11 settembre, il disco più importante: “The Rising” di Bruce Springsteen
di Niccolò Agliardi

11 settembre, il disco più importante: “The Rising” di Bruce Springsteen

“Abbiamo bisogno di te!” gli urlò un automobilista dopo averlo riconosciuto l'11 settembre mentre rientrava dal Rumson -Sea Bright Bridge. Dal ponte, il Boss aveva osservato per tutto il pomeriggio le colonne di fumo che si alzavano su Manhattan.

Quella distanza di sicurezza, non avrebbe impedito al cuore di sanguinare e quella richiesta arrivata da un finestrino di un un’auto di passaggio, non poteva cadere inascoltata sull’asfalto. Così nacque “The Rising”, canzone che avrebbe anticipato l’omonimo disco uscito a quasi un anno di distanza dal crollo delle Torri.

C’è sempre stata nelle canzoni di Bruce Springsteen la voglia di riscatto, la contrazione di anima e muscoli per rialzarsi dopo la fatica; ma dopo l’11 settembre, quando il mondo immaginario è diventato tragicamente reale, il cantore dell’America profonda ha fatto ricorso a tutte le forze in suo possesso. La speranza, il coraggio, la tenacia, ma anche lo sgomento e la rabbia del suo popolo e ha composto una delle opere che, più di tutte hanno aiutato il Paese a guarire dalle sue ferite. O almeno, a provarci.

“L’amorevole dono del martire”, così descrive il senso del dovere di quei soccorritori che salivano le scale mentre un fiume umano disperato tentava di scenderle.

“Come on up for the rising, come on up, lay your hands in mine

Come on up for the rising, come on up for the rising tonight”.


 

The rising significa il sorgere, l’ascesa, ma anche la levata. Formidabile sintesi della lingua anglofona che, con un solo termine, indica tre tipi di rinascita. Quella naturale, come il sole all’alba, quella mistica che anticipa il solenne incontro tra Gesù e il Padre e quella terrena, per cui, chiunque voglia aggiungere un giorno alla propria vita, deve alzarsi dal letto. Muovere ossa, muscoli e volontà e con la stessa naturalezza con cui il giorno prima si andava in ufficio, da quella data in poi, ricostruire il futuro dalle macerie non contemplando l’idea del fallimento e mettendo da parte lo spauracchio della sconfitta.

C’è un’altra canzone bellissima all’interno del concept album “Empty Sky” che solo in apparenza racconta una vicenda privata di amore perduto ed ‎assente. L’ “empty impression in the bed”, l’impronta lasciata sul letto dal corpo dell’amata ‎perduta, serve solo ad introdurre il “cielo vuoto” il paesaggio, la skyline di Manhattan privata ‎dei suoi simboli e della sua apparente invincibilità. E, ancora una volta, il dibattersi dell’essere umano - svuotato, privato dei suoi affetti più cari ‎dall’insulsa violenza – tra segni e sentimenti opposti: l’albero del bene e quello del male, l’amore e ‎la vendetta.

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 11 Settembre 2021, 00:29
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