Donatella Rettore senza freni: «Bertè invidiosa, Amoroso canta col naso. Conti e Fazio? Che delusioni. Era meglio con Berlusconi»
di Marco Castoro

Donatella Rettore senza freni: «Bertè invidiosa, Amoroso canta col naso. Conti e Fazio? Che delusioni. Era meglio con Berlusconi»

Rettore, essere schietti è un pregio. Una dote che però si paga a caro prezzo…
«Vero. Ma essere schietti ti fa sentire libera. E la libertà non ha prezzo».
Con Loredana Bertè siete state talmente schiette da finire in tribunale.
«Siamo sempre state diverse. È lei che si sente una mia rivale. Per me è tutto chiuso. Anzi quest’anno a Sanremo se avesse vinto sarei stata pure contenta. Eravamo amiche. Poi mi ha chiamato in causa. Io dissi che evidentemente era invidiosa del mio primo posto in classifica. Da lì in poi mi ha detto di tutto, al punto che fui costretta a dirle “Io con te non parlo più”. In tribunale tutto chiuso perché i giudici non potevano perdere tempo con due cretine».
Due nemiche giurate…
«Come con Marcella, tanto nemiche che ora cantiamo assieme».
Canterebbe pure con la Bertè?
«Marcella è una vera cantante. Sta sul pezzo e non molla mai. Con Loredana è problematico. Perché io mi deconcentro se la nota non è precisa».
E i battibecchi con Orietta Berti a Ora o mai più?
«Ma dai! Lei ha pure cantato Il Kobra. Diciamo che in quella trasmissione io vivevo un momento difficile. Mi avevano affidato un tronco come cantante da seguire (Donatella Milani). Tanto che dissi loro: “Perché mi chiamate e poi mi date – come dicono Cochi e Renato – per premio un cannone in spalla”. Milani, diamine: se non prendi le note parla, così almeno non stoni. Facevamo tre prove, non di più perché - mi diceva - sennò le andava via la voce. Ma allora non fumare! Lei fumava nei corridoi all’aperto, in pieno inverno».
Adesso che cosa combina di bello?
«Sono sempre andata molto all’estero, ma da sei mesi non mi chiamano più. È terribile. Niente. Mi chiamavano più con Berlusconi premier che adesso, poi ti prendevano in giro con Bunga Bunga. Ma almeno ti chiamavano. La politica incide sul lavoro. L’Italia ha perso molta credibilità. Sono in tour in Italia con Rettore e il suo complesso. Attento, ho detto complesso e non band. Le band ce l’hanno i mafiosi, i cantanti hanno il complesso, magari quello di Edipo, ma è un complesso. Io e Marcella abbiamo fatto un disco, un duetto tra due che cantano con una bella voce. Poi quest’estate si ballerà in spiaggia il remix di Splendido Splendente, 40 anni ma non li dimostra».
In Tv c’è tanta musica. I talent…
«L’altra sera ho visto i Music Awards. Mi sono piaciuti Baglioni, De Gregori. Quella che mi è piaciuta meno è Alessandra Amoroso, dovrebbe ricominciare a studiare, canta troppo di naso. Eppure nei talent, a cominciare da Amici, ci sono fior di maestri di canto, io a Tale e Quale avevo quel genio di Maria Grazia Fontana che avrei voluto sempre con me. Dai 15 ai 60 anni abbiamo tutti bisogno di chi ci guida: quattro orecchie funzionano meglio di due. La voce nasale proprio no. Deve essere bella, suadente. Ce l’hanno insegnato Mina, Milva, Iva Zanicchi. Poi sono arrivati gli alpinisti, quelli che andavano in alto o i carbonari che facevano la gara a chi arrivasse più basso. Per favore! Cerchiamo di cantare bene. Un “mi” e un “re” vanno presi bene».
Ha scritto canzoni per tanti interpreti, è pentita?
«Assolutamente no. Prima o poi farò un album raccolta, tipo Adesso canto io. Ho scritto per Loretta Goggi, Iva Zanicchi, Tiziana Rivale, Dora Moroni, Luciano Rossi. Una soddisfazione scrivere per gli altri. Mi ha aperto la mente sentire cantare diversamente».
Il look quanto è importante?
«Negli anni Ottanta le case discografiche mi dicevano di indossare un tailleur: “Mica sei un uomo o David Bowie che puoi trasgredire”. Mentre in Inghilterra c’era Annie Lennox che faceva di tutto. Da noi ti chiedevano “Come si veste? Come si trucca?”. Io uscivo col teschio, col cappello in testa. A una che vende i dischi perché deve dire “truccati come Marisa Sannia”. Con i discografici ho sempre avuto problemi. Non li capivo. Mi sono fermata e mi sono messa a guardare i cadaveri».
A “Tale e Quale” tornerebbe?
«Me ne sono andata per un’infezione ai reni dopo tre puntate. Rifarlo, mah, dovrebbe cambiare. Non si devono prendere personaggi semi-sconosciuti. È fondamentale avere la voce, se non l’hai non puoi partecipare. Lo show non si deve basare solo su trucco e parrucco. I protagonisti sono gli artisti non i truccatori, altrimenti siamo a Viareggio e tutto diventa una mascherata. Ho impersonato Caterina Caselli, Patty Pravo e Gabriella Ferri. La Pravo ragazza del Piper, non quella di adesso che non canta più ma parla. Ha difficoltà oggettive di concentrazione, a Ora o mai più non è partita e la povera Silvia Salemi si è dovuta beccare un 5 da Cutugno. Marcella era avvelenata con Toto. Impersonando la Ferri per un soffio non ho vinto e avevo 39 di febbre. Un altro artista che ho sempre adorato è Ugo Tognazzi. Dovrebbero indire un premio a suo nome. Un giorno voleva fare con me un film, mi propose Il petomane. Ma non potevo farlo».
Donatella è sparita. Che fine ha fatto?
«La Germania è stata la mia culla. Mi chiamavano Donatella e da lì in tutto il mondo. In Italia invece come ho scelto Rettore è cominciato il successo».
È stato più facile ottenere successo all’estero che in patria.
«In Italia non mi volevano, dicevano che ero una buzzicona. Gli italiani guardano le apparenze. Me lo disse anche Lucio Battisti quando lo incontrai all’estero. Era il 1978 e lui da anni non andava più nella tv italiana. Gli chiesi perché? E lui: “Mi guardano il foulard, come porto i capelli, se ho la pancia. Non faccio più neanche i concerti”. Ha fatto pure il disco dal titolo L’Apparenza».
Anche a lei in tv come ospite la vediamo poco.
«Fazio a Quelli che il calcio mi invitava sempre come tifosa dell’Hellas Verona, a Che Tempo che Fa invece non mi ha mai chiamato. Neanche col disco nuovo, e io ci sarei andata gratis. Sono arrabbiata con lui. Evidentemente mi considera un’artista solo se si parla di calcio. Tutte le settimane ero lì e ho fatto anche la sigla del Processo del Lunedì, voluta dal grande Aldo Biscardi».
 
Mercoledì 12 Giugno 2019, 07:20
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