Vincent Lindon: «Titane è un film sull'amore tra due persone che stanno per affondare»
di Michela Greco

Vincent Lindon: «Titane è un film sull'amore tra due persone che stanno per affondare»

ROMA – Carne viva e metalli lucenti, il fuoco che scalda e distrugge, gli incontri impossibili, la trasformazione del corpo come massima espressione dell’identità. Nell’epoca dell’ibrido, Titane si impone con la forza deflagrante degli eccessi della sua protagonista Alexia (Agathe Rousselle), cresciuta con una placca di titanio in testa, innamorata – letteralmente - delle macchine, feroce con le persone. Dopo il trionfo a Cannes, lo straniante body horror di Julia Ducournau è il film scelto dai Ragazzi del Cinema America per inaugurare il Cinema Troisi con effetto esplosivo. La sala romana di via Induno, rimasta chiusa per 8 anni prima che il gruppo la restituisse, rinnovata, alla città, apre le danze da oggi con l’esclusiva nazionale del film Palma d’Oro (nel resto delle sale dal 1° ottobre) e, dal 30 settembre, con l’attesissimo blockbuster No Time To Die, il nuovo 007. E per il gran debutto arrivano i “rinforzi”, con il sostegno accorato di Ducournau e del protagonista maschile di Titane, Vincent Lindon, applaudito anche alla Mostra di Venezia per Un autre monde. «Valerio Carocci si è battuto come un titano – dice l’attore - La riapertura di una sala è un gesto politico, perché significa portare la cultura ai giovani e mostrare loro che ci sono cose formidabili da vedere al cinema». 


Lindon, qual è stato il primo impatto con la sceneggiatura di “Titane”? 
«La prima reazione è stata una non emozione. Era come se dovessi essere quel personaggio, era impossibile dire no e lasciare il progetto ad altri. Prima ho detto sì, poi mi sono dato il tempo di riflettere. Il corpo, in Titane, è centrale».

 


Come ci ha lavorato? Che riflessioni ha fatto? 
«Io non “gestisco” né le mie emozioni, né il mio corpo, ma vivo le emozioni e lascio andare il corpo. Non mi occupo del mio corpo né in scena né nella vita, uno dei motivi per cui sono apprezzato è che risulto sempre naturale. Detto questo, per questo ruolo mi sono sottoposto a un duro allenamento per due anni e mezzo: dovevo avere un corpo atletico, di un uomo che non vuole morire e che rifiuta la vecchiaia, è stato un lavoro enorme». 

 


Come definirebbe Titane? 
«Una grande storia d’amore. È un film sull’amore possibile che tratta i due sessi nello stesso modo, con lo stesso rispetto, lo stesso sguardo, come se fosse già nel futuro. Parla di due persone che stanno per affondare e pensano che non ameranno mai più, invece si incontrano e scoprono di averne ancora la forza. Molti mi hanno chiesto della violenza del film, ma non credo sia violento. Lo è meno di certi video terribili che girano sui social, del vedere qualcuno, mentre torni a casa la sera, che si prepara a dormire sul marciapiede». 

 


Prima della conferma con la Palma d’Oro, ha avuto il timore che il film potesse non essere capito, non arrivare al pubblico? 


«Se ho avuto dubbi, erano bei dubbi, non paure sulla qualità del film, ma dubbi filosofici. Pensavo: come farà Julia a far passare la potenza, la complessità di questa storia? Me lo chiedevo come ci si chiede di un bambino “come sarà quando diventerà grande?”».


Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Settembre 2021, 10:09
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