Il mio nome è Briga. Ecco cosa penso del rap, di Sanremo e Amici, di De Rossi, dei giornalisti e dell'Italia che fa fuggire i cervelli
di Marco Castoro

Il mio nome è Briga. Ecco cosa penso del rap, di Sanremo e Amici, di De Rossi, dei giornalisti e dell'Italia che fa fuggire i cervelli

Gli esami non finiscono mai, così come le sfide. E Mattia Briga lo sa bene perché domani sera all’Auditorium Parco della Musica, nella sua Roma, si esibirà in concerto. L’ennesimo banco di prova. «È un concerto acustico – spiega - quindi senza trucchi, in pochi osano mettersi a nudo davanti al pubblico. Se sbagli la gente se ne accorge. Io ne faccio di errori quando canto live, sbaglio il crescente o il calante, ma sbaglio in maniera vera, umana. E questo è bello». 
 
“Il rumore dei sogni” l’ultimo disco ci suggerisce una domanda: i sogni fanno rumore come dice Briga o come dice Marzullo aiutano a vivere?
«Il rumore dei sogni è silenzioso, sono le voci in testa che fanno rumore, che ti parlano, ti spingono verso una meta. Io le ho sempre sentite. Sembra un film horror ma è la verità. La mia meta? Adesso è fare musica, sperimentare, osare di più. Il territorio è vasto, si può spaziare. E nella vita personale costruire un legame sentimentale solido, viaggiare».

C’è adesso un legame sentimentale?
«Momentaneamente c’è, ma non è ancora solido».

Il brano Sesso l’ha catapultato in una sfera a più dimensioni, anche un po’ pericolosa per la sua immagine. I social, le avance, le hanno dato un’immagine di bello e dannato. Non si rischia di perdere la bussola dal cantante di successo?
«I motivi per cui diventi popolare si dimenticano presto e vengono sostituiti dalle chiacchiere. Anche quando partecipavo ad Amici passava in secondo piano il fatto che io proponessi inediti, che fossi un autore. Invece mi giudicavano per il carattere».

Tanti artisti nel suo disco. Venditti, Ferro, Emma, Grignani e Patty Pravo: tra questi c’è un fratello o una sorella?
«C’è un padre artistico: Antonello Venditti. Ricordo una serata molto divertente a Porto Santo Stefano, a casa sua. È un grande signore a livello umano, un uomo di una cultura ampiamente superiore alla media».

Le ha trasmesso pure la fede per la Roma?
«Beh, quella no. Sono laziale. Se mi ha colpito il caso De Rossi? Grande calciatore, appartiene a quel calcio che purtroppo oggi non c’è più, è un dispiacere che lasci la Roma. I miei idoli sono Beppe Signori, una pietra miliare, e poi Alessandro Nesta».  

A Sanremo è finito un po’ nell’ombra, visto che era in coppia con Patty Pravo.
«Le cose che scelgo di fare sono bene ragionate e non mi vengono mai imposte da nessuno. In coppia con Patty Pravo era molto importante perché volevo ricucire il rapporto con la stampa che era un po’ ballerino. A volte si creano degli attriti dopo alcune domande. Bisogna sempre contestualizzare le cose e gli atteggiamenti. Io non vengo mai per fare lo show o il fenomeno. Ho però la personalità che mi fa dire sempre la mia opinione».

Parliamo di Amici, lei è uno dei pochi che tutti ricordano. Con il singolo ha conquistato il disco d’oro. Maria De Filippi l’ha più sentita?
«La sento 3-4 volte l’anno, mi ha fatto gli imbocca al lupo per Sanremo. Mi ha insegnato tutto, soprattutto a rispettare il lavoro. Ci lega affetto e stima reciproci».

Il talent è una scorciatoia ma spesso molti si perdono per strada. Che consiglio darebbe ai ragazzi?
«In primis bisogna vedere chi sei, il tuo bagaglio culturale. Non tutti riescono nel dopo talent perché certi ragazzi vi arrivano che non sanno neanche scrivere il proprio nome in corsivo. Figuriamoci se sanno produrre un disco. Cosa che invece a me riesce. Io ci sono andato con la determinazione giusta».

Ormai ai giovani si comunica con il rap…
«Il rap era un virus incubato per anni che poi è esploso in un’epidemia. 15 anni fa c’era la techno, oggi c’è la musica indie che fino a poco tempo fa non piaceva a nessuno. Adesso va di moda».

Lei parla 4 lingue fin da quando aveva 18 anni, ha vissuto in Danimarca e in Spagna. Che cosa pensa dei cervelli in fuga dall’Italia?
«Sono spaccato a metà. È un dato di fatto che nel nostro paese non sia semplice viverci, il welfare e lo stato sociale funzionano solo per alcune cose. Mancano le opportunità e gli incentivi da dare a chi termina un percorso e deve entrare nel mondo lavorativo. Al punto che si ha paura di abbandonare lo status quo da studente. Si finisce per accontentarsi di un piatto di pasta e la discoteca alla sera. Una delle due mie sorelle ha preso la seconda laurea eppure non riesce ad avere opportunità nei suoi settori».
 
Giovedì 16 Maggio 2019, 14:09
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