Colapesce-Dimartino: «I Mortali, disco per dare fastidio. Paese che vai, stronzi che trovi»
di Rita Vecchio

Colapesce-Dimartino: «I Mortali, disco per dare fastidio. Paese che vai, stronzi che trovi»

Cantautorato a quattro mani. Lorenzo Urciullo e Antonio Dimartino, in arte ColapesceDimartino (tutto attaccato), scrivono dieci tracce in uscita venerdì sotto il titolo di “I Mortali”. Anticipato da Luna araba con la voce di Carmen Consoli - e video animato realizzato dal pittore Tommaso Buldini - e da L’ultimo giorno, Adolescenza nera e Rosa e Olindo, mette insieme i due cantautori siciliani atipici nel linguaggio e nella musica. Autori di Levante (Lo stretto necessario), Marracash (Bravi a cadere), Emma, Michele Bravi, solo per fare qualche esempio.
«Il disco lo abbiamo chiuso a febbraio, ma ci sono elementi attuali», dicono dall’altra parte dello schermo di una video chiamata. Uno (Dimartino) è a Palermo. L’altro (Colapesce) a Siracusa. Uno sta seduto su una panchina di fronte al Teatro Massimo. L’altro passeggia sul lungomare vista stivale.

Un album insieme.
«Sinergico. Dalla stesura dei testi all’arrangiamento».

Dove vi siete conosciuti?
«Nella casbah di Mazara del Vallo, a cantare un brano di Renzo Arbore. Circa dieci anni fa».

La Sicilia c’è, dalla vostra quarantena alle immagini delle canzoni.
«Non si può prescindere. L’isola c’è, ma non è trattata in modo folcloristico. Passa dal tritacarne della nostra visione, dalla Scala dei Turchi al liceo Majorana di Agrigento».

In Luna araba c’è Carmen Consoli.
«Finito il brano, si sentiva la mancanza di una voce femminile. Lei era perfetta e lega l’immaginario».

Sotto il video Youtube qualcuno chiede se al minuto 0.37 è Salvini quello in mezzo alle onde.
«Dovremmo chiederlo al pittore Tommaso Buldini (ridono, ndr). Frutto del suo genio».

State dribblando. Il disco si apre con Il prossimo semestre, dove protagonista è il cantautore.
«È una meta canzone sulla visione del mondo dell’autorato. Una Merlo del futuro, ispirati da Piero Ciampi. Il riferimento è al semestre della Siae, un modo per passare in rassegna stereotipi di questa professione, dalla solitudine del cantautore, a Milano come la città della discografia italiana. Dalle hit all’ambizione di Mina».

Alle canzoni d’amore, porto sicuro per ogni cantautore.
«Provocazione anche questa. Rosa e Olindo è, per esempio, un brano d’amore ispirato a un fatto di cronaca nera che racconta una storia d’amore al di là della condanna stessa. Il linguaggio vuole dare fastidio».

Cioè?
«Ci sono immagini conturbanti e una produzione pop. Dall’adolescenza, all’amore, alla miseria. Alle cicale, per poi dire: paese che vai stronzi che trovi. Non è forse così?».
Ultimo aggiornamento: Giovedì 4 Giugno 2020, 12:55
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