Alessandro Politi de Le Iene guarito dal coronavirus: ha donato il suo plasma per le cure

Alessandro Politi de Le Iene guarito dal coronavirus: ha donato il suo plasma per le cure

Dall'incubo durato molto più a lungo del previsto all'altruismo immediato, senza se e senza ma. Dopo oltre 50 giorni, Alessandro Politi, inviato de Le Iene, è riuscito a vincere la sua battaglia contro il coronavirus e, una volta scoperto di essere negativo, non ci ha pensato due volte ad andare a donare il suo plasma per le cure sperimentali che vengono effettuate sui pazienti negli ospedali di Pavia e Mantova.

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Quello di Alessandro Politi sembrava un incubo senza fine: i tamponi effettuati in quasi due mesi, infatti, avevano sempre rivelato una continua positività al Sars-CoV-2. Dopo la lunga battaglia, però, è arrivata la notizia più bella: doppio tampone negativo e guarigione finalmente accertata. A quel punto, Alessandro Politi ha deciso di recarsi immediatamente al San Matteo di Pavia per donare il suo plasma, che sembrerebbe funzionare per la cura dei pazienti più gravi affetti da Covid-19.

«Ho fatto subito il test sierologico per essere certo di avere l'idoneità e a quel punto sono subito andato a Pavia per donare il plasma: il tempismo è decisivo, il plasma è davvero efficace solo subito dopo la guarigione» - ha raccontato Alessandro Politi - «Donare il plasma per me è stata la massima espressione di libertà dopo la quarantena, ho provato un'emozione fortissima, mi sentivo felice e orgoglioso di quello che stavo facendo». La generosità di Alessandro Politi ha ricevuto anche il plauso di Giuseppe De Donno, il direttore del reparto di terapia intensiva dell'ospedale Carlo Poma di Mantova: «Chi dona, sa che aiuterà qualcuno che potrebbe morire».

LA CURA DEL PLASMA L'intuizione di utilizzare il plasma delle persone guarite, ricco di anticorpi specifici, per curare i pazienti malati non è nulla di inedito o rivoluzionario, ma in assenza di una cura specifica può essere una valida alternativa. Già in altre pandemie del passato, come ad esempio la polio o l'influenza 'spagnola', una delle terapie utilizzate era proprio quella del plasma. Nel caso del Covid-19, questa terapia non specifica può rappresentare una grande speranza ma ci sono diversi limiti. In primis, occorre che la persona guarita si sia negativizzata da pochi giorni, ma anche verificare che ci siano tutte le condizioni cliniche per tentare questa strada, sia per quanto riguarda il paziente che il donatore. Non è escluso, infatti, che l'utilizzo del plasma (la parte liquida del sangue) possa causare altre infezioni nell'organismo del paziente, ed occorrono studi approfonditi sulle condizioni di entrambi gli individui. Un altro punto, non trascurabile, è quello di capire quando è il momento giusto per iniziare questa terapia: le scorte di plasma sono tutt'altro che infinite e il rischio è quello di sprecarle.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 6 Maggio 2020, 13:14
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