Baglioni: «La mia sfida da solo, per amore della musica». Via al tour da Roma

Il cantautore: "Un recital a mani nude. La scaletta? Che fatica"

E canterò solo. Alla fine l’impulso è tornato. E Claudio Baglioni riparte così: un piano - anzi tre - e un one man show: “Dodici note solo”. Ieri la prima delle sessanta tappe del tour, nella cornice nobile del Teatro dell’Opera di Roma, dove il cantautore romano ha attraversato più di 50 anni di carriera tra vecchi classici e nuovi successi. «Mi chiamo Claudio e sono tre anni che non faccio concerti - esordisce col sorriso nell’incontro con la stampa che ha preceduto l’esibizione - Avevo una grande voglia di ricominciare. La musica mi ha dato la possibilità di vincere la timidezza e di partecipare alle vite degli altri. Starle lontano è stato difficile, siamo ancora in mezzo al guado, ma la musica ci aiuterà a riprenderci».

 

 

 

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In oltre due ore e mezzo, Baglioni si reimmerge “In questa storia che è la mia”, per citare il titolo del suo ultimo album, senza risparmiarsi, mostrando un’ottima forma vocale che regge ancora le ascese più temibili. «Volevo rappresentare ieri, oggi e domani - racconta - Il passato con il pianoforte rigoroso, il presente con il piano elettrico e i suoni che fluttuano come aria e acqua, e il futuro con il clavinova. Per muovermi in una sorta di circolo antiorario, anche per sconfiggere il tempo che passa. Tre caravelle che spero mi portino alla scoperta di una mia America».


In scaletta tanti successi del passato, da “E tu come stai” a “Strada facendo”, da “E tu” e “Questo piccolo grande amore” a “Mille giorni di te e di me”, ma non mancano anche brani dell’ultimo lavoro, uscito nel 2020, come “Dodici note” e “Uomo di varie età”. «Dopo tanti anni di carriera, compilare le scalette è sempre più dura - rivela Baglioni - L’ideale era quando avevi solo 2 album e 20 pezzi da fare. Ho voluto dare spazio ai brani più popolari ma anche a un repertorio meno consueto».


Il tour toccherà palchi di grande fascino e storia: «Fino al 23 aprile la tournée calcherà, fra gli altri, il Regio di Parma, il Sociale di Mantova, il Petruzzelli di Bari, il Regio di Torino, il Malibran di Venezia, la Pergola di Firenze, il Massimo di Palermo, il Bellini di Catania, il Morlacchi di Perugia, il Lirico di Cagliari, il Carlo Felice di Genova, il Filarmonico di Verona, il Rossetti di Trieste, il Donizetti di Bergamo, il Comunale di Bologna. Sono tutti debutti, non ci sono repliche, proprio perché questo contatto diretto, quasi fisico e intimo, con la musica è un bisogno autentico».
Sembra quasi una sfida titanica, la sua, da solo sul palco, a voler dimostrare che la musica può ripartire e farlo nel modo più difficile: «Ho una tensione che mi porta via, ma mi sento pronto. Del resto ogni 10-12 anni mi prende questa smania di sfide solitarie - ricorda - È successo nel 1986 quando ho fatto il temerario “Assolo” negli stadi, poi nel 2001 “InCanto”, sempre nei teatri di tradizione, e dieci anni fa ho portato il tour “DieciDita” negli auditorium. Stavolta navigo a vista, sarà un recital a mani nude, con tanta improvvisazione. Poi, in estate, spero finalmente di poter fare il “Dodici note tutti”, accompagnato da una grande orchestra, con 100 persone sul palco».
Su Sanremo, si limita a dire che ne leggerà sulle cronache, non avendo la possibilità di seguirlo dal vivo, mentre sul dilemma del momento, “chi vorrebbe al Quirinale?”, se la cava con diplomazia: «Non faccio nomi, dico solo che mi piacerebbe che, di fronte a questa scelta importante per il Paese, cessasse il derby permanente tra le forze politiche». Strada facendo, forse, chissà...

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 26 Gennaio 2022, 09:12
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