Eurovision da stasera su Rai 1, Cattelan: «Studio l'inglese per 200 milioni di telespettatori»
di Rita Vecchio

Eurovision da stasera su Rai 1, Cattelan: «Studio l'inglese per 200 milioni di telespettatori»

«So far so good», esordisce Alessandro Cattelan nella prima conferenza stampa che prelude ufficialmente l’inizio della 66esima edizione dell’’Eurovision Song Contest, da stasera (data della prima semifinale), in diretta su Rai1 dal Pala Olimpico di Torino. Il trio dei conduttori, Cattelan, Pausini, Mika è schierato sulla posizione di partenza, con The Sound of Beauty come mood.
«Non è corretto fermare la musica. Stare tutti sotto lo stesso palco trasmette un messaggio di pace e dà unità nonostante le differenze. È stato un viaggio intenso - dice la Pausini che nella seconda puntata (12 maggio) duetterà con Mika su un repertorio proprio sulla pace - sono veramente orgogliosa di essere qui a scoprire canzoni nuove e portare un messaggio di unità attraverso la musica».
Saranno quaranta le nazioni in gara, per l’Italia, Mahmood & Blanco, vincitori dell’ultimo Festival di Sanremo. È confermato il tributo a Raffaella Carrà (provato durante il primo dress rehearsal di ieri pomeriggio): «Impossibile non tributarla». E a proposito del rapporto tra Mika ed Eurovision, in passato da lui criticato, risponde: «Tutti noi abbiamo detto delle cose di cui ci siamo poi pentiti. Oggi non direi quelle parole, ma rispetto ad allora tanto è cambiato».

Cattelan, partiamo dallo stato d’animo: impaziente, entusiasta o è della serie “ma chi me lo ha fatto fare”?
«No, sono contento. Adesso è impegno e concentrazione. Quando poi si comincia, ci godremo la parte bella».


Che ha di diverso rispetto agli altri show che ha condotto?
«Ha 200 milioni di persone collegate. Uno cerca di non focalizzarcisi troppo sopra (ride, ndr)».


Come va con l’inglese?
«Bene. Sarà un banco di prova. Ho ascoltato un po’ di podcast internazionali in questi giorni e, in realtà, non disdegnano che si senta che siamo italiani. Ogni Paese ha il suo accento».


Che effetto le fa condurre l’Eurovision dopo la vittoria dei Måneskin, secondi sul podio della sua settima conduzione di X-Factor?
«Anche se non è merito mio, un po’ di orgoglio ce l’ho. Sono la dimostrazione che ho presentato un programma che può cambiare la vita dei ragazzi che partecipano. Mi ricordo esattamente la loro prima esibizione. Spiccavano all’occhio prima ancora che all’orecchio».


Quando l’Ebu decise di escludere la Russia, non mancarono i commenti social secondo cui parlare di canzoni in tempo di guerra fosse troppo. Che pensa?
«Mi sembra retorica. Purtroppo viviamo in un mondo che ha costantemente zone in guerra. I commenti sarcastici ci sono e ci saranno sempre».


L’Eurovision è in parte un festival geopolitico. Si è messo a studiare relazioni internazionali?
«In realtà, ce lo hanno raccontato nella sua natura apolitica. Si porta dietro dei valori che hanno una loro rilevanza politica, ma sono valori positivi di pace, di uguaglianza, di rispetto».


A proposito di relazioni, Achille Lauro rappresenterà la Repubblica di San Marino. Conflitto di interessi?
«Non pensavo si potesse fare. Dal momento in cui si può, diventa un concorrente come gli altri».


Come sono gli altri due co-conduttori?
«Siamo una banda ben assortita. Abbiamo lo stesso spirito, ma ognuno con le sue sfumature. È questa la ricetta perfetta per fare le cose bene. Ci conosciamo da tanto tempo».


Quindi non è vero che avete litigato?
«Eh no. Questo è pura invenzione dei giornali».


Se l’Eurovision fosse un calcio di rigore: lei, che sognava di fare il calciatore, sarebbe attaccante o portiere?
«Attaccante. Ma, come in Holly e Benji, lo tiriamo tutti e tre insieme colpendo la palla all’unisono».


Ultimo aggiornamento: Martedì 10 Maggio 2022, 08:31
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