Denise Tantucci ai ragazzi del Giffoni Film Festival: «Dalla laurea in fisica a Cannes con Nanni Moretti»
di Alessandra De Tommasi

Denise Tantucci ai ragazzi del Giffoni Film Festival: "Dalla laurea in fisica a Cannes con Nanni Moretti"

Denise Tantucci ha fatto breccia nel cuore del grande pubblico al grido di “Watanka”, l’urlo di battaglia dei bambini malati nella serie Braccialetti rossi, e ora ha messo radici con Tre piani, il film di Nanni Moretti che al Festival di Cannes si è guadagnato undici minuti di applausi (in sala dal 23 settembre). Intanto ritorna al Giffoni Film Festival per un appuntamento powered by Comix con i piccoli giurati, emozionata e orgogliosa di aprire per loro l’album di ricordi scolastici. Si definisce “nerd e secchiona” e ne va fiera perché la laurea in fisica sperimentale, dice, le ha insegnato la disciplina che ora applica anche sul set. Questa dolcissima 24enne nata a Fano e ora milanese d’adozione sta volando alto ma ha in serbo molte altre sorprese per il suo pubblico.

 

“Fin da piccola – ha confessato ai piccoli giurati - ho messo su carta i miei pensieri e ora sto scrivendo un film. Credo che tutto sia nato dalla scrittura. Ricordo ancora, ad esempio, che sul diario di scuola scrivevo tutto ciò che per me era importante, i segretucci, le dediche, le cattiverie sui professori e tutto il mio universo personale. Non avevo, invece, un diario segreto ma ho scritto in varie forme e ho conservato tutte le agende scolastiche delle superiori dove annotavo i miei pensieri, oltre che sui taccuini. A volte mi sveglio di notte per pensare e scrivere mi aiuta a esorcizzare le cose brutte e a tenermi strette quelle belle. Sui social, invece non condivido aspetti personali, pubblico canzone e suggestioni. Nonostante faccia un lavoro pubblico mi sento molto riservata”.

Il sogno della recitazione – ha raccontato ai ragazzi del festival - “nel paesino dove vivevo non era accessibile, quindi neanche ci speravo. Pensavo di fare la scienziata e infatti ora faccio programmi al pc e cerco la materia oscura. La fisica mi ha aiutato a capire meglio il mondo e a me piace studiare, perché mi apre al mondo e mi rende libera, mi spinge a perfezionarmi e a sfruttare le occasioni della vita”.

Ma poi non si prende troppo sul serio e non vuole passare per perfettina: “Una volta in seconda media con una compagna di classe prendevamo in giro il professore di matematica che non sapeva la materia e forse sbavava un po’, non ricordo bene, comunque se n’è accorto e ha fisicamente messo i nostri banchi e le sedie fuori dall’aula, prima di metterci una nota. Io intanto non smettevo di ridere”.

Anche per descrivere Nanni Moretti, comunque, usa una metafora scientifica, “l’anello di Moebius, una cosa bella ma contorta e senza fine” e dell’esperienza sulla Croisette ricorda “un red carpet strano, perché mi trovavo su un set in Calabria e con il Covid ero in ansia fino al tampone del giorno prima del tappeto rosso, avevo paura che succedesse qualcosa e non sarei riuscita a farlo. Invece essere lì, con il sottofondo della musica scelta da Nanni, è stato liberatorio e persino divertente, dopo due anni di attesa per un progetto così importante in un contesto così prestigioso”.

Non ha intenzione, invece, di darsi alla musica in modo professionale: “Per ora mi limito a cantare sotto la doccia, mi sento più a mio agio che in studio”.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 30 Luglio 2021, 21:10
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