Dolcenera a Leggo: «Dal Salento al Brasile, il mio pop a tutto ritmo»

di Claudio Fabretti
«Ho voluto tirare fuori la mia anima black, quella più nuda e selvaggia. Per scoprire che c’è un filo rosso tra i ritmi della mia terra, il Salento, e quelli latino-americani». Galeotto fu, per Dolcenera, un lungo viaggio attraverso la California, la Florida, Cuba e il Brasile. E proprio a Rio de Janeiro è stato girato il video del suo ultimo singolo, Un altro giorno sulla Terra.

Com’è nata tutta questa energia?
«Avevo voglia di tirare fuori questa dimensione primordiale, senza filtri, sentire la pulsazione eterna della Terra. Il viaggio ha contribuito a creare questo feeling. Così come alcune letture».

Quali, ad esempio?
«Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés, la storia di questa psicanalista che ha studiato le tribù. Volevo tornare a sentirmi più libera, senza filtri».

E il suo prossimo album, atteso tra qualche mese, come sarà?
«Avrà ancora a che fare con i suoni e le percussioni del Sud del mondo. Quanto ai testi, cerco sempre di uscire dai confini del racconto autobiografico, di cercare messaggi forti e universali, anche nelle storie più piccole».

Qual è per lei una canzone universale?
«Heroes di David Bowie, Born In The Usa di Bruce Springsteen. Canzoni che si elevano in un’altra dimensione. Non impazzisco, invece, per le canzoni d’amore classiche».

Nel frattempo è uscito questo strano Ep “Regina Elisabibbi”: una raccolta di sue cover di pezzi trap...
«Ascoltavo afrotrap francese durante il viaggio, lavoravo con tanti giovani producer che erano appassionati di trap italiana. Quindi mi sono messa a suonare, esplorando questo mondo, ed è nata la cover di Caramelle della Dark Polo Gang. E a seguire le altre. Poi ho messo tutto online su YouTube, e la discussione che ne è nata mi ha spinto a pubblicare il disco».

Non temeva di finire fuori strada?
«Tutt’altro, adoro contaminare mondi opposti, tipo Preludio in Do minore di Bach sotto a un pezzo di Young Signorino. È lo spirito del pop».

In tv è stata coach di “The Voice”, le piacerebbe ripetere l’esperienza?
«Mi sono divertita a fare il coach. All’inizio ero tesa, poi mi sono sentita a casa e mi sono sbloccata. Forse fin troppo! Però resta per me un’attività collaterale: il mio vero mondo è la musica».

Che idea si è fatta dei talent?
«Che hanno sopperito alla carenza di scouting delle case discografiche. Niente nasce per caso. Poi, non si può pensare di trovare ogni anno un grande artista. E si deve cercare anche altrove: ad esempio, per reazione ai talent sono uscite fuori tante realtà: indie, rap, elettronica. L’importante è avere una concezione della musica che non si fermi all’idea “voglio fare il cantante”».

Dopo la bella prova di “Ora o mai più”, tornerà a Sanremo?
«Non so cosa provo per Sanremo. In generale, non mi piace l’idea della gara, ma se ho una canzone che segna per me un punto di svolta, allora può avere un senso anche andare al Festival».

Pochi sanno che ha al suo attivo anche un paio di ruoli al cinema...
«Sì, ma non sopportavo il mio accento! E poi a me piacciono i film apocalittici, tipo Arancia Meccanica, Qualcuno volò sul nido del cuculo, C’era una volta in America. Le commedie tipo quelle che ho fatto non mi interessano».
Mercoledì 18 Luglio 2018, 07:25
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