Coez: «Con Volare posso spaziare attraverso tutti i miei generi»
di Rita Vecchio

Coez: «Con Volare posso spaziare attraverso tutti i miei generi»

Il cantautore pubblica il nuovo disco: "Mi racconto citando Gaetano e Battisti"

«Contiene hit underground e canzoni per il grande pubblico». La scritta è sulla copertina. Lo sfondo verde. La faccia di Silvano Albanese, in arte Coez sullo sfondo, con la parola “Volare” stilizzata. Un po’ ironia, un po’ presa di coscienza. “Volare” è il titolo del disco che l’artista romano di adozione pubblicherà il 3 dicembre: interessante, a tratti forte, suonato come si dice oggi, in cui si diverte a spaziare e a campionare. Tredici tracce a due anni da “È sempre bello” (due volte disco di platino). Ad anticiparlo, il video “Volare freestyle” e il claim “Volare è già il tuo disco preferito” che ha colorato di verde i tram di Milano, Roma e Napoli. «Volare è un sunto di quello che ho fatto finora, un volo pindarico da un pezzo all’altro, da un mondo musicale all’altro». Ricco di collaborazioni, dalla scrittura con Franco126 alla produzione di Sine, ai feat. con Neffa (“Cerchi Con Il Fumo”), Salmo e Massimo Pericolo (“Crack”), Guè Pequeno e Gemitaiz (“Sesso e Droga”), Noyz Narcos, i Brokenspeakers. «In “Volare” c’è il Coez di oggi», dice. 

 

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È come se si volesse raccontare. 
«Sì. Uso citazioni, da Rino Gaetano a Battisti. Percorro il mio passato guardando al futuro. Il tune sulla voce, il piano, il sax, l’Orchestra ritmica italiana. Sperimento ed esco dalla mia comfort zone. La prima traccia è “Wu-Tang”: volevo iniziare e chiudere il disco con gli stessi brani della scaletta del tour nei club (da gennaio 2022, ndr). Mi gasava aprire un concerto in modo così energico». 


Dove ha osato di più? 
«In “Occhi rossi” e “Margarita”: una scrittura nuova e un sound che fa un passo in avanti. Sono stato spesso ricondotto all’indie. Con “Volare” voglio togliermi di dosso questa etichetta, non per fastidio, ma un artista deve evolversi». 


Testi a tratti duri. Ha paura di essere frainteso? 
«No. È come guardare il film di Tarantino e dirgli di cambiare la scena a Uma Thurman. Un film che vedevo era “L’Odio” (che cito peraltro in un brano), dove si parla di “crack”. Di certo non mi ha condizionato. Il film resta film, come le canzoni». 


Parafrasando una strofa, quando ha nuotato in mezzo agli squali? 
«Quando lotto. Nuotarci in mezzo significa avere a che fare con le persone. Ho voluto sfogare una rabbia. Il paradiso non esiste: non credo nelle isole felici». 


E Sanremo? 
«In passato ci ho provato. È cambiato. Madame, Coma_Cose, ne sono un esempio. Ma per ora non è una roba che contemplo».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 1 Dicembre 2021, 14:35
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