Alex Britti torna sul palco: «Basta bus pieni e teatri vuoti, riportiamo il pubblico ai concerti»
di Marco Castoro

Alex Britti torna sul palco: «Basta bus pieni e teatri vuoti, riportiamo il pubblico ai concerti»

Una biografia in uscita il 28 settembre e un concerto nella sua Roma. Alex Britti alla Casa del Jazz torna domani nel Progetto Speciale che lo vedrà a fianco di musicisti suonare e cantare i suoi brani (soprattutto quelli meno noti) in una ritmica particolare.

 

Che concerto sarà?

«Una jazz band che si esibisce in modalità jazz e blues. Musicisti che reinterpretano le mie canzoni, quelle che non sono mai state dei singoli, che le radio non hanno mai passato. Il mio ruolo? Suono la chitarra e canto accompagnato da loro».

 

In giro per l’Italia…

«Il tour è andato molto bene. Io in tanti anni sono stato sempre poco pop dal vivo, si notava la differenza tra il concerto e il disco».

 

Le piacerebbe fare un genere diverso?

«Già alterno canzoni leggere, brani strumentali con altri più impegnati. Non ho mai scisso le cose. Nel mio repertorio c’è un po’ di tutto: quando lavori con una major ci sono delle esigenze e il disco si confeziona assieme».

 

A quale brano è più affezionato?

«Tanti. Forse “Gelido”, anche se a “Oggi sono io” voglio bene. Sono stati d’animo diversi».

 

Una canzone degli altri che avrebbe voluto scrivere?

«Tutte quelle di Gino Paoli. Ha scritto tra le pagine più importanti della musica italiana. Lo stimo tanto, siamo amici, è simpatico, gli voglio bene. “Una lunga storia d’amore”: quant’è bella!».

 

A Sanremo ci pensa o è solo un ricordo?

«Perché no. Il Festival è una vetrina pazzesca. Quando avrò qualcosa da proporre ci penserò».

 

Quest’anno non propone nulla?

«Bisogna vedere. Non si lavora da soli. Devono convergere congiunzioni astrali: casa discografica, un’idea, un progetto. Vediamo. Per ora non lo escludo».

 

Tifoso romanista, le piace Mourinho?

«Caspita! È un numero 1. Quando vado allo stadio mi diverto. Se perdo mi rode ma poi mi passa subito. Per me non c’è solo la partita ma la goliardia della giornata. Incontri gli amici, fai battute, sfottò. Vivo il calcio molto serenamente».

 

Di Roma città che cosa non le piace?

«Immondizia e buche. Non ho mai visto tanta monnezza. Ormai pure il centro è pieno di rifiuti, tutta la città. Non la ritirano. Inutile fare la differenziata se poi i cassonetti non li svuotano. Ma uno non può tenersi tre sacchetti di umido in casa come ho dovuto fare io prima di partire per poi metterli in un saccone è scriverci umido con il pennarello perché il cassonetto era stracolmo? L’immondizia uno mica se la può mangiare».

 

Pandemia, lockdown, restrizioni…

«L’ho vissuta male come tutti. La mia categoria è stata tartassata. Faccio concerti per amore della musica ma il nostro mondo non è fatto solo dai cantanti. Il concerto va organizzato, occorre chiamare l’agenzia ma se l’ufficio è chiuso per il lockdown, salta il lavoro di tutti, a cominciare dalle donne delle pulizie. Per non parlare di trasportatori, facchini, elettricisti di palco che non lavorano. Perché non possiamo portarci il nostro impianto che va montato e smontato ma devi suonare con quello che trovi sul posto».

 

È ora di ripartire…

«Sì, ma ci sentiamo un po’ presi in giro. Non è possibile che se vai a Trastevere la sera o al Pigneto vedi le persone appiccicate senza mascherina né green pass e poi ai concerti mi fai entrare un terzo del pubblico. Se siamo tutti vaccinati e abbiamo il green pass perché deve entrare solo il 30% delle persone? Con quell’incasso non ci paghi neanche l’affitto del teatro. Così ci mettono in ginocchio. Perché in treno si può andare con il green pass e ai concerti no? Perché anche senza green pass posso prendere la metro o il bus affollati, con i passeggeri uno sull’altro e ai concerti e teatri no? È un’ingiustizia. La legge è uguale per tutti, perché in questo caso no? Quest’estate che non c’era l’obbligo del green pass ho viaggiato spesso con il passeggero a fianco del quale non so se anche lui come me si era vaccinato o no. Se viaggio in treno posso stare gomito a gomito con un’altra persona, se vado a un concerto no. E il concerto è all’aperto mentre il treno è al chiuso».

 

Incongruenze...

«Noi siamo ligi al rispetto delle regole però siamo un po’ stufi di subire ingiustizie e soprusi. Anche adesso sui treni regionali e sulla metropolitana non c’è il green pass, e la metro addirittura viaggia sotterranea al chiuso. Con 900 presenze su 3000 persone metti in ginocchio tutto il sistema: un posto pieno e due vuoti, non ci fai lavorare. Prima che non eravamo vaccinati andava bene ma adesso c’è il green pass: se deve essere legge che lo sia uguale per tutti».


Ultimo aggiornamento: Venerdì 24 Settembre 2021, 13:31
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