento "protetto" anche quando suono»
di Ilaria Del Prete

Fabrizio Moro: «Io Figlio di Roma, qui mi sento "protetto" anche quando suono»

Fabrizio Moro torna nella dimensione che preferisce, quella del palco. Lo fa con il Figli di Nessuno Tour, più di due ore di show, ripercorrendo successi e inediti dell’ultimo album.

Fabrizio, chi sono i “figli di nessuno” di cui canta?
«Le persone cresciute con me nei quartieri che ho abitato. San Basilio, Setteville, Setteville Nord. Chi cresce in un contesto non semplice e grazie a coraggio e determinazione va ugualmente avanti. Come Rocky Balboa. Se non avessi visto quel film non avrei fatto il cantautore». 



Che significato ha suonare a Roma?
«Ogni posto in cui suono mi dà un’emozione. A Roma mi sento più “protetto”. Qui la gente mi ha conosciuto ancor prima che diventassi Fabrizio Moro».

Il quartiere di San Basilio le ha dimostrato molto affetto.
«Mi hanno dedicato un murales insieme a Ultimo, e una statua. Non sono ancora andato a vederla, mi sembra una cosa dall’impatto emotivo troppo forte. Ma anche io sono molto legato al quartiere. Quando ho nostalgia porto i miei figli a vedere il palazzo in cui sono cresciuto, un appartamento di 30 metri quadri. Chissà chi ci vive adesso».

A proposito di Ultimo, ci sarà al concerto?
«Niccolò per me c’è sempre, tra noi c’è un rapporto particolare. Mi sento in qualche modo responsabile nei suoi confronti. Anche se non dovesse salire sul palco, sarà sicuramente nel backstage».

Sono previsti ospiti?
«Non mi piace svelarli. C’è uno spazio in cui saremo solo io e il pianoforte. Se qualcuno dei miei amici vorrà salire, salirà».

Il suo successo non è stato immediato.
«Ci ho messo dieci anni. Noi quarantenni siamo nati a cavallo tra il boom degli anni Settanta e oggi, quando la comunicazione è cambiata ed è più facile farsi conoscere».

I giovani cantautori hanno la strada spianata?
«No, perché se è più semplice farsi ascoltare grazie a Spotify o i social, è più difficile poi mantenere nel tempo il successo acquisito». 



Sul cuore ha tatuato “punk”. Si sente ancora così?
«Nel momento in cui con i miei musicisti, che sono anche amici, beviamo birra prima di salire sul palco, sì. Vivo per quella sensazione». 

Ha scritto e diretto video. Al cinema ci pensa?
«Mi hanno proposto ruoli da attore ma mi fa un po’ paura. Nella testa ho un’idea. Mi piacerebbe fare un film su un puglie italiano, un ragazzo che parte dal quartiere e diventa campione».

I fan fanno fotomontaggi di lei e Ermal Meta fidanzati. Vuole dire loro qualcosa?
«Basta con questa storia! Anche se non capisco perché lui fa sempre la donna».
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Fabrizio Moro in Figli di Nessuno Tour, 18 e 19 ottobre  al Palazzo dello Sport di Roma (Eur), poi a Milano il 26 ottobre e da lì nei teatri italiani. Sul palco con Claudio Junior Bielli, Roberto Maccaroni, Davide Gobello, Ales- sandro Inolti, Andrea Ra 
Venerdì 18 Ottobre 2019, 07:35
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