Amalfitano e “Il disco di Palermo”, per l'artista romano primo album da solista

Amalfitano e “Il disco di Palermo”, per l'artista romano primo album da solista

di Totò Rizzo

Centro, Nord e Sud, la sintesi perfetta della vita di Amalfitano, al secolo Gabriele Mencacci Amalfitano, potrebbe chiudersi in questo cerchio: la Roma dov’è nato e ha cominciato a suonare con i Joe Victor, le Dolomiti dove per motivi familiari è cresciuto, a Cortina, e Palermo, città dove ha conosciuto la madre di suo figlio e che gli ha dato un’ulteriore sprint creativo tanto da entrare adesso quasi di diritto nel suo primo album da solista che non a caso si intitola “Il disco di Palermo”. Questa la sintesi biografica. Quella musicale? Amalfitano non ama le sintesi, in questo caso: «Non voglio etichette, le definizioni non mi interessano, se mi chiedono cosa faccio rispondo semplicemente che faccio canzoni».

Chiaro? Chiarissimo. Però un senso a questo album – che è bello tosto all’ascolto – glielo si deve pur dare e il primo che salta fuori, comunque, è un senso di totale libertà: ci sono pezzi che sembrano ispirati da una bella vena cantautorale, ora classica ora più aggressiva, altri che rockeggiano, altri ancora che evocano le urban ballad, altri che chiaramente riverberano echi dell’artista che ha lavorato in gruppo in una band. Si schermisce ancora Amalfitano: «Anche sound è una parola che mi crea qualche imbarazzo, una canzone è quel che è, vi si possono trovare mille riferimenti, mille discendenze, mille appigli e affinità: alla fine resta soltanto una canzone. Chiede di essere ascoltata e basta».

C’è l’amore nelle canzoni de “Il disco di Palermo”. Ce n’è molto. Immagini quasi fosse un film, realtà per lo più metropolitane ma trasfigurate, come proiettate su uno schermo ad altissima velocità. «La verità è che si parla sempre di sé quando si scrive ma l’importante è che scrivendo di sé si guardi oltre il proprio ombelico, si prendano poi le distanze dal proprio ego. Prendo sempre come esempio “Il cielo in una stanza”: quella canzone parla di un’esperienza personale ma il suo senso si allarga all’universo mondo. L’Italia sarebbe un Paese musicalmente migliore se si scrivessero più canzoni come quella».

E sulla realtà metropolitana così presente in tante tracce del disco? «Nelle città viviamo, riflettono le nostre contraddizioni, il nostro comfort e il nostro disagio, siamo forse costretti a farcele piacere, in realtà non ci piacciono per niente».

Nelle dieci tracce de “Il disco di Palermo” (etichetta Flamingo Management sotto la produzione artistica di Fabio Rizzo e Donato Di Trapani che l’hanno anche suonato con Guglielmo Senatore e Giorgio Maria Condemi) c’è la descrizione di un caos quotidiano ma anche la voglia del suo superamento. «Riflette la nostra costante ricerca d’armonia – dice Amalfitano –: la troveremo?, non la troveremo?, chissà. Intanto, intorno a noi, tutto è caos, la vita e con essa anche l’amore».

Un brano dell’album, “Estate Capodanno” è stato scelto per la colonna sonora di “Summertime” la serie tv giovanilista di Netflix arrivata alla terza stagione. “L’abbiamo scoperto per puro caso – confessa Amalfitano – e ci ha fatto molto piacere, ovviamente».

Adesso la promozione del disco passerà attraverso i live tanto sospirati dopo i due anni di pandemia. Tornerà a lavorare anche con la sua band romana, Amalfitano? «Certo, con i Joe Victor abbiamo una serie di concerti». Ma è chiaro che pure l’Amalfitano solista e “Il disco di Palermo” premano per farsi conoscere sul palco. «Mi piacerebbe suonarlo a Roma e a Palermo, qui ovviamente ai Candelai che sono stati il locale che negli ultimi decenni ha battezzato molte nuove e importanti realtà musicali. E magari anche qualche puntata più in alto». Centro, Nord, Sud, il cerchio sembra di nuovo perfetto anche se l’impressione è che Amalfitano i cerchi ami tenerli aperti, più che chiuderli.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 1 Giugno 2022, 23:49
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