Dodi Battaglia di nome e di fatto. «Ecco perché continuo il tour anche senza i Pooh. Ho sofferto per Fogli. Mi manca tanto Faletti»
di Marco Castoro

Dodi Battaglia di nome e di fatto. «Ecco perché continuo il tour anche senza i Pooh. Ho sofferto per Fogli. Mi manca tanto Faletti»

Dodi Battaglia l’irriducibile, l’unico dei Pooh che da due anni continua a riempire le piazze proseguendo la sua carriera da solista. È partito con il tour estivo il 26 aprile in provincia di Foggia e terminerà a fine settembre, accompagnato da una band formata da quattro musicisti e due coristi. Si tratta di un Tour in cui l'artista si esibisce in oltre 35 brani storici dei Pooh e in quattro suoi inediti. Un mese fa è uscito il libro Cd “Perle”, un live registrato a Roma il 25 gennaio al Parco della Musica.

Dodi Battaglia, partiamo dai Pooh. Che cosa sono stati per la musica leggera italiana lo sappiamo tutti, per lei invece che cosa ha rappresentato il successo di questo storico gruppo?
«È stata la mia vita. Ho 67 anni e 48 ne ho passati con i Pooh. Tante emozioni, vicende umane. Perdite di amici comuni, il grande successo. In dieci lustri ho imparato che il gruppo è molto più forte del singolo e se hai una forte determinazione non precipiti come è accaduto agli altri complessi degli anni Settanta».

Siete andati d’accordo all’unanimità o spesso le divergenze si risolvevano a maggioranza o magari dopo screzi?
«La nostra è stata una famiglia, con discussioni in abbondanza. Sono stati anni e anni di riunioni. Il dialogo ci ha sempre salvato perché non è mai serpeggiato il disprezzo tra di noi e non è mai mancato il rispetto. Quando eravamo sul 2 a 2 con i voti accadeva che ci rivolgessimo ai collaboratori, al tecnico del suono, al manager chiedendo: tu cosa faresti?».

Che cosa ha provato quando vi siete divisi?
«Una tragedia. Non nego di essere stato molto determinato a voler continuare, ma quando la maggioranza preferisce attaccare il guantone al chiodo per uscire da sportivi ancora campioni, la scelta è stata inevitabile. Ma noi non siamo degli sportivi. Mick Jaegger continua ancora a saltare sul palco. Finché il pubblico viene a vederti e ad applaudirti secondo me è giusto continuare. Ma le decisioni vanno rispettate».

Ora veniamo al Dodi Battaglia solista, lei è stato l’unico a continuare con i concerti e a portare avanti il brand, gli altri si sono mossi un po’ al rallentatore…
«Che belle canzoni che abbiamo fatto. Ne abbiamo incise più di 300. Me le sono andate a sentire tutte prima di decidere quale scegliere per il doppio Live “Perle”, accompagnato da un libro che racconta la genesi di questi brani, riportando il lettore alla magica atmosfera degli anni Settanta».

Un tour estivo massacrante, cominciato ad aprile e che finirà a settembre. Dove trova la forza?
«Ho cominciato a suonare all’età di 5 anni. Vivo di musica, discendo da una famiglia di musicisti. A 5 anni chiesi una fisarmonica a mio padre, che riuscì a regalarmela vincendo una riffa al bar. Pensate, tutti i ragazzini a quell’età chiedono il trenino e la bicicletta, io invece volevo una fisarmonica. Per me suonare è naturale e alla stessa maniera continuo a farlo oggi. Ho grande rispetto per la musica e per il mestiere che ho sempre sognato di fare».

Nell’ultimo disco c’è il brano inedito “Un’anima” realizzato su un testo lasciato dall'amico Giorgio Faletti. Che ricordo ha di Faletti?
«Con Giorgio siamo stati molto amici. Condividevamo la passione per le corse automobilistiche. La tuta, l’auto, il team, i meccanici, la roulotte per i 2-3 giorni della gara. Momenti bellissimi. Giorgio, una persona speciale, simpatico ed eclettico. Comico, attore, scrittore di libri, autore e cantante di brani. Tempo fa ho telefonato alla moglie Roberta e le ho chiesto: guarda un po’ se c’è nel cassetto qualche appunto di Giorgio. E lei mi ha mandato alcuni versi in embrione che io ho rielaborato ed è nata una canzone da brividi, “Un’anima”, bellissima».

Secondo lei Riccardo Fogli ha fatto bene ad andare all’Isola dei Famosi?
«Fogli è mio fratello. E anche lui mi ha sempre trattato da fratello. A oggi dico che mica tanto bene ha fatto ad andare sull’Isola. La tv è fagocitante, ti prende e ti divora pur di fare audience. Su una fake news è stato martoriato nel nome gli ascolti. Io ho sofferto molto, avrei voluto abbandonare tutto e partire, raggiungerlo per abbracciarlo. Ma se vai per avere popolarità devi accettare tutto, altrimenti se cedi le armi è meglio che vai a pescare».

Lei ci andrebbe?
«Direi di no, anche se non ci ho mai pensato. Quale sarebbe il motivo? Non ho bisogno di soldi, né di popolarità. Certo se con me venissero Vandelli, Zucchero e altri amici allora sì che sarebbe divertente».

Dei talent in tv invece che cosa pensa?
«Sono dei tritacarne. Un pochino mi annoiano perché troppo lunghi. Alcuni ragazzi diventano famosi, ma Battisti, Mina, Baglioni, Venditti, i Pooh sarebbero venuti fuori comunque, senza passare per i talent. Una volta c’era il Cantagiro, oggi ci sono i talent».  

Le piacerebbe far parte della giuria di qualità del Festival di Sanremo?
«Certo. Sarebbe un’ottima idea».

Qual è la canzone a cui è più legato?
«Ci penserò domani. Un brano che mi è rimasto nel cuore. Perché descrive le donne imprevedibili degli anni Settanta, quando non c’erano i telefonini e non sapevi dove fossero andate. Oggi invece le donne hanno le idee chiare».
 
Sabato 18 Maggio 2019, 14:37
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