Mick Rock, il fotografo che rese immortali le rockstar
di Claudio Fabretti

Mick Rock, il fotografo che rese immortali le rockstar

Nomen omen: il destino nel nome, per Michael David Rock, per tutti Mick, il fotografo che più di ogni altro ha legato al mondo del rock la sua carriera. I suoi scatti epocali di star come David Bowie, Syd Barrett, Lou Reed, Iggy Pop & The Stooges, T. Rex, Blondie, Sex Pistols, Ramones, Talking Heads e Roxy Music hanno suggellato un nuovo connubio artistico tra il campo dell’immagine e quello della popular music. Il suo stile unico, immediatamente riconoscibile, con quei colori sgargianti virati in tonalità stranianti oppure suggestivi bianco e nero, che spogliavano letteralmente i divi del loro corredo di lustrini e paillettes, ha fatto epoca, contribuendo ad accentuare la mitologia del rock, specialmente quello degli anni 70 (non a caso, era soprannominato “The Man Who Shot the 70s”) imprimendo quei ritratti-icone nella mente di tutti gli ascoltatori di musica. Dai sotterranei dei Velvet Underground alla polvere di stelle di Ziggy Stardust, tutto è rimasto impresso nel suo obiettivo.

 

 

Mick Rock, morto il poeta della fotografia: aveva 72 anni



Nato a Londra nel 1948, Mick Rock aveva cominciato a fotografare i concerti locali già mentre frequentava il college a Cambridge. Nel 1972, l'incontro cruciale con David Bowie di cui divenne per un periodo il fotografo ufficiale, scattandone alcune delle foto più iconiche come quelle della saga di Ziggy Stardust, l’alieno dai capelli color carota caduto sulla terra per diffondere il verbo del rock’n’roll assieme ai suoi Spiders from Mars.
Rock ha anche prodotto e diretto i videoclip di tre brani del dandy londinese: "Space Oddity", "Jean Genie" e "John, I'm Only Dancing". Sue anche alcune delle copertine di album memorabili del rock, tra cui "Transformer" e "Coney Island Baby" di Lou Reed (altro suo artista prediletto), "Raw Power" di Iggy Pop & The Stooges, “The Madcap Laughs” di Syd Barrett, "Queen II" dei Queen, "End of the Century" dei Ramones e "I Love Rock 'n Roll" di Joan Jett.
Attraverso i suoi ritratti, riusciva a catturare il fascino più magnetico di personaggi capaci di trascinare le masse con una canzone o anche un solo riff di chitarra: “Per me conta il carisma, la speciale energia elettromagnetica che emanano i soggetti, in genere i cantanti – ha raccontato in una recente intervista - Li riconosci perché vedi la loro proiezione. David Bowie e Freddie Mercury suonavano davanti a 100 persone e si comportavano come se ne avessero milioni. Si percepivano grandi, lo sarebbero presto diventati”.

 



Il suo account Twitter, annunciandone il decesso a 72 anni, lo definisce come una "una creatura mitica" che era "impossibile non amare, una volta conosciuto". Poi un commosso addio: "È con il cuore più pesante - inizia il lungo post - che condividiamo con il nostro amato rinnegato psichedelico Mick Rock ha compiuto il viaggio junghiano dall'altra parte. Coloro che hanno avuto il piacere di esistere nella sua orbita, sanno che Mick è sempre stato molto di più di ‘L'uomo che ha immortalato gli anni 70’. Era un poeta della fotografia, una vera forza della natura che trascorreva le sue giornate facendo esattamente ciò che amava, sempre nel suo modo deliziosamente oltraggioso".

 

 

 



Mick Rock però non si era fermato alla golden age del rock. Anche di recente aveva continuato la sua prolifica attività di iconografo del pop-rock, fotografando tra gli altri Snoop Dogg, Lady Gaga, i Killers, Alicia Keys, Miley Cyrus, Yeah Yeah Yeahs, Queens of the Stone Age, Black Keys e Daft Punk. Per un ripasso sull’importanza della sua figura, è raccomandata la visione di “Shot! The Psycho-Spiritual Mantra of Rock”, un documentario del 2017 diretto da Barnaby Clay e incentrato sulla sua lunga carriera. Per non dimenticare quell’occhio che ha saputo catturare il rock in tutte le sue sfaccettature, facendolo apparire al contempo mitico e più umano.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 19 Novembre 2021, 12:51
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