Zampaglione: «Morrison è il mio film rock come una canzone dei Tiromancino»

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di Michela Greco

«Considero Morrison più come un’altra canzone dei Tiromancino che come un’esperienza cinematografica». Alla sua quarta regia, Federico Zampaglione abbandona le atmosfere horror e punta tutto sulla musica, raccontando le aspirazioni di un ragazzo (Lodo/Lorenzo Zurzolo) e le frustrazioni di un ex-star (Libero/Giovanni Calcagno). In sala da giovedì, il nuovo film del cantante è ispirato al romanzo Dove tutto è a metà, che Zampaglione ha scritto con Giacomo Gensini: una traversata che unisce i punti tra lo slancio giovanile di chi impugna un microfono per esprimersi e le disillusioni e le paure di chi ha conosciuto il successo, ma poi l’ha perso. «Il mio obiettivo era raccontare le persone – ha sottolineato il cantante e regista – Certo, c’è il mondo della musica con i suoi colori, i suoi fumi, i rischi, i pericoli e le grandi magie, ma ci sono le vicende universali di chi cade e si rialza, di chi ama». Morrison fa pensare proprio a un’autobiografia dell’artista sotto forma di immagini, con gli appunti intimi delle varie tappe di una carriera. «Sono stato Lodo nel furgone – confessa Zampaglione – con gli amici e le cannette, con le aspettative che si infrangevano contro la realtà, ma anche con la sana incoscienza di sognare cose strampalate. Poi gli anni sono passati e in mezzo c’è stata tanta musica, con alcuni momenti di buio, come per tutti, non solo per gli artisti. Quando sei sotto i riflettori però tutto viene amplificato, anche i periodi down». 


D’altronde per il frontman dei Tiromancino il successo non è mai stato il vero punto della questione: «Io non ho fatto musica per arrivare alla fama, ma perché mi piaceva suonare la chitarra. Per me l’importante non è ciò che puoi avere dalla musica, ma ciò che puoi dare a te stesso e alla musica stessa». Accanto al giovane e lanciatissimo Zurzolo (già protagonista di Baby e Sotto il sole di Riccione) che per Morrison ha anche scritto e cantato un brano (Sotto), nel film ci sono le incursioni di Alessandra Amoroso ed Ermal Meta. «Lo avevo promesso a Ermal: prima o poi ti metto in un mio film e ti faccio fare l’assassino», ha scherzato Zampaglione, che ha girato il film tra le incertezze della pandemia. «C’era un clima assurdo tra ansie, agitazione, disorientamento. Era come stare in guerra, sentivamo il rumore delle bombe ma volevamo reagire e col film abbiamo tenuto accesa la voglia di comunicare ed essere vivi».


Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Maggio 2021, 09:50
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