Stalteri: «Il mio Trilogy dedicato a Keith Emerson e al numero perfetto»

di Claudio Fabretti
ROMA - «Trilogy è un disco sul numero tre, ma anche un omaggio al mio idolo Keith Emerson, di cui riprendo il brano omonimo, in una lettura per due pianoforti». Arturo Stàlteri, tra i pianisti contemporanei più noti e apprezzati in Europa, esplicita il tributo all’anima degli ELP fin dalla maglietta che indossa.
Cosa ha rappresentato per lei Keith Emerson?
«Da bambino studiavo Bach e Clementi al pianoforte, ma compravo anche i dischi degli Emerson Lake & Palmer. Keith conosceva bene la classica e la adattava al rock: i suoi assoli di piano erano formidabili e modernissimi. Un cardine della mia formazione».
E il numero tre, invece, come viene trattato?
«Anzitutto c’è un piccolo saggio introduttivo del ricercatore Guido Maria Landucci che esplora i vari significati di questo numero “perfetto”. Io l’ho riletto anche con ironia, ad esempio passando dalle pere alle mele con i Trois Morceaux en forme de Pomme che si rifanno ai Trois Morceaux en forme de Poire di Erik Satie. Poi c’è il Trittico del Giardino delle Delizie del pittore Hieronymus Bosch».
E anche un trittico napoletano...
«Sì, tre brani, uno ispirato a Domenico Scarlatti, uno al Vesuvio e uno a Tony Esposito, del quale riarrangio Rosso Napoletano».
Ha lavorato con Battiato, anche in versione regista. Come si è trovato?
«Benissimo. È un uomo di grande simpatia, generoso e comunicativo. Molto diverso dall’immagine austera che trasmette».
Collaborò anche con Rino Gaetano, ai suoi esordi...
«Aveva fatto già un disco e si presentò in studio con Ma il cielo è sempre più blu. Voleva un semplice riff introduttivo al piano. Io me lo inventai, e lui mi disse che sarebbe diventato il marchio del brano. Ma aveva già idee chiarissime. Pur essendo un autodidatta, aveva già tutte le linee melodiche in testa. Era un musicista vero. Con lui mi sono divertito tanto».
 
Mercoledì 11 Dicembre 2019, 07:00
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