Addio Mendez, lo 007 che ispirò Argo. Baglio: «La spia più geniale di sempre»
di ​Claudio Fabretti

Morto Tony Mendez, lo 007 che ispirò Argo. Baglio: «La spia più geniale di sempre»

«Tony Mendez non era un agente, era un artista. Non è un caso che la sua impresa più clamorosa sia diventata un film, Argo». Matt Baglio - lo scrittore che firmò con lui il libro da cui venne tratto il film da Oscar di Ben Affleck - ricorda così l'ex-agente della Cia, morto ieri a 78 anni in seguito alle complicazioni legate al morbo di Parkinson.
Come conobbe Mendez?
«Lo incontrai a Washington nel 2009, era già in pensione. Una persona molto gentile e umile. Mi raccontò di questa storia incredibile e decidemmo di farne un libro».
Cosa la impressionò della vicenda?
«La straordinaria creatività che mostrò Tony, riuscendo a far passare i sei diplomatici statunitensi rapiti in Iran nel 1979 per membri di una troupe canadese in cerca di location per un fantomatico film, intitolato proprio Argo. D'altronde lui era un vero creativo: si era specializzato nella falsificazione dei documenti, nei trucchi alla 007 e nelle più innovative tecniche di camuffamento, aiutato dal suo mentore di Hollywood, John Chambers».
Affleck lo ha interpretato in modo credibile?
«Direi di sì, è stato bravo, anche se il film è romanzato rispetto alla storia vera, che è quella descritta nel libro».
E con Mendez ha lavorato anche al suo ultimo libro, Moscow Rules...
«Sì, lui era già molto malato, ma voleva lasciare un'altra opera. Allora ho collaborato con lui e la moglie Jonna a questa storia, ambientata nella capitale russa durante la Guerra Fredda, il luogo più difficile dove poter raccogliere informazioni in quegli anni. Anche qui tornano i suoi trucchi e la sua creatività per affrontare un'altra missione impossibile».
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